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Povero euro, finito come un… San Bitter di Massimiliano Lenzi.

Povero euro finito come un San Bitter a soli vent’anni, dopo tanta retorica, elogi e maledizioni, amori e odi, duelli a Bruxelles e Strasburgo, nelle tasche degli italiani e pure degli altri europei. Intendiamoci, come aperitivo sarebbe un trionfo finire a fare il San Bitter ma come moneta accoppiarsi ad un oliva o ad una tazzina in terracotta piena di noccioline non è certo una scena epica per festeggiare un anniversario.

Siamo impazziti? No, i lettori stiano tranquilli, non ancora perlomeno. Il fatto è che in questi giorni, nel mare di felicità per il compleanno della moneta europea, vanno in onda spot agiografici (o pubblicità progresso come si sarebbe detto una volta). In particolare uno spot, il cui slogan per elogiare l’euro è “c’est facile”. È facile. Persino il Commissario europeo Pierre Moscovici l’ha postato su Twitter ed a vederlo non si può fare a meno di ridere. Non siamo nell’epica ma nel comico involontario il che rende lo spot ancora più esilarante. “Avec l’euro c’est facile”. Tutto è più semplice con l’euro. Dal confrontare i prezzi tra loro allo scegliere le offerte più convenienti, con le scritte che scorrono mentre nel video si vedono le immagini dei peperoni verdi, rossi e gialli. E delle mele. Anche loro nello splendore di diverse confezioni e colori. E mentre lo spot cerca di rendere hollywoodiano il messaggio sulla moneta unica ecco che alla mente, in chi (come chi scrive) ha superato i quaranta, un tormentone della memoria comincia a farsi largo. “C’est plus facile, c’est plus facile”, parole anche musicali seguite dallo stapp, il saltare di un tappo di metallo. Poi, di colpo, l’illuminazione: ma certo, il San Bitter. Era la seconda metà degli anni Ottanta, con l’Italia craxiana che correva incontro all’edonismo ed ai suoi sogni di grandezza, quando diventò un tormentone la pubblicità del San Bitter. Un francese in smoking, elegantissimo, entra in un locale e si avvicina al bancone di un bar.

Avvicinandosi però, inciampa nel cagnolino di una bella ragazza che è lì, davanti al barman. Il cagnolino abbaia, la ragazza lo prende in collo e lo sgrida: “Non si morde”. Il francese sorridente: “Anzi è una gioia. Un aperitivo?”. “Grazie, un San Pellegrino Bitter”. “Due San Bitter”. “San Bitter?”. “Oui. San Pellegrino Bitter, San Bitter c’est plus facile”. “È vero, è più facile”. Poi il barman versa i due aperitivi. Ed il francese gode: “Prego, una oliva e un San Bitter e sentì cantare gli angeli”.  I due brindano quando entra un italiano che, guardando il barman, chiede: “Mario, un San Pellegrino Bitter”. E Mario, ormai sedotto dai francesismi, tirando in aria una bottiglietta e riprendendola al volo: “San Bitter, c’est plus facile”. Il francese, certo, era un tipo simpatico e poi un aperitivo di allora costava assai meno dell’euro e della tassa per l’Europa pagata per entrarci. È anche vero però che avvicinare l’euro ad un aperitivo potrebbe essere una scelta per rendere meno indigesta la moneta continentale in un’epoca di populismi crescenti come la nostra. Questo ovviamente se il “c’est facile” fosse una citazione voluta. Chissà. Intanto per i 20 anni dell’euro, mentre a Bruxelles ci bevono su, noi consigliamo di aggiungere qualche olivetta allo spot, più adatta dei peperoni ad un brindisi. Anziché #euro, vuoi mettere un #Prosit! C’est plus… plaisir.

Massimiliano Lenzi, Il Tempo 14.1.19


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