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PAPASOROS

Che c’azzecca il gesuita Bergoglio con il gesuitico Soros? Anzi, facciamo un passo indietro. Se Bergoglio è un gesuita di nome e di fatto, per scelta di gioventù, perché Soros è gesuitico? Semplice, perché – dello spirito gesuitico, inteso come ipocrita attitudine alla manipolazione del vero a beneficio di un presunto ‘bene’ superiore – egli è l’incarnazione suprema. Il multimiliardario che ama i poveri del mondo, lo speculatore internazionale che supporta i movimenti democratici e le rivoluzioni ‘colorate’, l’apolide senza terra per il quale la terra dev’essere unica per tutti: un succulento mercato senza confini. Notate come ciascuna delle proposizioni di cui sopra gronda contraddizione? Ecco, in ciò sta la quintessenza gesuitica di Soros che, però, si accompagna a un altro fattore: il secondo fine.

Soros non fa mai nulla per nulla – come si conviene a qualsiasi miliardario di rispetto – ma non fa neppure nulla per il motivo dichiarato. Per dire, finanzia le Ong ufficialmente per ragioni umanitarie, ma, in realtà, per collaterali ed effettive ragioni disumane: sponsorizzare lo sradicamento massivo di orde di illusi dalle loro terre per riempire di manovalanza da sfruttare quelle altrui; mica la sua, che non ha: egli è cittadino del mondo! Allo stesso modo, scuce i cordoni della borsa per ‘creare’ dal nulla movimenti d’opinione negli stati non allineati con l’ideologia universalista, materialista, antinazionale destinata a plasmare quella che lui chiama, con pelosa mistificazione, ‘open society’: società aperta.

Detto di Soros – e appurato che Soros non è innocente, proprio perché è gesuitico (le due cose si escludono a vicenda) – che dire di Bergoglio? Quando il Papa ci esorta a sensibilizzarci verso i migranti in balia delle onde, ha ragione? Certo che ha ragione, da un punto di vista umano prima ancora che cristiano (in effetti, di cristiano in senso proprio, c’è davvero poco nel suo pontificato). Oppure ha torto? Certo che ha, anche, torto. Perché il pontefice parla solo della superficie del problema, della punta dell’iceberg. E, sulla superficie, di inumano non c’è nulla: l’Italia, negli ultimi anni, ha accolto, nutrito, curato, mantenuto centinaia di migliaia di migranti. Nello stesso tempo, Francesco trascura la vera radice del male: il traffico di esseri umani, finalizzato alla destabilizzazione sociale e allo sfruttamento dei poveri, gestito da organizzazioni non italiane che non salvano vite sulle nostre coste, ma vanno letteralmente a prendere in Africa plotoni di finti perseguitati per poi sbarcarceli qua. Con ciò deprivando diversi stati africani, dove non c’è guerra nè persecuzione, della loro migliore gioventù per saturare poi una nazione in crisi economica da anni, come la nostra, dove quattro milioni di persone vivono sotto la soglia della povertà.

È umana questa strategia? È cristiana? Con tutta evidenza, no. Eppure Bergoglio non se ne accorge e seguita, imperterrito, a impartirci lezioni di laica moralità, come un Macron qualsiasi, come un Soros con la tiara. Chiudiamo: se Soros è gesuitico perché sa per certo di avere la lingua biforcuta (e la usa da par suo), il gesuita Bergoglio ci è o ci fa? Davvero non vede la realtà sotto gli occhi di tutti, oppure finge soltanto? Risolto questo dubbio avremo sciolto anche il dilemma sulle differenze tra la filosofia del gesuitico Soros e quella del gesuita Bergoglio. E potremmo scoprire che non ve ne sono poi molte.

Francesco Carraro
www.francescocarraro.com


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