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Quando i controllori sono i controllati di Alberto Luigi Gusmeroli.

Pubblichiamo un interessantissimo articolo dell’On.le Alberto Luigi Gusmeroli, Vice Presidente della Commissione Finanze della Camera e già Sindaco di Arona scritto nel 2003 ma di estrema attualità.

Quasi tutti i commentatori ed esperti del Crac Parmalat rilevano come nessuno dei “possibili livelli di controllo” ha funzionato e quindi scoperto con anticipo l’esposizione debitoria, le difficoltà finanziarie e magari anche i trucchi e le falsificazioni dei bilanci dell’azienda di Collecchio. I controlli spettavano al Cda, al Collegio Sindacale, alle Società di Revisione, alle Banche, alla Consob, alla Banca d’Italia. In questi giorni si sta parlando di quasi tutti i livelli di controllo, con giuste proposte di riforma delle attività della Consob e della Banca d’Italia, poco o nulla si sta invece dicendo sull’organo di controllo che poteva essere il più efficace, almeno in linea di principio, in quanto si esercitava direttamente all’interno dell’azienda, un organo deputato proprio esclusivamente alle verifiche e a cui nessuno dei vari Ragionieri Tonna, Del Soldato … avrebbe potuto negare la possibilità di mettere “il naso” nei conti Parmalat con debito anticipato. Parliamo del Collegio Sindacale composto da esperti Revisori dei Conti e quasi sempre di Commercialisti, quindi persone che “in astratto” dovrebbero conoscere approfonditamente i conti e spesso sono i massimi esperti nel campo.

Il Collegio Sindacale di Parmalat (probabilmente nominato dal socio di maggioranza e quindi la famiglia Tanzi) era composto da Revisori dei Conti iscritti nel registro tenuto dal Ministero di Grazia e
Giustizia ed almeno due anche commercialisti regolarmente iscritti all’Albo.

Data l’indubbia professionalità ci saremmo aspettati che il “buco” della Parmalat venisse rilevato dalla loro puntuale attività di controllo, così non è stato, lasciamo alla magistratura verificare eventuali attività improprie o addirittura connivenze con la proprietà dei Tanzi, occupiamoci invece di aspetti un po’ più tecnici.

L’attività del Collegio Sindacale è impegnativa, infatti la legge prevede quattro verifiche trimestrali, la partecipazione a tutti i consigli di amministrazione (mediamente 10 all’anno) e le attività di verifica finalizzate al controllo della contabilità e alla stesura con la massima attenzione, della relazione che illustra ai soci ed ai terzi il Bilancio della società e che accompagna proprio l’approvazione del Bilancio stesso.

E’ ipotizzabile quindi che in società medio-grandi o di grandissime dimensioni come Parmalat l’attività necessiti almeno mediamente di una ventina di giorni l’anno, naturalmente se si vuole controllare.

Dai dati del Registro imprese di Parma risulta che un Sindaco della Parmalat aveva 17 incarichi ed un altro ben 41 in qualità di sindaco effettivo (come in Parmalat, Centro Latte Centallo, Coloniale, Geslat…) o di Presidente del Collegio Sindacale (come in Arquati spa, Arquati cornici spa, Corradini, Giglio…). Se quest’ultimo avesse utilizzato il tempo medio-minimo di venti giorni per società (ma per Parmalat sicuramente bisognava superare i 20 giorni trattandosi di società di elevate dimensioni) avrebbe avuto bisogno di 820 giorni l’anno (lavorando anche i sabati e le domeniche) per effettuare i controlli, senza naturalmente utilizzare nessun giorno per le altre attività normali di un qualunque commercialista.

Ecco quindi, insieme alle motivazioni che sono e saranno oggetto di indagini della magistratura, una delle possibili cause del perché non ci si è accorti in anticipo del dissesto, i controlli in Parmalat probabilmente non potevano “fisicamente” avvenire con il massimo rigore. La partecipazione ai Collegi Sindacali deve essere un bel modo per svolgere con la massima professionalità e diligenza un incarico di controllo previsto dalla legge e non un mezzo per assommare incarichi di prestigio “lautamente” retribuiti senza il tempo necessario per svolgerli appieno e professionalmente.

In un paese “normale” se si vuole che i controlli funzionino il controllato non può nominare il controllore e quindi nell’ambito delle proposte di modifica al sistema dei controlli qualcosa bisognerà prevedere anche per i criteri di nomina del Collegio Sindacale, si potrebbe prevederne la nomina a cura dei soci di minoranza oppure a cura di un’entità esterna (per esempio il Ministero di Grazia e Giustizia).

Data poi la situazione del Collegio Sindacale di Parmalat in cui un sindaco ha potuto cumulare 41 incarichi in collegi Sindacali che nemmeno fosse stato “Mandrake” poteva esercitare appieno, ma questa è sicuramente una prassi diffusa visto che sempre dal Registro imprese di Parma risulta che il figlio di Silingardi assomma 31 incarichi per circa 620 giorni lavorativi l’anno, alcuni in coppia con il fratello, per cui, risulterebbe che due sindaci su tre sono della stessa famiglia, sarebbe auspicabile che venisse previsto un tetto massimo al numero degli incarichi soprattutto se questi poi sono in società in media capitalizzazione oppure sono quotate in Borsa o addirittura nel Mib 30.

Se si scava (ma neppure tanto), si scoprono sindaci, che fanno anche i consiglieri di banche e società di Leasing che quindi indirettamente affidano linee di credito agli stessi “controllati” e soprattutto si scopre che molti controlli non sono avvenuti e non avvengono perché il collegio sindacale non è indipendente dalla proprietà delle aziende e dal controllato, spesso assomma un numero di incarichi tale da rendere pressoché impossibile qualsiasi puntuale verifica e forse, in alcuni professionisti si è “persa per strada” l’etica e la professionalità con cui è necessario affrontare ogni attività lavorativa, tanto più quelle che hanno a che fare con il denaro e con milioni di risparmiatori e di creditori.

On.le Alberto Luigi Gusmeroli


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