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Papa Francesco, la finanza e la crisi Greca

Siamo purtroppo di fronte ad un imbarbarimento sempre più visibile della nostra società, e mi riferisco in particolare a quella europea, dopo che per quasi 3000 anni è stata la fucina della cultura del mondo occidentale. Dalle origini greche, al mondo latino, al medioevo, al rinascimento, fino alla rivoluzione industriale che dalla fine del settecento ad oggi ci ha fatto fare progressi prima assolutamente inimmaginabili, noi europei siamo stati sempre all’avanguardia. Ora qualcosa è cambiato e specialmente da quando verso il finire degli anni 70 del secolo scorso la finanza ha cominciato a dettare legge e a dominare via via sempre di più sul mondo reale, quello dell’economia dei prodotti e dei servizi. La carta che prende il sopravvento, la carta che produce carta, il denaro per fare denaro senza passare attraverso il lavoro che crea il plusvalore come veniva definito nel pensiero marxista. Parliamo principalmente di quella finanza che alimenta sempre di più le diseguaglianze sociali a causa della gestione di un potere sempre più monopolizzato da una piccola minoranza di speculatori globali e di super-ricchi, di cui l’uno percento detiene la ricchezza di metà della popolazione mondiale,  in un circolo vizioso che deve essere spezzato. Questo comportamento egoistico è ormai tipico nella nostra Europa dove in questi giorni si sta decidendo la sorte del popolo greco che con tutte le misure imposte dalla Troika è ormai ridotto allo stremo. Quello che mi fa rabbrividire è che si discute del futuro di un popolo come si discutesse di cose e non di persone, come se la vita di milioni di uomini e donne non avesse alcuna importanza. I Governi che si sono succeduti in Grecia negli ultimi 10-15 anni hanno certamente truccato le carte, e questo è riprovevole, ma perché far ricadere le loro colpe sulla parte più povera del popolo greco che non ha nessuna responsabilità e che negli ultimi anni sta vivendo una catastrofe immane? Da quando la Troika ha iniziato ad “ aiutare” la Grecia, con prestiti che ora non è possibile restituire e imponendo l’austerity, la disoccupazione è salita da poco più dell’8% nel 2007 a oltre il 27%, il debito pubblico sul Pil dal 110% nel 2007 a oltre il 175%. Il 55% delle famiglie ricorre alla Caritas per gli alimenti, il 40% non riesce a pagare le utenze, sempre più persone tagliano sul riscaldamento e chi ha perso il lavoro non ha più assistenza sanitaria, la mortalità infantile è in rapida crescita : riteniamo che questa sia l’Europa dei popoli, l’Europa che tutti noi desideriamo? Riteniamo che la cura abbia portato risultati o abbia peggiorato la situazione iniziale? Ne esce un quadro drammatico dove le elite al potere discutono con grande cinismo di come giustificare il loro “desiderio” di chiudere con gli aiuti al popolo greco che deve scomparire magari anche dalla carta geografica. I loro soldi devono essere salvaguardati, costi quel che costi. Non si era sempre detto che l’idea primaria che aveva guidato i capi di Stato nel perseguire l’idea di una Europa unita era quella di evitare nuove guerre combattute, con milioni di morti, tra gli Stati europei? E questa che cos’è se non una ennesima guerra tra Stati ricchi e Stati poveri dove milioni di persone stanno soffrendo umiliazioni perché private della loro dignità? Ma il concetto di solidarietà, l’aiuto ai più poveri come ci ricorda Papa Francesco dove è andato a finire? Nel suo intervento di qualche giorno fa all’Expo il Papa, rivolgendosi ai politici e al mondo della finanza così si esprimeva : “ non è possibile che non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada mentre lo sia il ribasso di due punti in Borsa. Questo è il frutto della legge di competitività per cui il più forte ha la meglio sul più debole. Attenzione qui noi non siamo di fronte solo alla logica dello sfruttamento ma a quella dello scarto ; gli esclusi non sono solo esclusi o sfruttati ma rifiuti, sono avanzi. Dobbiamo risolvere la radice di tutti i mali che è l’iniquità. Per fare questo ci sono scelte prioritarie : rinunciare all’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e agire sulle cause dell’iniquità “. Cosa significa tutto ciò: tutto ciò significa che un vero Stato europeo, che non sia una accozzaglia di Stati uno diverso dall’altro che non hanno in comune che la moneta, quindi di nuovo la finanza davanti e prima di tutto,  dovrebbe correre in aiuto della sua parte più povera facendo pagare a tutta la comunità lo sforzo economico per portare tutti i cittadini europei ad un livello di base accettabile e dignitoso per tutti avendo un unico governo centrale e stesse regole monetarie, fiscali e di welfare ed un unico debito pubblico condiviso. Probabilmente non ci arriveremo mai, e prima o poi tutto salterà, ma qualcuno sarà in seguito chiamato a rendere conto al popolo europeo.

Alessandro Lelli

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