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Quando il Bengalese guadagna più del gestore (di Roberto Giorgini)

Sabato ultimo scorso mi sono recato al mio distributore, diciamo cosi di fiducia, per lavare la mia automobile; era tardi e mi sono sentito un po’ in colpa in quanto hanno dovuto tirar fuori nuovamente tutta l’attrezzatura in quanto erano in procinto di chiusura.
Mentre si apprestavano a lavare il mio mezzo, scambiavo due parole con il gestore. A tal riguardo gli chiesi quanto era il suo guadagno per litro in virtù del fatto che sulla fine degli anni 80 i miei nonni gestori di una pompa Agip in quel di via dell’Acqua Acetosa, era sufficiente vendere 800 litri giornalieri.


Il gestore senza mezzi termini mi rispose che con quel numero di litri giornalieri non potrebbe neanche arrivare a pagare l’energia elettrica; i suoi guadagni sono 5 cent al litro per il servito e 3 centesimi al litro per il fai da te.
Passano pochi istanti e gli faccio notare che il Bengalese che si mette qui la notte o nei momenti di sua chiusura, guadagna più di lui: il gestore ogni 1000 litri, se sono tutti “serviti” incassa 50€ e a questi soldi devi togliere tasse e spese vive, in pratica se gli vanno in tasca 10€ può ritenersi fortunato.
Al bengalese vanno in tasca oltre 50€, in quanto la macia minima che prendono, generalmente, è di almeno 10 cent., e sulla somma intascata non ci deve pagare nemmeno le tasse.
E’ risaputo che in Italia ci sono circa 22.900 distributori, mettiamo per ipotesi che su un terzo ci staziona irregolarmente un Bengalese (o altra nazionalità) che intasca giornalmente 100€, abbiamo una potenziale evasione fiscale giornaliera di oltre 700.000 €; su scala annuale parliamo della considerevole somma di oltre 200.000.000 di €, solo per quel che concerne i distributori.
Denaro che molte volte prende la strada dei Money Transfer cagionando un danno doppio. Leggendo delle istruzioni su internet, si può utilizzare giornalmente il servizio fino a un a un massimo di 1999,99 €, dopo tale somma deve essere compilato un modulo di congruità, che a parer dello scrivente lascia il tempo che trova.
Sono dell’idea che mentre per anni da Monti a scendere sono stati creati dei percorsi spinati per il contribuente italiano, poco o nulla si è fatto per contrastare il riciclaggio di denaro con questi sistemi; una parità di trattamento a favore degli italiani impone che all’atto di versamento di una somma xxx,xx attraverso una carta chip rilasciata da parte del comune con validità quadrimestrale (come il DURC) che attesti inequivocabilmente: 1) regolare contratto di affitto, 2) regolare pagamento del canone RAI, 3) Regolare assunzione/possesso di partita IVA; in assenza di tale giustificativi, come avviene per il possessore di Partita IVA che ciò che preleva al suo bancomat è contestualmente tassato, anche per chi utilizza il trasferimento di denaro deve essere applicata la tassazione minima prevista per chi possiede una azienda.
Se non si colpisce questa emorragia e disparità di trattamento, l’italiano sarà sempre l’unico penalizzato e vessato.


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