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Ecco perchè uscire dall’Euro oggi non è ancora possibile: le incredibili false speranze degli imprenditori grandi e piccoli che oggi votano PD (e che ieri votavano PdL)

Uscire dall’euro per l’Italia sarebbe la salvezza ma non per questo tale passo è agevole da attuare, anzi! Durante la cena di Renzi con gli imprenditori si sono riuniti in convivio le persone che contano, gli imprenditori che dovrebbero creare lavoro e ricchezza e costruire l’ossatura del Paese. A parte che manca la comunanza di intenti partitica, difficile inquadrare Matteo Renzi in un partito come il PD e tanto meno i parvenu, ma la cosa importante è addirittura un’altra: tutti coloro che imprendono e molti di coloro che oggi votano PD sembra non ritengano di dover uscire dall’euro. Ossia, la schiera di coloro che pensano di perderci da un’uscita dalla moneta unica è molto più nutrita di quanto si pensi. Non si tratta solo dei poteri forti, assolutamente no, ma piuttosto di gran parte di coloro che fino a 5 anni or sono votavano Berlusconi ed oggi sono per convenienza – armata – sul carro di Renzi (in questo contesto è normale pensare a Prodi quale successore di Napolitano, vedasi oltre): è incredibile come costoro associno l’evento ITEXIT con la dissipazione del proprio benessere e soprattutto del proprio patrimonio senza vedere la sfascio e le repressioni sociali là da venire, con relative conseguenze per la loro supposta ricchezza…. (dovranno metterci le guardie armate a preservarla se continua così ancora per qualche anno)

 

Oggi leggiamo su Il Giornale quello che noi sosteniamo da tempo, almeno da un paio di anni: l’uscita dall’euro sarebbe un’arma per costringere la Germania a trattare veramente sulle modifiche all’assetto Europeo, senza le manfrine di facciata attuate per propri interessi nazionali da A. Merkel (ad esempio Stefano Fassina viene inquadrato tra quelli che si sono riconvertiti alla scuola antieuro e dunque sparito dai radar piddini e della stampa nazionale). Chiaro, quanto riportato dalla testata milanese è una strada corretta ma purtroppo oggi NON PIU’ PRATICABILE: dal 2011 ai giorni nostri le famiglie italiane hanno dissipato qualche migliaio di miliardi di risparmio, ossia si è bruciato quel cuscinetto necessario a permettere una se non agevole almeno onorevole uscita dalla moneta unica. E’ un peccato che i politici, anche le opposizioni, arrivino sempre troppo tardi anche nel comprendere elementi politici basilari legati alla stessa sopravvivenza del paese.

 

Ieri è inoltre emerso, in un mirabile articolo su Italia Oggi, che il commissario Katainen, il fido commissario addetto al controllo del rigore successore di Olli Rehn (i finlandesi sono sempre alla ricerca di una protezione contro l’invasione esterna, guardate la cartina geografica e capirete, oggi sono lo zerbino dei tedeschi in veste rigorista), probabilmente striglierà l’Italia chiedendo non uno 0,1% di rientro da debito come Renzi sfacciatamente imponeva – vedremo se il giovin fiorentino farà ancora l’erlo* il prossimo anno quando la presidenza EU di turno non sarà più in sue mani – e nemmeno lo 0.3% concordato successivamente [in realtà l’ha concordato solo il fiorentino probabilmente con se stesso] ma addirittura uno 0,5%, ossia saremmo molto prossimi allo 0,7% richiesto inizialmente dall’EU. Bene, deve essere chiaro che se Renzi accetterà questo il supporto che gli è stato dato sparirà di getto e diventerà avversione. Infatti l’occasione è TROPPO GHIOTTA per mandare la Germania a quel paese minacciando l’uscita dall’Euro, soprattutto in un frangente in cui la Francia ha cortesemente declinato a tutte le richieste di maggior rigore (l’Italia no…).

 

Se Renzi si muove in questa maniera le ragioni sono date dalla base del proprio partito e soprattutto dagli imprenditori che ci perderebbero a vedere riconvertiti in lire i propri patrimoni, a partire da quelli grandi. E questi sono precisamente coloro che hanno partecipato alle cene Renziane. Io spero che un giorno tutti gli inservienti che lavoravano [spesso gratuitamente] ai tavoli della grande cena capiscano che alla fine chi rischia di prendersela in quel posto dal non uscire dall’Euro saranno proprio loro, che resteranno servi tutta la vita. E la cosa che fa ridere è che tale scellerato indirizzo arrivi da un partito erede dei comunisti, assurdo.

Dunque cari Piddini – non tutti, a questo punto mi tocca escludere Stefano Fassina – è meglio che cambiate registro, la storia si sta scrivendo ed oggi sarà molto più difficile che in passato negare le proprie colpe quando il collasso avverrà. Si perchè – vedendo il trend delle ultime statistiche ISTAT sullo stato della popolazione – l’epilogo rischia di essere il collasso economico e sociale, la fame, il disagio, l’incertezza e finanche una dittatura: io penso che – incredibilmente – nessuno si stia chiedendo cosa potrebbe succedere nel momento in cui la produzione industriale si dovesse avvitare ancora per 5-6 mesi, dando continuità ai terribili dati pubblicati lunedì scorso. Siamo sul Titanic.

Ma almeno giunti a quel tragico punto, spero [ma sinceramente penso che ci si arriverà prima] chi ha interesse in un’Italia stabile e relativamente benestante – parlo degli USA e non della Germania che desidera il contrario – permetteranno il vero cambiamento, che dovrà passare dall’uscita della moneta unica. Dico gli USA perchè in tale per adesso teoretico contesto l’appoggio militare sarà assolutamente imprescindibile, la Germania in passato ha dichiarato guerra per molto meno per altro avendo già paventato nel recente passato la possibilità di un protettorato militare in veste europea a salvaguardia dei confini ellenici del sud quando la Grecia stava decidendo di uscire dall’euro [ecco perchè le parole di Napolitano della scorsa settimana fanno così paura].

Chiaro che più passa il tempo più la Germania si arricchisce e può mettere fieno in cascina utile alla propria causa, quella eurista. E più passa il tempo e la situazione nei periferici si incancrenisce arrivando ad una dittatura di fatto, ove probabilmente per certi versi si è già…

Mitt Dolcino

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* erlo: termine gergale tipico dell’Italia nord occidentale atto ad indicare spavalderia eccessiva

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