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Non c’è democrazia senza cancellazione dell’obbrobrio del green pass e risarcimento del danno

 

Una delle cose buone legate alla caduta del governo Draghi è stata la sparizione del peggior ministro della Repubblica degli ultimi 40 anni. Mi fermo a questo periodo perché è quello di cui ho, più o meno, una  conoscenza diretta, senza dovermi riferire a documenti storici, ma sicuramente l’ex ministro della Salute Roberto Speranza è stato il più nefasto membro governativo dell’ultimo quarantennio.

Appare difficile elencare l’insieme di errori, che un giorno qualcuno valuterà gli aspetti penali. Inoltra la sua opera distruttiva è stata continua, data la sua presenza dal governo Conte II al governo Draghi. Volendo fare un rapido e non esaustivo elenco direi:

  • ha ignorato qualsiasi misura preventiva, perfino quelle previste dai documenti di prevenzioni anti epidemici vecchi di ormai dieci anni;
  • nell’emergenza ha agito con incredibile superficialità;
  • invece che alle cure si  è occupato di scrivere il famoso libro, “Perché guariremo“, finito al macero;
  • ha insistito con gli obblighi vaccinali, comprensivi di terza dose, anche quando orai era chiaro che non fermassero il contagio;
  • è stato uno dei fautori di terza e quarta dose, la cui utilità è, per lo meno, dubbia;
  • ha attaccato la magistratura nel momento in cui ha iniziato a reintegrare i medici che non si sono vaccinati, come da banale logica giuridica.

Il suo operato è condannabile;

  • perché ha ingiustificatamente  limitato le libertà dei cittadini, forzando la concezione originale del Green Pass e rendendolo un passaporto vaccinale;
  • ha sbagliato completamente gli acquisti dei vaccini, che ora andranno al macero, causando un probabile danno erariale;
  • si oppone ostinatamente a cancellare le due maggiori storture ancora presenti ora, cioè le multe agli ultra cinquantenni non vaccinati e il tutale reintegro del personale docente e sanitario.

La storia e magari la magistratura si occuperà di questi fatti. Intanto però restano delle importanti ferite che l’emergenza ha lasciato al tessuto democratico della nazione, dalle multe, ai licenziamenti e sospensioni, ai demansionamenti, alla stessa presenza teorica del Green pass, con la possibilità di sua reintroduzione in futuro. Tutte queste misure sono state completamente inefficaci come dimostra l’andamento epidemico che è proseguito nonostante le vaccinazioni, i richiami etc

Data l’inefficacia oggettiva di tutte queste misure, proprio alla vigilia delle elezioni si rende necessario che le forze politiche che si richiamano ai concetti di “Libertà” e “Democrazia” pongano nel proprio programma, in modo esplicito, la riparazione dei danni compiuti, per quanto possibile, e l’impegno a non ripetere i danni del passato. A chi afferma che la limitazione della libertà è giustificata dalla pandemia basta far notare che ogni dato, dai casi al numero dei morti, mostra come questa misura sia stata inutile, anzi totalmente arbitraria: i casi vanno secondo le proprie tendenze, l’Italia ha un numero di decessi elevatissimo. La libertà personale è qualcosa che non può essere limitato solo per un’impressione o un’idea momentanea, ma è insita nei diritti dell’uomo.  Nessuna  forza politica che si dica democratica può pensare di limitarla in modo arbitrario, come è successo in passato.

Spesso si parla di precondizioni per il gioco politico, come il rispetto delle regole democratiche o la declamata onesta. Che questa volta la condizione sia l’assicurazione del rispetto della libertà personale e la riparazione dei danni causati dalle decisioni emergenziali. Chi non si adeguerà a questi semplici presupposti è come se ripudiasse le radici della democrazia. 


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