Attualità
New York: Dopo Popcorn e Coca-Cola, Arriverà la Cannabis al Cinema?
A New TYork, per fare cassa e riempire i cinema qualcuno pensa di far fumare cannabis all’interno. Nessuno pensa alla salute, ma almeno i film sembreranno migliori

Sembra che la Grande Mela non smetta mai di cercare nuovi modi per regolare – e tassare – ogni aspetto della vita quotidiana, anche con misure che saranno molto controverse, come la legalizzazione della cannabis.
L’ultima frontiera, stando a quanto riportato da funzionari dell’Office of Cannabis Management (OCM) dello Stato di New York, potrebbe essere la vendita e il consumo di cannabis direttamente nelle sale cinematografiche. Un’idea che suona quasi come una parodia della normalizzazione, ma che apre scenari economici e normativi complessi.
Attualmente, nonostante la legalizzazione, la cannabis a New York può essere venduta solo in dispensari autorizzati o micro-imprese con licenza specifica. L’alcool, invece, scorre liberamente in molti cinema da tempo. Per permettere ai newyorkesi di accompagnare l’ultimo blockbuster con uno spinello legale acquistato in loco, servirebbero, secondo Taylor Randi Lee dell’OCM, permessi per eventi speciali o licenze per “consumption lounge”. Peccato che, ad oggi, questi strumenti normativi nello Stato di New York… semplicemente non esistano. Si pianificano per il futuro, certo, ma con la velocità e le complicazioni che hanno caratterizzato l’intera implementazione della legalizzazione nello stato, c’è da essere scettici sui tempi.
Questa “innovazione” arriva mentre New York cerca faticosamente di raddrizzare un mercato della cannabis partito a rilento, impantanato tra cause legali e ritardi burocratici e che non ha generato le entrate che si aspettavano gli amministratori. Recentemente, la Governatrice Kathy Hochul ha firmato leggi per espandere i “farmers market” della cannabis, eventi temporanei nati per tamponare la lentezza nell’apertura dei negozi tradizionali e dare sfogo ai produttori. Un mercato che, nonostante tutto, secondo dati ufficiali avrebbe generato vendite per 1 miliardo di dollari dal lancio, cifra che tuttavia va letta nel contesto delle enormi difficoltà incontrate da molti piccoli operatori.
E qui emerge il paradosso tipicamente statalista: mentre si ipotizzano scenari da “cinema e cannabis”, molti piccoli imprenditori, specialmente quelli appartenenti al programma CAURD (Conditional Adult-Use Retail Dispensary), pensato per favorire l’equità sociale, annaspano. Critiche feroci sono state mosse da associazioni come NAACP e Drug Policy Alliance, accusando le autorità statali di favorire le grandi corporation a scapito dei piccoli e dei soggetti più colpiti dalla precedente proibizione, gravati da prestiti onerosi erogati da fondi statali. Lo Stato crea il problema (proibizionismo), poi offre una soluzione complessa (legalizzazione iper-regolata), favorisce alcuni (spesso i più grandi o connessi) e lascia indietro altri.
Si lanciano programmi di sovvenzioni fino a 30.000 dollari per coprire i costi di avvio, ma intanto persistono ostacoli enormi, come l’accesso ai servizi bancari, problema su cui lo Stato cerca di intervenire facilitando la comunicazione tra banche e OCM, ma senza risolvere il nodo federale, dove la cannabis è ancora illegale e che quindi rende molto complicato aprire rapporti bancari, vincolati da norme federali.
Quindi lo stato vuole che la cannabis sia venduta e tassata, quasi ovunque, per fare cassa, da spendere in iniziative così così. l gestori dei cinema vorrebbero lo spinello per rilanciare lesale cinematografiche vuote. Ovviamente nessuno, o quasi , pensa alla salute pubblica, fisica e mentale. Si vietano le sigarette, ma si permettono canne e alcol al cinema. Poi non stupitevi se la vita media negli USA sia molto più bassa rispetto all’Europa. Comunque un lato positivo dell’iniziativa può esserci: anche le porcherie di Hollywood possono sembrare dei capolavori, dopo una canna.
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