Economia
Patrimoniale e rinvio dei tagli: questo è il piano fiscale dei Socialisti francesi che verrà applicato dopo Bayrou
Con un governo Bayrou in bilico, Macron potrebbe virare sui socialisti per un nuovo esecutivo. Il loro piano economico prevede aumenti di tasse, una nuova patrimoniale sui grandi patrimoni e l’abbandono dei tagli. Un’analisi completa del progetto e delle sue criticità.

Difficilmente il governo Bayrou otterrà la fiducia il prossimo otto settembre. Dato che Macron non ha nessuna intenzione di convocare elezioni che lo vedrebbero perdente, rilancerà con un governo che includa i socialisti, pronti a lasciare l’alleanza con Mélenchon.
Il partito, un tempo maggioritario nella sinistra francese, non vede l’ora di riprendere in mano il volante del potere ed ha preparato un proprio Bilancio dello Stato che è pronto a imporre a Macron è che potremmo riassume con rinvio e cancellazione dei tagli e imposizione di più tasse.
Le previsioni socialiste
Il piano prevede un deficit del 5% nel 2026, seguito da una riduzione limitata ma costante fino al 2032. “Per essere credibile, la ripresa non deve essere recessiva”: “essere credibili non significa assumere impegni insostenibili, ma proporre un percorso che consenta di mantenere tali impegni”, ha spiegato la senatrice Florence Blatrix-Contat. Quindi, per tornare al 3% ci si impiegherebbe sette anni.
La base del programma è la Tassa Zucman, una patrimoniale che tratteremo dopo, e che dovrebbe portare, nelle previsioni francesi, 15 miliardi. Quindi altre tasse, tante tasse, in un paese che ne paga già il 46,2% del PIL:
- la riforma della tassazione sui dividendi e sulle plusvalenze frutterebbe ulteriori 3,8 miliardi.
- La riconfigurazione delle esenzioni dai contributi sociali per le imprese, 2,9 miliardi, perché è lì che si nasconde «il pognon de dingue», secondo il deputato Jérôme Guedj
- un prelievo sociale dell’1% sulle successioni molto ingenti (1 miliardo).
- E un raddoppio della tassa Gafa, cioè sulle grandi del web,, con 800 milioni di euro in palio, e questo porterà alla guerra commerciale con Trump;
- un’intensificazione della lotta contro la frode fiscale e sociale porterebbe ulteriori 3,2 miliardi nelle casse dello Stato.
Da qui partono i tagli, ma “senza gravare sui lavoratori e sui servizi pubblici”. Il PS intende ridurre gli aiuti alle imprese per riservarli alle «microimprese e PMI innovative» e regolamentare le nicchie fiscali, in particolare quelle degli armatori. Il tutto per un alleggerimento stimato della spesa di 4 miliardi. Inoltre, i risparmi sul funzionamento dello Stato, delle sue agenzie o dei vantaggi degli ex ministri ammonterebbero a 5,4 miliardi.
Per quanto riguarda la sicurezza sociale, i socialisti puntano su una regolamentazione del cumulo tra lavoro e pensione e delle indennità di risoluzione consensuale per i redditi molto elevati (1,5 miliardi); una migliore regolamentazione del sistema sanitario (2,7 miliardi); e una «strategia volontaria e massiccia» di prevenzione contro l’alcol, il tabacco e il cibo spazzatura (400 milioni).
Le entrate e i risparmi complessivi ammontano quindi a circa 41 miliardi, non molto lontani dal totale ricercato da François Bayrou. Tuttavia, i socialisti prevedono anche di spendere circa 19 miliardi di euro in un piano di rilancio. In primo luogo per investire – 10 miliardi in sanità, alloggi, trasporti e istruzione -: «A quella destra che passa il tempo a spiegarci che lo Stato deve funzionare come un’impresa […]: un’impresa che non investe è un’impresa finita», ha affermato la senatrice Laurence Rossignol.
Il sogno della Patrimoniale Zucman
L’imposta base di tutta questa finanziaria è la “Tassa Zucman“, dal nome dell’economista, che lavora per Bruxelles, Gabriel Zucman che, partendo dalla considerazione che i grandi patrimoni non pagano una corretta quota di tasse, aveva proposto una tassa del 2% dei grandi patrimoni europei, sopra il miliardo, per finanziare il riarmo europeo.
La tassa nella forma originale prevedeva di dimostrare che, se il super-ricco dimostrava di pagare già il 2% del patrimonio in tasse, non avrebbe dovuto pagarla. Una tassa differenziale, quindi. La versione socialista non sembra tenere conto di questo fattore. Si prevede che 1800 francesi ne sarebbero colpiti, e il patrimonio di 1800 miliardi sarebbe calcolato considerando beni immobili, partecipazioni finanziarie e professionali.
Tutto bellissimo, molto “Socialista”,m quindi invidioso di chi ha successo, ma difficile da applicare:
- prima di tutto l’aliquota del 2% potrebbe essere considerata confiscatoria, quindi incostituzionale;
- si aprirebbe la strada all’esodo fiscale, e senza neanche adare troppo lontano, ma spostandosi in Svizzera o Italia;
- non esiste un database preciso della ricchezza finanziaria e profesionale. Chi sostiene la norma afferma che questa sarebbe l’occasione per crearla, ma, comunque, sarebbe semplice costituire holding dove il controllo non è trasparente, o semplicemente trasferire la residenza di chi possiede ricchezze finanziarie.
Il piano socialista è affascinante, soprattutto per chi si crogiola nel massimalismo e nell’invidia, ma difficilmente avrà successo finanziario. Eppure questa sarà, molto probabilmente, la legge di bilancio del prossimo governo parigino.

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