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Analisi e studi

Perché l’Intelligenza Artificiale non affonderà Bitcoin: la data di scadenza di una correlazione tossica

Il mercato teme che il crollo dei titoli software, causato dall’IA, trascini a fondo anche le criptovalute. Gli esperti spiegano perché questa correlazione è solo un’illusione temporanea e come Bitcoin proteggerà il suo valore nel lungo termine.

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L’intelligenza artificiale (IA) continua a dettare i ritmi del mercato azionario. Se in una prima fase gli investitori si sono affannati per individuare i campioni di questa rivoluzione tecnologica, oggi la caccia si è spostata sui potenziali sconfitti. Le aziende i cui modelli di business rischiano l’obsolescenza a causa dell’IA stanno subendo pesanti contraccolpi, , ma a farne le spese sono stati soprattutto i titoli legati al settore dei software. Questo scenario ha generato una certa apprensione nel mondo delle criptovalute, data l’evidente correlazione attuale tra l’andamento di Bitcoin e quello del comparto tech, almeno sulla carta.

Tuttavia, gli addetti ai lavori invitano alla calma. Secondo gli esperti, questa affinità è puramente temporanea, e nel lungo periodo la principale criptovaluta è destinata a muoversi in totale autonomia.

L’equivoco del mercato: oro digitale o titolo ad alto rischio?

Nelle intenzioni originali, Bitcoin nasce come un’alternativa decentralizzata all’architettura finanziaria tradizionale. Le sue caratteristiche fondamentali dovrebbero renderlo un argine contro le politiche monetarie espansive:

  • Decentralizzazione: non risponde a nessuna banca centrale o singola entità.
  • Scarsità programmata: l’offerta ha un tetto massimo invalicabile di 21 milioni di unità.
  • Funzione teorica: un bene rifugio per proteggere il capitale dalla svalutazione delle valute fiat.

Nonostante questa architettura formale, il mercato, che spesso pecca di miopia, si ostina a trattarlo diversamente. Come sottolineano gli analisti di Bloomberg Intelligence, James Seyffart e Sharoon Francis, Bitcoin vorrebbe essere l’oro del nuovo millennio, , ma nei fatti viene scambiato come un titolo tecnologico ad alto beta. I flussi degli ETF e la volatilità intrinseca dimostrano che, almeno per ora, gli investitori lo considerano un asset speculativo. Un supporter di BTC potrebbe rispondere che, ultimamente, anche oro e argento sono stati asset speculativi ad alta volatilità

Una narrativa camaleontica destinata a mutare 

La storia di Bitcoin è costellata di correlazioni mutevoli, una sorta di “narrativa camaleontica” che si adatta al momento storico. Attualmente il legame con i titoli software appare forte, ma è destinato a spezzarsi.  Questo perché mentre Bitcoin è comunque un asset digitale, ma inattaccabile (per ora) dalla AI, al contrario i vari Software as a Service, cioè programmati ad hoc dalle case madri, possono facilmente essere sostituiti da applicazioni AI. Bitcoin, per sua natura, è qualcosa di completamente diverso, pur essendo digitale. Questa tabella spiega bene le differenze.

CaratteristicaAziende SoftwareBitcoin
Rischio IAAlto (obsolescenza del codice o dei servizi)Nullo (l’IA non può alterare la blockchain)
ConcorrenzaAltissima (rischio di sostituzione, es. caso iRobot)Bassa (effetto rete consolidato, non sostituibile)
Driver di prezzoUtili trimestrali, innovazione di prodottoLiquidità macroeconomica (M2), adozione globale

Rubén Ayuso, managing partner del fondo Cryptocurrencies FIL di A&G Global Investors, conferma che si tratta di dinamiche occasionali. La correlazione storicamente più solida di Bitcoin non è con la tecnologia, , ma con variabili puramente macroeconomiche, in primis l’aggregato monetario M2 (la massa monetaria in circolazione).

La ricerca di liquidità e il ruolo nel portafoglio

Il motivo per cui Bitcoin soffre durante le crisi di liquidità è tristemente pragmatico: è l’unico asset che può essere liquidato anche durante il fine settimana. Quando i mercati tradizionali sono chiusi e gli investitori hanno disperato bisogno di contanti, le criptovalute diventano il bancomat di emergenza. Eppure, non mancano le eccezioni: durante la recente crisi delle banche regionali statunitensi, Bitcoin ha registrato forti rialzi, dimostrando che il suo comportamento sfugge a regole ferree.

Dal punto di vista della gestione del portafoglio, la decorrelazione rimane il Sacro Graal. A&G suggerisce un’allocazione strategica in criptovalute pari all’1,7% (fino al 5% per i profili aggressivi). Non si tratta di cercare la copertura perfetta,  ma di migliorare il rapporto rischio-rendimento complessivo, accettando la volatilità come dazio da pagare. Per mitigare i ribassi, il mercato sta già offrendo soluzioni ibride, che investono solo su criptovalute liquide e giocano con le stablecoin nei momenti di eccessiva volatilità, anche se gli stop loss automatici rischiano di essere molto pericolosi. m

L’intelligenza artificiale potrà anche spazzare via vecchi modelli di business, , ma la matematica crittografica alla base di Bitcoin, al netto dei capricci temporanei dei mercati azionari, sembra destinata a resistere, perché la nature dei due investimenti è completamente diversa, nonostante l’uguale natura digitale.

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