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Petrolio a 73 dollari, ma in marcia verso alti picchi

I negoziatori iraniani a Vienna confermano che intendono continuare a premere verso un accordo dopo il fine settimana delle elezioni presidenziali iraniane, che ha visto emergere vittorioso il capo della magistratura ultraconservatore Ebrahim Raisi: “abbiamo raggiunto un testo chiaro su tutte le questioni e ciò che rimane richiede la decisione di tutti parti. Non è improbabile che il prossimo round di colloqui sia l’ultimo”, ha affermato ottimisticamente il ministero degli Esteri. Ma questo è stato il ritornello costante per settimane, ancora senza una fine definitiva in vista.

Ma con un tono più pessimista, l’Occidente avverte che non c’è nulla di ‘aperta’ sui colloqui: “I funzionari occidentali hanno avvertito Teheran domenica che i negoziati per rilanciare il suo accordo nucleare non potrebbero continuare indefinitamente, dopo che le parti hanno annunciato una pausa in seguito all’elezione del un nuovo presidente  in Iran”, secondo Reuters. Nell’ultimo mese si sono intensificate le previsioni su quale sarà l’impatto di un “affare fatto” – se le cose a Vienna finalmente arriveranno – sui prezzi globali del petrolio, che vedrebbero immediatamente almeno 2,5 milioni di barili di greggio iraniano al giorno che tornano a inondare il mercato. Da un mese si canta all’accordo raggiunto, peccato che l’accordo non ci sia ancora…

Domenica in un momento i negoziatori hanno aggiornato un sesto round di incontri ma ancora senza un accordo raggiunto, ha osservato Bloomberg, “Il petrolio ha tenuto vicino a $ 72 al barile mentre i colloqui nucleari inconcludenti tra le potenze mondiali e l’Iran – che ha eletto un nuovo presidente della linea dura – hanno sopito le  prospettive per una rapida ripresa delle esportazioni di greggio della Repubblica islamica”. Fino a lunedì mattina è ancora in salita, con il Brent Crude che si aggira appena sotto i 73,5 dollari al barile.

De resto facciamoci una domanda: l’approvazione dell’accordo con l’Iran avrebbe veramente il potere di abbassare il prezzo del greggio sui mercati internazionali?

Teniamo conto di quattro fattori:

  1. il fatto che comunque l’Iran impiegherebbe un certo periodo di tempo ad aumentare la produzione;
  2. il fatto che, comunque, finora, Teheran ha venduto comunque il suo greggio, sottobanco, alla Cina;
  3. il fatto che dopo il lockdown i consumi sono in ripresa;
  4. il fatto che le grandi società occidentali stanno tagliando gli investimenti nei combustibili fossili, limitando quindi lo sviluppo della produzione, il tutto per l’attuale “Attivismo verde”.

Quindi fattori congiunti spingeranno la domanda di petrolio verso l’alto, probabilmente verso i 100 dollari al barile, ed anche in tempi abbastanza ristretti, tranne che OPEC+ non aumenti in modo consistente l’offerta o che il prezzo non si riveli una prova troppo aurdua per una crescita ancora debole.

 

 


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