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Novità trend in agricoltura, per l’autosufficienza e la Sovranità alimentare

 

Sono principalmente due i nuovi trend positivi nel settore economico agroalimentare, di approccio diverso ma con un comune denominatore : il valore essenziale dell’autosufficienza e quindi della Sovranità alimentare.

Il più tecnologico arriva da New York, è la Vertical Farm, mini fattorie con orto verticale sviluppato direttamente all’interno del proprio negozio o ristorante dove si installa una serra idroponica che è una tecnica di agricoltura prevista per i casi di assenza terra, usando un substrato inerte di argilla espansa, fibra di cocco e lana di roccia.
A ditte specializzate è affidato l’allestimento della serra dalle pareti di vetro illuminate di blu, in clima controllato, con umidità, flusso d’aria e temperature adeguate.
La freschezza di verdura, piante aromatiche, funghi è garantita all’interno di grattacieli, saltando il grossista e la Grande Distribuzione Organizzata, attuando quindi un’agricoltura a Km zero.
Evidente che si tratti anche di una strategia di marketing, il ripristino di un contatto, di un’unione con la natura è un elemento di richiamo istintivo per il pubblico-consumatore.
L’idea attuata è comunque interessante in una jungla di asfalto e come alternativa all’agricoltura altamente intensiva, monocolturale come quella Statunitense che di naturale ha già ben poco (sementi sterili OGM in mano a poche multinazionali, fertilizzanti derivati dal petrolio) compreso il metodo distributivo e conservativo mirato all’allungamento della shelf life.

L’altro trend è la riscoperta della Biodiversità, sia in Italia che in Gran Bretagna, nel vecchio continente, culla di civiltà alimentare e non solo.
Facciamo un passo indietro : l’agricoltura inizialmente è nata con la scoperta che i semi conservati potevano essere piantati l’anno successivo ottenendo di nuovo verdura e frutta, selezionando via via le piante per produttività e resistenza alle malattie che tuttavia restavano numerosissime quanto a varietà.
Con l’avvento della agricoltura industriale, si è attuata una fortissima restrizione numerica delle cultivar i cui semi possono essere acquistati presso la grande distribuzione organizzata delle ditte semenzierie.
Alla fine del ‘900 alcuni orticoltori hanno ripreso a piantare semi antichi, ampliando la varietà delle cultivar e della preziosa biodiversità, diventando ai giorni nostri una necessità di ritorno alla terra, ai suoi frutti, alla sua ricchezza. Necessità complice anche dell’insorgenza e sempre maggior diffusione di intolleranze alimentari ingenerate, anche, dalla ingestione ripetuta degli stessi alimenti.
Troviamo oggi semi e orti persino in alcuni centri urbani, per esempio nella città di Tormoderm, in Gran Bretagna cittadini e aziende locali possono raccogliere per strada frutta e ortaggi biologici. Come avviene già in giardini pensili all’ultimo piano di alcuni Hotel di Milano.
Un riscoperto ventaglio di colori, sapori di naturalissimi pomodori neri, ricchi di antociani, pomodori giallo oro, fragole bianche di Cuneo, fragole nere Giubilae, fiori edibili, straordinari lamponi gialli, esaltati da diversi microclimi unici dei vari Paesi.

Il ritorno alla biodiversità della terra del vecchio continente e la vertical farm del nuovo, seppure con metodiche differenti, permettono di realizzare un valore immenso: l’autosufficienza alimentare, il non dover dipendere da nessuno e quindi la Sovranità alimentare per l’Italia e per ogni Nazione. E’ evitare approvvigionamenti alimentari esteri con tutti i rischi di ricattabilità alimentare di sussistenza o di malattie che estinguano le poche varietà usate, è possibilità di autoprodurre ovunque.

Mi viene in mente la capacità e la voglia dimostrata in terreni quasi desertici da Israele con tecniche agricole all’avanguardia per coltivare ottimizzando il minimo uso di acqua, arrivando ad esportare pompelmi, al punto che i “Jaffa” li conosciamo tutti.

Quindi le tecnologie delle nuove tendenze in agricoltura, dove la jungla di asfalto si incontra con la jungla sahariana, si prestano anche a sfide in zone aride senza terra come quelle desertiche, dove il supporto economico a coltivazioni idroponiche e a desalinizzatori (già in uso in Arabia Saudita e in Israele che desalinizza il mar Morto) potrebbero assicurare, VOLENDO, la sovranità alimentare anche degli Stati Africani. Con buona pace di tanta gente.

Dipende dal 5% di chi detiene la ricchezza economica mondiale permettere che si scelga il bene o ostinarsi a condannarci al male.
Dipende da chi consente che esista un 5% che possa decidere per l’umanità intera.

Valentina Lucarelli
Consulente legale, specializzata in Diritto alimentare e consumerismo
Speaker radiofonica


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