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Pensare l’intelligenza artificiale

intelligenza artificiale Recentemente ho scoperto il blog Kein Pfusch di Uriel Fanelli e al di là dello stile dell’autore, che a volte tende ad irritare o al di là delle sue categoriche conclusioni, con cui alle volte possiamo non essere d’accordo, questo blogger ha la capacità di scrivere articoli che stimolano la riflessione e questo per me è punto fondamentale. Detto questo, oggi usciamo un po’ dal nostro abituale campo di analisi geopolitica ed economica e parliamo di intelligenza artificiale, partendo da due articoli, recentemente scritti da Fanelli.

Il primo di questi articoli, Intelligenza artificiale, e blablabla (Post H+), è più che altro un esercizio intellettuale, per dimostrare l’assurdità della pretesa di sostenere che macchine dotate di intelligenza artificiale siano intelligenti come l’uomo. L’autore sostiene che questo non ha senso dato che non tutti gli uomini sono intelligenti, che sono delle rarità intelligenze come quelle di Leonardo da Vinci, e che un uomo, anche se intelligente, può non esserlo di continuo e sopratutto anche se lo è, può non offrire delle soluzioni giuste. Questo è sicuramente vero, ed infatti, penso che se l’uomo riuscirà a creare macchine dotate di intelligenza artificiale, ovviamente queste dovranno essere più efficienti dell’uomo medio e soprattutto con un determinato scopo. Quello che vogliamo dire è che l’intelligenza artificiale di un determinato autonoma sarà indirizzata a risolvere un determinato compito, e lo risolverà nella maniera più precisa possibile, in una maniera non-umana, dato che la macchina può arrivare vicino alla perfezione.

E detto questo, vogliamo fare un piccolo appunto sul concetto di intelligenza. L’autore in questo suo primo articolo, ha in qualche modo fatto intendere che esista un’intelligenza assoluta, cioè che si possa dire quest’uomo è intelligente e quest’altro no. Io personalmente sono fortemente contrario a qualsiasi modo di intendere un concetto in maniera assoluta ed anzi sostengo che l’intelligenza, come da definizione, è strettamente legata alla capacità di risolvere un problema o fornire una nuova intuizione in un determinato campo. Un’ intelligenza assoluta non esiste, non avrebbe senso ed è anche assurdo dire che Tizio è più intelligente di Caio, anche se ovviamente nella vita quotidiana tutti emettiamo questi giudizi. Perché di intelligenze ne esistono di infinite, quanti probabilmente sono infiniti i campi di attività esistenti nella nostra realtà. Tizio può avere un’intelligenza logica superiore di Caio, ma Caio può avere un’intelligenza emotiva superiore di Tizio. La razza umana ha un’intelligenza tecnologica superiore a quella delle api, ma le api hanno un’intelligenza nella creazione del miele superiore a quella degli umani. Quindi, tutto è sempre relativo e l’intelligenza artificiale di una macchina non sarà mai assoluta (cosa vorrebbe dire intelligenza assoluta? Per avere un’intelligenza assoluta dovrebbe esistere uno scopo assoluto della vita e questo, per fortuna, non esiste).

Nel suo secondo articolo, Intelligenza artificiale e blablabla (Post H+) II, Fanelli sostituisce giustamente il termine intelligenza con quello di produttività, e qui i conti tornano, la macchina e l’uomo possono essere confrontati senza ambiguità sulla produttività in un determinato campo e normalmente, se una macchina viene costruita e perché questa è più produttiva dell’uomo. E questa è chiaramente un’ovvietà, l’industria attuale è già ampiamente provvista di macchine e di robot. L’intelligenza artificiale però è qualcosa di diverso, perché li la macchina sostituisce l’uomo nei compiti intellettuali cosa che ancora non si era visto.

L’articolo prosegue sostenendo che quindi esisterà un’industria del pensiero e che il software, programma che l’utente deve saper usare, quindi uno strumento che aiuta l’uomo, non una macchina che lavora da sola, verrà sostituito da qualcosa di diverso che oltre a funzionare ed ad aiutare l’uomo, lavora anche da solo. Conseguenza di ciò, è che, una volta creata e standardizzata un’industria di programmi o macchine dotate di intelligenza artificiale, che quindi possono sostituire al meglio l’uomo anche nei lavori intellettuali, molti di questi lavori, oggi svolti da esseri umani, non esisteranno più, perché svolti da macchine. Ad esempio, il commercialista, l’ingegnere, il medico, ma anche qualsiasi altro lavoro, potranno essere sostituiti, una volta creata una macchina che sa replicare il lavoro dell’uomo con la sua stessa capacità di decidere, ma con una mole di informazioni e con una decisione che rasenta la perfezione. Fanelli dice di pensare a che lavori potremmo fare quando questo succederà, io penso che avvenuta questa singolarità, la struttura sociale, economica e politica dovrà cambiare drasticamente perché semplicemente non potranno esserci abbastanza posti di lavoro per tutti e questo lo vediamo già oggi, la disoccupazione è già alta in gran parte del mondo e soprattutto una grandissima parte delle persone è impiegata in lavori in cui in realtà non servirebbe più, ma per ragioni sindacali, assistenziali o politiche continuano a lavorare, quindi in realtà la disoccupazione reale, al netto di queste distorsioni politiche, sarebbe ancora più elevata di quella attuale. E inutile pensare che lavoro potremmo fare in questo futuro (non ancora prossimo), perché una volta che esisterà l’intelligenza artificiale, questa potrà fare quel lavoro sicuramente meglio di noi.

Molti potrebbero sostenere, che con l’avvento dell’intelligenza artificiale, le persone ricercheranno l’intelligenza umana anche se imperfetta, come oggi si ricercano gli articoli fatti a mano anche se imperfetti rispetto a quelli fatti in serie (la perfezione annoia a quanto pare). Questo è sicuramente vero, il problema è che probabilmente abbonderà anche l’intelligenza umana, come oggi grazie ad internet, il numero di scrittori, analisti, opinionisti, artisti e via dicendo è cresciuto esponenzialmente, così in una società robotizzata, potenzialmente tutta l’umanità si dirigerà verso questi campi e quindi non ci sarà profitto nemmeno in questi. In una futura era di abbondanza tecnologica, la struttura del nostra sistema capitalista, che si base sulla scarsità, non sarà più adeguata. Ovviamente, questo non vuol dire che l’alternativa sia il comunismo, però sicuramente il capitalismo non sarà più funzionale. E per fortuna anche negli ambienti liberisti, si inizia intelligentemente ad interrogarsi su questo importantissimo e direi già attuale problema, come in questo recente articolo di Rischio Calcolato.

Fatte queste considerazioni, è importante sottolineare una cosa. Dove si può spingere l’intelligenza artificiale? L’industria delle idee di cui ci parla Fanelli può sostituirci in maniera totale? Io sostengo due differenze fondamentali. Le macchine dotate di AI potranno sostituire l’uomo in tutti quei campi intellettuali che l’uomo non farebbe gratuitamente (fareste il commercialista o il programmatore senza alcun minimo profitto? A parte rarissimi casi, credo di no) e in tutti quei campi in cui esista uno scopo preciso, un problema da risolvere: come nell’articolo di Rischio Calcolato, l’assistenza agli anziani, oppure la gestione di un’industria, oppure nelle operazioni dentistiche e mediche e via dicendo. Mentre in tutti quei campi che l’uomo farebbe anche gratuitamente, solo per passione (dove quindi essere sostituiti da una macchina non ha senso), oppure che non hanno uno scopo predefinito, campi come possono essere la scrittura, la filosofia, l’arte e via dicendo, dove intelletto ed emozione vanno di pari passo, l’intelligenza artificiale non potrà mai sostituire l’uomo. O almeno, non dovrebbe sostituirlo ma sicuramente potrà affiancarlo. Immaginiamo dei robot che creeranno meravigliose musiche o meravigliosi quadri, potranno stimolare l’attività umana, ma per fortuna, essendo tutti noi soggetti diversi, non saranno mai meravigliosi per tutti o il meglio per tutti. Quindi possiamo sostenere che l’intelligenza artificiale possa benissimo sostituirci in tutti quei campi intellettuali che faremmo a meno di svolgere, ma non in tutti gli altri campi che invece svolgiamo con piacere.

A livello politico, la macchina ci può sostituire? Qua torniamo nelle considerazioni precedenti, la politica è un’attività con uno scopo preciso o senza uno scopo preciso? Sicuramente l’amministrazione di determinati apparati pubblici ha scopi ben precisi, ma io credo che la politica oltre che gestione, sia anche in qualche modo conduzione, direzione, scelta e interpretazione dello scopo della comunità da governare. La nostra società non ha uno scopo preciso, solo la democrazia e i rappresentanti a cui abbiamo dato il compito di guidare il paese, dovranno sceglierlo di volta in volta.  Le macchine potranno sostenere ed aiutare l’attività politica, magari fornendo un accurato quadro degli scenari che ogni scelta potrebbe sviluppare, ma la decisione su quale scenario scegliere ed affrontare, dovrà essere sempre una decisione umana, una decisione politica. Quindi alla domanda iniziale, diciamo che nel campo politico, nessuna macchina potrà sostituirci. Questo potrebbe avvenire, solo nel caso che la comunità abbia deciso uno scopo assoluto e definitivo della propria esistenza, quindi potrebbe delegare ad una macchina tutti i poteri per raggiungere quel determinato scopo, ma una decisione del genere metterebbe seriamente in dubbio la legittimità nel tempo di una società del genere, soprattutto perché le generazioni successive, potrebbero non essere d’accordo sullo scopo della società deciso dalle generazioni precedenti.

Facciamo quindi un piccolo schemino per sintetizzare la nostra visione sull’intelligenza artificiale:

CAMPI DI APPLICAZIONE TOTALE: lavori con scopi manuali ed intellettuali chiaramente definiti e lavori che l’uomo non svolgerebbe mai gratuitamente.
CAMPI DI APPLICAZIONE PARZIALE: lavori con scopi manuali ed intellettuali non definibili e lavori che l’uomo svolgerebbe per passione.

Concludiamo dicendo, che l’intelligenza artificiale, aprirà molteplici campi di discussione, dal nostro punto di vista sosteniamo con forza l’avvento di macchine che possano renderci la vita migliore di quel che è, ma al tempo stesso non abbasseremo mai la guardia nei confronti di eventuali tentazioni che potrebbero spingere l’intelligenza artificiale a soppiantarci, anche se inconsapevolmente.

by Fenrir

Fonte: HESCATON.COM

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