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PERCHE’ L’UE HA PAURA DELLA GRECIA

George Friedman ha scritto un articolo(1) interessante perché, ancora una volta, mostra di seguire l’aureo principio secondo cui, per capire una situazione, non bisogna partire dall’idea che il prossimo sia folle o sciocco. Bisogna innanzi tutto cercare di comprendere le sue motivazioni. E mentre molti si chiedono che cosa si aspetti per rimandare a casa Tsipras con un incoraggiamento nel fondo schiena, l’analista americano offre una spiegazione del fenomeno che nella pubblicistica corrente manca del tutto. L’articolo è sesquipedale, e dunque se ne riassumono per sommi capi i punti fondamentali.
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Che i greci non sarebbero mai stati in grado di rimborsare i debiti è stato sempre noto. E l’austerity non poteva che peggiorare le cose. Naturalmente lo hanno sempre saputo anche I greci. Analogamente è sempre stato noto che, senza un “radical restructuring”, o si sarebbero dovuti condonare i debiti della Grecia o essa sarebbe fatalmente arrivata al default. Tutte cose che naturalmente sapeva anche l’Unione Europea. Ma ciò che l’ha sempre frenata è stata la coscienza che la situazione, nella sostanza, non era diversa per altri Paesi dell’eurozona, anche se la Grecia costituiva l’esempio peggiore. Se dunque si fossero fatte grandi concessioni ad Atene, gli altri Paesi indebitati avrebbero chiesto anche loro di rinegoziare i debiti. Al riguardo si pensava soprattutto a Italia e Spagna, e malauguratamente questi Paesi sono economicamente molto, molto più “pesanti” della Grecia. La cosa era dunque da evitare ad ogni costo.
Ma la Grecia si è data un governo ostile all’Europa, ha avuto un comportamento sfacciato e arrogante, e l’Ue ha infine pensato che questo fosse il caso migliore per prendere posizione e punire chi osava discutere l’ordine stabilito. Sempre con l’intenzione di rimandare il problema, eccola dunque inflessibile, severa e irremovibile sull’austerity. Non si è resa conto che, con Syriza, il gioco era finito. I leader europei si aspettavano che il governo greco si sarebbe piegato, ma esso non poteva farlo. Non soltanto per ragioni politiche. Ma semplicemente perché I greci non ne potevano più. La loro economia era in macerie e sembrava assurdo che l’Europa insistesse nell’austerità piuttosto che passare allo stimolo. A questo punto i greci hanno pensato che il default poteva essere conveniente.
Secondo Friedman, è in ciò che i leader europei hanno sbagliato i calcoli: concetto che costituisce addirittura il titolo del suo articolo. Volevano dimostrare che nessuno poteva permettersi di pagare questo prezzo e il risultato è che si sono messi nell’angolo da soli.
Già il sistema dei prestiti e dei rimborsi era tutto un imbroglio, perché, se i greci erano degli irresponsabili nel contrarre i debiti, l’Europa era irresponsabile nel concederli. Secondo Friedman, è assurdo ritenere che le banche europee siano state ingannate. Esse sapevano perfettamente quello che facevano. Volevano concedere i prestiti perché “facevano soldi con le transazioni”; in un turbinio di trasferimenti tra le banche. Così, l’Unione europea è sembrata “protettiva per le banche e predatoria nei confronti di coloro che non hanno contratto debiti”.
I votanti di domenica hanno scoperto il bluff dell’Europa. Questa riteneva che i greci non si rendevano conto di che cosa avrebbe significato per loro il default, ma essi pensavano che non era mendicando che avrebbero ottenuto di più. Dovevano convincere gli europei che erano realmente disposti ad abbandonare l’eurozona. Ed effettivamente erano pronti a farlo. La posta in gioco era troppo alta, per bluffare soltanto.
Ad Atene si è pensato che il default avrebbe avuto un costo altissimo, ma ci sarebbe stato modo di superare la crisi. E proprio questa era la massima paura dell’Europa: la dimostrazione che si potesse lasciare l’euro e sopravvivere, se non addirittura fiorire. Per questa ragione oggi l’Ue potrebbe cedere ed offrire alla Grecia accordi che quest’ultima potrebbe essere disposta ad accettare. Anche perché la Germania ha la preoccupazione di mantenere la zona di libero scambio per le sue esportazioni. E tutto ciò senza parlare delle opzioni offerte da Russia, Cina e Stati Uniti, su cui Friedman si dilunga.
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L’articolo di Friedman, forse discutibile in alcune parti, dimostra tuttavia che il problema greco è soltanto l’indice di un problema più grande: l’intera Europa è costruita su un assunto erroneo. Se l’assioma fondamentale è che 3×3 fa 10, è ovvio che da quel momento i conti non torneranno mai.
Gli errori dell’Europa sono soprattutto due: 1. Che si possano contrarre debiti in modo esponenziale e all’infinito; 2. Che si possa avere una moneta unica per Paesi sovrani e diversi.
In realtà, per quanto riguarda i debiti, tutto ciò che si può fare – se riesce – è rinviare il momento della scadenza, che tuttavia fatalmente arriverà. Per quanto riguarda la moneta, la sua unicità e la sua rigidità porteranno prima o poi a squilibri che diverranno insostenibili. Per alcuni Paesi essa sarà troppo forte, per la realtà economica sottostante, per altri Paesi sarà troppo debole per la realtà economica sottostante. Ad alcuni essa darà vantaggi eccessivi, ad altri svantaggi insopportabili. La Grecia è la miccia che fa scoppiare questa bomba, ma è una bomba che altri, non la Grecia, hanno costruito. L’hanno costruita gli sciocchi idealisti europei. Quelli convinti che sostenere che tre per tre fa nove sia banale e contrario alle speranze degli uomini migliori.
Il default, per la Grecia, è la soluzione migliore. Quel piccolo Paese deve camminare con le proprie gambe, e cavarsela da sé. Se necessario si ridimensionerà fino ad assumere una configurazione sostenibile, al livello che risulterà dall’operazione.
L’Unione Europea potrebbe continuare a sovvenzionare la Grecia soltanto perché sotto ricatto. Perché vorrebbe nascondere ad ogni costo che i propri fondamentali sono fasulli. E se non lo fa, corre dei rischi.
Fino ad oggi la Grecia è stata un bluff, ma purtroppo anche l’intera Europa lo è. Dunque, dopo tutto, se scoprisse che in mano ha un paio di scartine, un ritorno alla realtà – se pure al prezzo di notevoli sofferenze – a lungo termine sarebbe qualcosa di positivo.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
8 luglio 2015
(1)July 7, 2015. “The Greek Vote and the EU Miscalculation is republished – in this case resumed – with permission of Stratfor.”

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