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Per fortuna in Italia si continua a fare filosofia – di Marco Minossi

Dalla scomparsa di Antiseri all’ultimo saggio di Veneziani: perché l’Italia resta l’ultimo grande laboratorio della filosofia mondiale, tra reincarnazioni di Hegel, Parmenide e Nietzsche.

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Prendendo spunto dalla recente scomparsa di Dario Antiseri – che ha interpretato il pensiero di Karl Popper sulla “società aperta” – e dal nuovo ottimo libro di Marcello Veneziani su Nietzsche e Marx che si davano la mano (come nella canzone “Compagni di Scuola” di Antonello Venditti), ci è gradita l’occasione per una riflessione. Quella che vuole che in Italia i grandi filosofi (tale non è Popper a nostro avviso), prendono piede e accendono dibattiti da sempre, dai tempi in cui Seneca riprende, attualizza e supera Epicuro, idem Agostino con Platone e Tommaso con Aristotele, fino ad arrivare ai tempi più moderni. Non possiamo dunque non esplorare anziturto la straordinaria vitalità del pensiero hegeliano in Italia, e come la nostra tradizione filosofica sia stata capace di far “reincarnare” i giganti del passato.

​L’Eredità di Hegel in Italia: Un Pensiero, Tre Destini

Mentre in altre parti d’Europa il sistema hegeliano veniva spesso accantonato in favore del positivismo o dell’esistenzialismo, l’Italia del Novecento ha eletto Georg Wilhelm Friedrich Hegel a vero e proprio punto di riferimento della propria vita intellettuale. La filosofia dello Spirito non è rimasta chiusa nelle accademie, ma si è ramificata nel tessuto politico e civile del Paese, sviluppandosi in tre direzioni antitetiche: Destra, Centro e Sinistra. La prima e la terza furono causa di dare la vita per i rispettivi fautori.

1. La Destra e l’Atto Puro: Giovanni Gentile

​Giovanni Gentile rappresenta la “Destra” hegeliana intesa come Attualismo. Per Gentile, lo Spirito si realizza nell’atto del pensare. Questa visione portò a una concezione dello Stato Etico dove l’individuo si risolve nell’istituzione. La sua interpretazione di Hegel fu il motore filosofico del regime fascista, vedendo nella storia un processo di unificazione e autorità.

​2. Il Centro e il Liberalismo: Benedetto Croce

​Benedetto Croce incarna il “Centro” attraverso il suo Idealismo Storicista e letterario. Croce riformò la dialettica hegeliana, distinguendo tra l’opposizione (bene/male) e i “distinti” (estetica, logica, economia, etica). Per Croce, la storia è “storia della libertà” (Storia dello Spirito, secondo Hegel): un processo razionale che non giustifica lo Stato totalitario, ma lo supera verso istituzioni liberali e democratiche. Hegel invece l’autoritarismo unipersonale lo auspicava e lo incarnava, in Napoleone Bonaparte prima, in Federico III di Prussia in una fase successiva.

3. La Sinistra e l’Egemonia: Antonio Gramsci

​Sebbene marxista, Gramsci è profondamente intriso di dialettica hegeliana filtrata da De Sanctis e dallo stesso Croce. La sua “Sinistra” trasforma lo Spirito in Prassi, in un’approccio militante. L’hegelismo di Gramsci si manifesta nel concetto di egemonia culturale: la battaglia per le idee è il passaggio necessario affinché la classe operaia possa farsi Stato, ribaltando la struttura sociale attraverso una nuova consapevolezza storica.

​Altre reincarnazioni avvenute in Italia: Da Parmenide a NietzschL’Italia non si è limitata a interpretare Hegel. Il Novecento italiano ha avuto la straordinaria capacità di far “parlare” nuovamente i filosofi dell’antichità e della crisi, trovando in alcuni pensatori contemporanei delle vere e proprie reincarnazioni intellettuali.

Parmenide in Emanuele Severino

​Forse l’operazione più audace della filosofia recente è quella di Emanuele Severino. Severino ha riportato in vita il rigore assoluto di Parmenide, il filosofo dell’Essere. Sfidando l’intero Occidente (accusato di nichilismo per aver creduto nel divenire), Severino ha riaffermato che “l’Essere è, e non può non essere”. Ogni ente, ogni istante, è eterno. In Severino, Parmenide smette di essere un reperto archeologico e torna a essere il tribunale davanti a cui tutta la storia della filosofia deve rispondere.

​Nietzsche in Gianni Vattimo

​Se Severino è la voce dell’Eterno, Gianni Vattimo è stato la voce del “tramonto”. Attraverso il suo Pensiero Debole, Vattimo ha fatto rivivere Friedrich Nietzsche (e Martin Heidegger) nel contesto della postmodernità. Il “Dio è morto” nietzschiano diventa in Vattimo la liberazione dalle verità assolute, spiazzanti e violente. Il superuomo si trasforma in un uomo capace di accettare la fine delle certezze, vivendo l’interpretazione come unica forma di esistenza possibile. Il cosiddetto “pensiero debole”, quello che accetta di non produrre effetti pratici.

​Conclusione

​L’Italia è un laboratorio filosofico unico al mondo: una terra dove le idee non muoiono mai, ma cambiano pelle per continuare a interrogare il presente. Che sia attraverso la dialettica di Hegel o l’immobilismo di Parmenide, la nostra cultura continua a dimostrare che fare filosofia significa, prima di tutto, dialogare con i fantasmi dei giganti. Viva gli intellettuali veri.

​Marco Minossi

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