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Oro, se i missili bloccano i voli: Dubai resta a terra e il lingotto vola nei future

L’escalation tra USA, Israele e Iran blocca i voli a Dubai: stop alle spedizioni fisiche di oro verso Svizzera e India, mentre i prezzi volano oltre il +3%.

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Mentre la geopolitica mediorientale passa dalle parole ai fatti, con lo scambio di colpi tra Stati Uniti, Israele e Iran, il mercato dell’oro si trova a fare i conti con un paradosso fisico. Se da un lato il valore del metallo prezioso balza verso l’alto, spinto dall’incertezza, dall’altro il “metallo fisico” rischia di restare bloccato nei magazzini. Dubai, snodo cruciale per il commercio mondiale, è attualmente isolata dal punto di vista dei trasporti aerei dedicati.

L‘oro è cresciuto di valutazione per quattro giorni, per poi ritirarsi ieri, come vediamo da Tradingeconomics:

Il blocco logistico di Dubai

L’oro non viaggia su nave come il grano o il petrolio. Per ragioni di sicurezza e, soprattutto, per i costi assicurativi, i lingotti si spostano quasi esclusivamente per via aerea. La sospensione dei voli da e per Dubai, decisa da numerose compagnie aeree a seguito dell’escalation militare, ha creato un imbuto logistico di non poco conto.

Dubai non è solo una meta turistica di lusso, ma un fornitore chiave per centri di raffinazione e consumo come:

  • Svizzera: hub mondiale della raffinazione, con Valcambi, la più grande raffineria al mondo, che è in Canton Ticino;
  • India: il più grande mercato al dettaglio per l’oro fisico da tempo;
  • Hong Kong: porta d’accesso per il mercato asiatico.

Secondo fonti industriali riportate da Reuters, i flussi fisici subiranno una battuta d’arresto per diversi giorni. Quanto questo peserà sulle forniture globali dipenderà esclusivamente dalla durata delle ostilità e dalla riapertura dei corridoi aerei.

Mercati finanziari vs Mercato fisico

Mentre i cargo restano a terra, i terminali di Bloomberg e Reuters corrono. Il future sull’oro ha registrato un balzo del 3% lunedì mattina, avvicinandosi ai massimi storici toccati lo scorso 29 gennaio a 5.594,82 dollari.

Tuttavia, gli operatori mantengono la calma: i grandi hub finanziari come New York (COMEX), Londra, Zurigo e la Cina rimangono operativi. In questa fase, il prezzo è guidato dai flussi finanziari e dalla ricerca di beni rifugio, più che dall’effettiva scarsità di metallo fisico nelle gioiellerie o nelle banche centrali.

La situazione delle scorte: i dati COMEX

Guardando ai dati tecnici del COMEX, la situazione delle consegne a febbraio si è mostrata solida, in linea con i volumi di dicembre. Anche se non abbiamo toccato i picchi record visti nel corso del 2025, la domanda resta storicamente molto forte.

PeriodoVolume ConsegneRispetto alla Media Storica
DicembreElevatoSopra la media
FebbraioCostanteMolto forte
Prospettiva MarzoIncertezza GeopoliticaDa monitorare

Le scorte per l’inizio di marzo sembravano sufficienti a coprire la domanda, ma il nuovo scenario di guerra totale o parziale in Medio Oriente potrebbe cambiare rapidamente le carte in tavola. Sarà interessante osservare se la scarsità di “oro fisico” pronto alla consegna a causa del blocco dei voli finirà per creare un decoupling (un distacco) tra il prezzo dei contratti cartacei e quello del metallo reale, qualcosa di molto pericoloso, per il mercato cartaceo.

In conclusione, l’oro si conferma il termometro della paura. Ma se la febbre sale troppo, il rischio è che non ci siano abbastanza aerei per trasportare la “medicina” dove serve

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