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PETROLIO A 150 DOLLARI, nel caso di blocco del Golfo. Ci sarà la guerra?

 

 

L’attacco americano odierno, che ha portato alla morte del generale Soleimani insieme a quella di diversi altri dirigenti iraniani o di milizie sciite filoiraniane ha dato una scossa inattesa al Medio Oriente, riaccendendo prospettive belliche che la normalizzazione della situazione in Siria sembrava aver allontanato.

Dopo l’attacco USA l’Iran ha parlato di ritorsioni immediate e severe ed una prima area di ritorsione potrebbe essere lo stretto di Hormuz, dove operano i barchini della Guardie Rivoluzionarie, che han perso uno dei loro comandanti, e dove passa il 35% del traffico petrolifero mondiale.

Lo spazio da precludere o da colpire è veramente ristretto, poche miglia marine, con un traffico estremamente intenso. Le rotte passano poi proprio nelle acque iraniane, come si può vedere sopra. Gli iraniani, oltre alle Guardia Rivoluzionaria, dispongono anche di numerose batterie missilistiche antinave in grado di colpire natanti per tutta la larghezza del passaggio.

Quindi la chiusura della Stretto di Hormuz è teoricamente possibile, e questo potrebbe spingere il prezzo del petrolio fino a 150 dollari al barile, più del doppio del prezzo attuale. Con questi livelli di valore si manderebbe il mondo direttamente in recessione, unendosi alle altre difficoltà economiche internazionali.

Quali sono però le possibilità che effettivamente vi sia un conflitto che colpirebbe anche, se non soprattutto, colpire anche alleati dell’Iran? Perchè ricordiamo che gli USA hanno raggiunto l’autosufficienza petrolifera, anzi sono diventati dei piccoli esportatori, ed un aumento dei prezzi porterebbe ad una riaccensione delle estrazioni dai giacimenti shale.

Da questo punto di vista bisogna prendere atto che:

  • Pompeo ha affermato che non è volontà degli USA di entrare in guerra con l’Iran, per cui questo non è un passo di una escalation. Trump ha confermato questo punto divista aggiungendo che non cerca un cambiamento di regime;
  • la Cina, alleata dell’Iran, ha invitato tutte le parti a mantenere una posizione considerata ed a ragionare prima di partire con una escalation. Una posizione da cui traspare i timori di un’eventuale esplosione dei prezzi energetici che potrebbe colpire anche il colosso orientale;

Il Giappone aveva proprio inviato in questi giorni, per la prima volta, proprie truppe speciali nel golfo a tutela dei traffici commerciali, da cui dipendono anche le loro fonti energetiche. Quindi non è per nulla certo che si assisterà automaticamente ad una escalation, anche se rimangono molto probabili delle mosse di ritorsione, da attentati nell’area ad azioni verso navi americani o occidentali. Una situazione comunque di massima tensione.

 

 


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