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PANTHEON LEURISTA E COSMOPOLITISMO (Parte seconda)

Secondo il noto professore di Filosofia A. ZHOK i ‘cosmopoliti’ non sono ‘quelli che vanno all’estero’, i vacanzieri a Miami o i migranti economici, “stringere bulloni a Termini Imerese o a Uppsala difficilmente può contare come progresso spirituale verso l’universalismo della ragione”.

Dice Zhok che il “cosmopolita, il ‘cittadino del mondo, è un membro dei ceti economicamente, socialmente, e talvolta anche culturalmente privilegiati, che scelgono di passare periodi della propria vita, per lavoro o per diletto, in più o meno prestigiose sedi estere”.

Vincenzo Costa, insegnante di Filosofia teorerica, nel suo Élites e populismo spiega che “il mondo della vita di questi ceti è solo una parte del mondo reale, quella parte che vedono dalle loro case al centro di Londra, Roma, Parigi o Milano e, sono vittime di settorialità esperenziale”, in pratica considerano quello l’unico mondo possibile, il solo che sia giusto e che valga la pena di vivere.

Ma, continua Costa, anche “i panettieri di Tor Bella Monaca vivono la loro parte di settorialità esperenziale. Solo che la presunzione” degli ARISTODEM “genera in loro certezze tali da fargli credere di avere uno sguardo più comprensivo e lungimirante, e di potersi definire come avanguardie del progresso a venire, quando invece sono solo pregiudizi in un cofanetto de luxe”

I cosmopoliti, dunque, si fanno forti di concetti filosofici per giustificare i loro più biechi pregiudizi verso chi non ha i mezzi per fare le vacanze a Miami inviare i propri figli a studiare ad Harvard.

Questo lungo cappello, alla fine, ci consente di delineare 2 italie:

1) una metropolitana progressista, cosmopolita e aperta;

2) una provinciale tendenzialmente chiusa e di destra.

Questa la definizione di Youdem che viene fuori dal loro seguente grafico:

gli ITALOPITECHI ARISTODEM vivono tendenzialmente nel cuore delle grandi città e si sentono rappresentanti di quell’élite mondialista che ha diritto, per ragioni filosofiche (universalismo della ragione) e presunzione (superiorità morale e prestazionale), di plasmare il mondo con la loro visione settoriale:

Gli altri non sono al loro livello, gli altri sono la CLASSE SUBALTERNA.

Questo pensiero così razzista è insito sia nei dirigenti delle élite:

Dice Gad Lerner:

“L’Italia leghista è un rivolgimento profondo, sociale e culturale prima ancora che politico, come testimonia il voto nelle ex regioni rosse. Già in passato le classi subalterne si illusero di trovar tutela nella trincea della nazionalità. Non finì bene”.

E questo è Monti:

Tutti loro usano il termine CLASSI SUBALTERNE.

Con tale pensiero essi plasmano i loro adepti:

La violenza e la cattiveria che li contraddistingue, e che trasmettono continuamente attraverso i loro messaggi, può esser soddisfatta solamente dagli Dei che adorano:

iMercati, LEURO e LOSPREAD!

Essi, severi censori di comportamenti non allineati, sperano che gli Dei che adorano possano punire, in questo mondo, non in un altro ultraterreno poichè (da buoni atei) per loro non esiste altro mondo che questo, tutti quelli che “VORREBBERO VIVERE ALLE SPALLE DEI PENSIONATI NORVEGESI”.

Dobbiamo prendiamo atto di questo loro modo di pensare e farcene una ragione, non cambieranno mai! Intanto però noi godiamoci la disperazione nelle loro facce:

Se non ci fossero le elezioni!

Ad maiora.

 


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