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Nucleare: addio New START. Il crollo dell’ultimo trattato USA-Russia e l’incubo della “Corsa a Tre” con Pechino

Scade il New START: USA, Russia e Cina verso una corsa nucleare a tre senza regole. Ecco i numeri e i rischi del “liberi tutti” atomico.

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Ci siamo. Se non accadrà un miracolo diplomatico dell’ultimo minuto – evento sempre più raro nella realpolitik odierna – giovedì 5 febbraio il mondo si sveglierà per la prima volta dopo cinquant’anni senza una rete di sicurezza nucleare. Il trattato New START scade, e con esso svaniscono gli ultimi vincoli legali che limitavano gli arsenali strategici delle due superpotenze atomiche, Stati Uniti e Russia.

Non è solo una questione tecnica per addetti ai lavori o nostalgici della Guerra Fredda. È un terremoto geopolitico che rischia di trascinare il mondo in una spirale incontrollata, con un terzo incomodo che osserva preoccupato ma determinato: la Cina.

Cos’è il New START e perché sta morendo

Per capire la gravità del momento, facciamo un passo indietro (ma breve, promesso). Il New Strategic Arms Reduction Treaty (New START) è stato firmato nel 2010 da Barack Obama e Dmitry Medvedev. Entrato in vigore nel 2011 e prorogato in extremis nel 2021 da Biden e Putin, è stato l’ultimo baluardo del controllo degli armamenti.

Cosa prevedeva? Numeri chiari e verificabili:

  • Un tetto massimo di 1.550 testate nucleari strategiche dispiegate per ciascuna parte.
  • Un limite di 700 vettori dispiegati (missili balistici intercontinentali ICBM, sottomarini SLBM e bombardieri pesanti).
  • Un sistema di ispezioni reciproche (sospeso di fatto dal 2020/2023, ma giuridicamente vincolante).

Oggi, nel febbraio 2026, lo scenario è radicalmente mutato. Il Presidente Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, ha segnalato chiaramente l’intenzione di lasciar scadere il trattato. “Se scade, scade. Faremo un accordo migliore”, ha dichiarato al New York Times. Mosca, dal canto suo, aveva offerto un’estensione informale di un anno, ma il silenzio di Washington è stato interpretato come una risposta negativa. Come ha laconicamente commentato il vice ministro degli esteri russo Sergei Ryabkov: “La mancanza di una risposta è anch’essa una risposta”.

L’incubo cinese: da spettatore a bersaglio

Qui entra in gioco Pechino. La Cina ha sempre rifiutato di sedersi al tavolo dei negoziati trilaterali (USA-Russia-Cina) voluti da Trump, definendo la richiesta “né giusta né ragionevole”. La motivazione cinese è puramente matematica: il loro arsenale, seppur in crescita, non è paragonabile a quello dei due giganti.

Tuttavia, gli analisti avvertono che il collasso del New START potrebbe innescare proprio ciò che la Cina teme di più: una corsa agli armamenti a tre vie.

Zhao Tong, senior fellow al Carnegie Endowment for International Peace, spiega la dinamica perversa che si sta creando:

  1. Senza i vincoli del New START, Washington avrà le mani libere per aumentare le testate dispiegate, motivata principalmente dal timore dell’ascesa cinese.
  2. Mosca, vedendo crescere l’arsenale USA, potrebbe rispondere sviluppando vettori non convenzionali (come siluri o missili a propulsione nucleare), dato che ha risorse limitate per una competizione meramente numerica.
  3. Pechino, sentendosi minacciata da un’America “slegata”, accelererebbe ulteriormente la sua modernizzazione nucleare.

È un circolo vizioso. Malcolm Davis dell’Australian Strategic Policy Institute (ASPI) è netto: “Una corsa agli armamenti nucleari a tre sarebbe intrinsecamente destabilizzante, specialmente in assenza di misure di monitoraggio e verifica”.

I Numeri: La Disparità che Spaventa (e Motiva) Pechino

Per capire perché la Cina si sente accerchiata, e perché gli USA premono, basta guardare i numeri aggiornati al 2026. Ecco la situazione stimata delle forze in campo:

PaeseTestate Nucleari Totali (Stima)Testate Dispiegate (Pronte all’uso)Trend
Russia~4.309~1.718Stabile / Innovazione qualitativa
Stati Uniti~3.700~1.770In potenziale aumento post-trattato
Cina~600+Non dichiaratoIn rapida crescita (+100/anno)

Fonte dati: elaborazione su stime SIPRI e SCMP.

La Cina possiede almeno 600 testate, con un ritmo di crescita di circa 100 nuove testate all’anno dal 2023. È l’arsenale che cresce più velocemente al mondo. Pechino punta a “rafforzare la deterrenza strategica” nel suo 15° piano quinquennale (2026-2030), i cui dettagli emergeranno a marzo.

La Visione di Pechino: “Non è colpa nostra”

La posizione ufficiale cinese, ribadita martedì dal portavoce del ministero degli esteri Lin Jian, è che la responsabilità della stabilità strategica ricade sulle spalle delle superpotenze. Pechino esorta gli USA a “rispondere positivamente” all’offerta russa, ma al contempo il colonnello in pensione dell’Esercito Popolare di Liberazione, Zhou Bo, avverte: “Se questo trattato viene abbandonato… aumenta inevitabilmente l’incertezza, l’ansia e l’instabilità”.

Zhou Bo sottolinea anche come i piani di Trump per un sistema di difesa missilistica “Golden Dome” (Cupola d’Oro) e la ripresa dei test nucleari (fermi dal 1992) siano visti come provocazioni dirette. Nonostante ciò, ostenta sicurezza: “La Cina continuerà a sviluppare le sue forze nucleari secondo la sua politica stabilita”.

Conclusioni: Verso un Mondo “Senza Rete”?

Siamo di fronte a un paradosso. La fine del New START doveva servire a Trump per “fare un accordo migliore” che includesse la Cina. Il risultato pratico, per ora, sembra essere l’opposto: nessun accordo, nessuna trasparenza, e tre potenze che si guardano in cagnesco con il dito più vicino al grilletto.

Come nota il professor Shi Yinhong della Renmin University, stiamo entrando in una “nuova normalità” dove le azioni contano più dei pezzi di carta: “Gli Stati Uniti continuano a rafforzare le forze nucleari, la Russia minaccia apertamente l’uso del nucleare… Che il trattato esista o meno è, in un certo senso, superficiale”.

Resta da vedere se questa “superficialità” ci porterà verso un nuovo equilibrio del terrore o verso qualcosa di molto più pericoloso. Nel frattempo, i contabili della morte a Washington, Mosca e Pechino stanno già aggiornando i loro file Excel.

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