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Oro e Argento: dopo i record del 2025 e il “tonfo” di Capodanno, la corsa ai 5.000 dollari è appena iniziata?
L’oro ha chiuso il 2025 con un +66%, ma il 2026 inizia con una correzione. Tra deficit USA e la “nuova” stampa di moneta della Fed, gli analisti vedono ancora ampi margini di rialzo.

I grafici non mentono mai, ma vanno interpretati. Chi ha osservato i mercati dei metalli preziosi negli ultimi giorni di festa ha assistito a una doccia fredda, o forse a una necessaria presa di profitto. Come evidenziato dalle curve recenti, l’apertura del 2026 per Oro e Argento è stata contrastata, segnata da un deciso ritracciamento dai massimi toccati a fine dicembre.
Ecco qui la quotazione dell’oro:
E qui quella dell’argento:
L’oro, dopo aver sfiorato vette vertiginose, ha subito una correzione che lo ha riportato in area 4.300 – 4.350 dollari, mentre l’argento ha visto un calo ancora più marcato, scendendo dai picchi sopra gli 80 dollari verso quota 72. Eppure, fermarsi a questa “fotografia” di breve periodo sarebbe un errore miope. Per capire dove stiamo andando, bisogna guardare la strada appena percorsa e, soprattutto, la quantità di liquidità che sta per inondare il sistema.
Un 2025 da annali di storia economica
L’anno appena concluso non è stato “buono” per i metalli preziosi; è stato storico. L’oro ha messo a segno la sua migliore performance percentuale dal 1979. Partito da 2.606 dollari nel dicembre precedente, il metallo giallo ha rincorso una serie di massimi storici con un rally superiore al 66%, chiudendo l’anno intorno al livello di 4.325 dollari.
Ma non è stato solo l’oro a brillare. Anzi, in termini relativi, ha fatto peggio dei suoi “cugini” poveri, come riassunto nella seguente tabella:
| Asset | Performance 2025 | Note |
| Oro | +66% | Miglior guadagno dal 1979 |
| Argento | +142% | Un anno record |
| Rame | +41% | Miglior guadagno netto dal 2009 |
Anche Wall Street, inizialmente scettica, si è trovata a dover rincorrere il trend, sorpresa dalla forza di un movimento che ha ignorato le vecchie correlazioni.
Bank of America: “Siamo ancora sottoinvestiti”
Guardando al 2026, la domanda è d’obbligo: la festa è finita? Secondo i grandi player, assolutamente no. Bank of America vede il metallo giallo puntare dritto ai 5.000 dollari l’oncia.
Michael Widner, stratega di BofA, ha sottolineato durante una tavola rotonda a metà dicembre un concetto fondamentale: “Il mercato è ancora sottoinvestito. I mercati rialzisti dell’oro non finiscono perché sono ‘ipercomprati’, ma finiscono quando le motivazioni sottostanti che hanno avviato il trend si esauriscono. E onestamente, non vediamo nulla di tutto ciò”.
I motori del rialzo sono strutturali e ben noti ai lettori attenti:
- Acquisti delle Banche Centrali: Continuano ad accumulare riserve fisiche.
- Deficit Fiscali USA: Fuori controllo e in continua espansione.
- Dollaro Debole: Il biglietto verde ha chiuso il suo anno peggiore dal 2017, con l’indice WSJ Dollar giù di oltre il 6%.
Il ritorno del QE (che non osano chiamare QE)
Qui entra in gioco l’aspetto più interessante per chi segue le dinamiche monetarie. Stephanie Pomboy, presidente di MacroMavens, ha ammesso la sorpresa per la velocità del rally, ma non per la direzione. La sua tesi? La rivalutazione degli asset reali (“hard assets”) sulla carta straccia (“paper assets”) è appena iniziata.
“La logica principale era la mia previsione che avremmo visto una ripresa del QE (Quantitative Easing), e così è stato”, ha spiegato la Pomboy. “So che non lo chiamano QE, o lo chiamano ‘non-QE’, o ‘QE light’. Stanno solo mettendo la punta del piede in acqua, ma mentre voltiamo pagina verso il 2026, il bilancio della Fed diventerà la principale fonte di stimolo monetario”.
La Federal Reserve ha tagliato i tassi per la terza volta consecutiva a dicembre e ha segnalato la ripresa degli acquisti di Treasury. Jerome Powell, con il consueto linguaggio felpato, ha confermato che gli acquisti per la “gestione delle riserve” ammonteranno a 40 miliardi di dollari nel primo mese.
L’espansione del bilancio non è altro che debasement monetario, ovvero svalutazione della moneta. E, come nota ironicamente la Pomboy, “non c’è niente di meglio per i metalli preziosi di questo”. Sebbene un atteggiamento improvvisamente “falco” della Fed resti un rischio tecnico, la strada maestra sembra tracciata dalla necessità di finanziare il debito. Il calo di questi giorni? Probabilmente solo un’occasione di acquisto per chi crede che la stampante monetaria non si fermerà presto.
Domande e risposte
Perché oro e argento sono crollati subito dopo Natale nonostante le previsioni positive?
Si tratta di un classico movimento di “presa di profitto” e volatilità tecnica. Dopo un rialzo “stratosferico” come quello del 2025 (+66% per l’oro e +142% per l’argento), è fisiologico che i trader chiudano le posizioni per incassare i guadagni prima della fine dell’anno fiscale o all’inizio del nuovo. Inoltre, i mercati spesso correggono gli eccessi di breve termine (“ipercomprato”) anche se i fondamentali a lungo termine (deficit, tassi, svalutazione monetaria) rimangono intatti e favorevoli.
Cosa si intende quando si dice che la Fed sta facendo un “QE che non chiama QE”?
Ufficialmente la Fed parla di “gestione delle riserve” per garantire liquidità ai mercati monetari, acquistando titoli di stato per circa 40 miliardi al mese. Tecnicamente non lo etichettano come Quantitative Easing (stimolo economico diretto), ma l’effetto pratico è molto simile: la Banca Centrale espande il proprio bilancio e immette nuova liquidità nel sistema. Per gli economisti attenti, qualsiasi espansione del bilancio in un contesto di deficit elevati equivale a stampare moneta, favorendo gli asset reali come l’oro.
È troppo tardi per investire in metalli preziosi nel 2026?
Secondo gli analisti di Bank of America e MacroMavens, il mercato non è ancora arrivato al capolinea. Ritengono che l’oro sia “sottoinvestito” rispetto alla massa monetaria in circolazione. Con un target price di 5.000 dollari l’oncia e la prospettiva di un dollaro più debole e di continui acquisti da parte delle banche centrali, il trend rialzista potrebbe proseguire. Il calo di inizio anno potrebbe rappresentare un punto di ingresso più favorevole rispetto ai massimi di dicembre.









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