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NIENTE FCA PER RENAULT: SALTATO L’ACCORDO FRA LE DUE CASE AUTOMOBILISTICHE (AGGIORNATO). Ora proponiamo una politica industriale

 

Brutalmente ed improvvisamente come era venuto, l’accordo fra FCA e Renault se ne va, e la colpa è tutta dei francesi. Dopo sei ore di colloqui fra le due delegazioni la FCA ha ritirato l’offerta per una fusione alla pari che avrebbe condotto alla creazione di un gruppo indusstriale da 33 miliairdi diffuso a livello globale.

Le motivazioni per la cancellazione dell’offerta sono le seguenti:

  • un atteggiamento dilatorio da parte del governo francese, che, nonostante la disponibilità italiana, non si era detto pronto a concludere prima di aver sentito il partner Nissan;
  • le richieste dello stato francese, che si ritiene avrebbero reso troppo rigida la gestione del gruppo;
  • l’ostilità aperta dei sindacati francesi all’unione fra le due aziende con possibilità di duplicati ed eccessi di forze lavorative.

Insomma i francesi danno la precedenza alla partnership con Nissan, anche se il gruppo giapponese era disposto a non mettersi per traverso ed astenersi nella votazione in assemblea. Probabilmente a spaventare il board FCA sono state sia le richieste di un dividendo straordinario da parte del governo francese, che avrebbe indebolito la capitalizzazione del gruppo insieme al’ostilità di gran parte della politica francese. Mica  tutti sono gelatine come gli italiani, ed un’eventuale retromarcia di FCA potrà avvenire solo con garanzie di non intromissione pubblica eccessiva.

Nelle trattative afterhours FCA ha perso il 3,76, e Nissan oggi perde 1%.

Comunque la vicenda è stata utile,, perchè ha messo in evidenza una serie di elementi di cui la politica italiana , oltre che gli altri azionisti, dovrebbero tenere conto:

  • Exor , cioè Elkan – Agnelli, è disposta a tutto pur di liberarsi del peso di FCA e fare soldi pochi, maledetti e subito;
  • post Marchionne non esiste una visione strategica di lungo periodo in FCA, ma si naviga a vista, senza molte idee, come mostra una trattativa fiorita e svanita in 15 giorni.

Da un lato possiamo ringraziar l’ingordigia dei politici parigini Macron – Style, che perdono l’occasione di acquisire FCA a costo zero per avidità. Dall’altro FCA gode di una flessibilità senza pari al mondo negli impianti italiani grazie all’uso spregiudicato, ed a carico del contribuente italiano, della Cassa Integrazione Straordinaria, e questo fattore dovrebbe essere adeguatamente valorizzato da parte del MISE. FCA deve essere aiutata, ma a precise condizioni che il gruppo mantenga una sua permanenza di lungo periodo, e non solo come assemblaggio, nel nostro Paese. Si può investire nell’auto, ma se questa dà degli utili sociali e tecnologici all’Italia, se no meglio pensare ad una exit strategy di successo. Di predatori ne abbiamo già più che a sufficienza.

 

AGGIORNAMENTO:

Chi guadagnava nell’acccordo? Ce lo dice la borsa. Oggi così apre Renault

e qui FCA

Renault perde il 6% , FCA 1%, quindi chi ci guadagnava dall’accordo? Gli investitori hanno delle idee ben precise…

 


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