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Nevada: il geotermico batte il solare con batterie. La resa dei conti sui costi dell’energia

Nel soleggiato Nevada il geotermico batte il solare con batterie a 105 $/MWh: la resa dei conti economica tra fornitura continua e limiti della rete.

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Nel cuore assolato del Nevada si è appena consumato un ribaltamento storico che rischia di mandare in frantumi le certezze della transizione energetica a tappe forzate. Una fonte continua e senza sosta come il geotermico costa ora meno dell’accoppiata tra pannelli fotovoltaici e batterie d’accumulo.

Non sono solo ipotesi, ma siamo di fronte a offerte vincolanti depositate nei piani ufficiali della società elettrica NV Energy. Per anni ci hanno spiegato che il sole avrebbe spazzato via ogni alternativa grazie a costi marginali nulli, ma la realtà dei numeri e della fisica presenta il conto.

I numeri del sorpasso

Nei documenti ufficiali di NV Energy per il piano 2026, tre progetti geotermici hanno offerto energia a un prezzo compreso tra 105 e 107 dollari per megawattora ($/MWh).

La media ponderata per il geotermico si ferma a 105,56 $/MWh su 180 MW complessivi. Nello stesso identico bando, la media ponderata degli 11 progetti fotovoltaici con batterie (per un totale di 4.370 MW) è salita a 113,89 $/MWh.

TecnologiaCapacità offertaCosto medio ponderato ($/MWh)
Geotermico180 MW105,56 $
Solare + Accumulo4.370 MW113,89 $

Il geotermico risulta più economico di circa il 7%. Può sembrare un margine ridotto, ma assume una portata dirompente se si considera che avviene nello Stato più soleggiato d’America.

L’illusione delle batterie e i costi fuori controllo del solare

Il sorpasso nasce da due fattori convergenti: il perfezionamento delle tecniche di perforazione e la brusca frenata economica del fotovoltaico. Solo due anni fa, i progetti solare più batterie proposti a NV Energy viaggiavano sui 94 $/MWh.

Oggi la musica è cambiata. Il progetto Boulder Solar III, ad esempio, ha visto il proprio prezzo di riferimento schizzare da 85 a ben 125 $/MWh. Le cause? Burocrazia asfissiante, rincaro dei terreni, tassi di interesse elevati e, soprattutto, i pesanti dazi commerciali sulla componentistica asiatica.

C’è poi una questione tecnica cruciale che il mercato non può più ignorare: cosa si compra davvero con quei soldi.

  • Fornitura continua (24/7): il calore sotterraneo produce elettricità costante giorno e notte, indipendentemente dal meteo o dalla stagione.
  • Limiti dell’accumulo: le offerte solari prevedono batterie da sole 4 ore di autonomia. Coprire 12 o 24 ore di buio farebbe esplodere i costi a livelli insostenibili, senza comunque risolvere le carenze durante le settimane nuvolose.

I colossi dell’intelligenza artificiale hanno già scelto

Non stupisce quindi che chi ha bisogno di potenza continua e senza interruzioni non compri promesse, ma kilowattora solidi. I centri di calcolo per l’intelligenza artificiale divorano energia a ciclo continuo e i giganti tecnologici si stanno muovendo di conseguenza.

Google ha già sottoscritto accordi per sostenere fino a 150 MW di nuovo geotermico con Ormat. Amazon ha blindato 100 MW con la società Zanskar.

Sul piano normativo, le agevolazioni federali statunitensi stanno premiando la lungimiranza: mentre i crediti fiscali per solare ed eolico si stringono rapidamente per chi non ha aperto i cantieri, il geotermico e i sistemi di stoccaggio godono del credito d’imposta pieno fino al 2033.

Nel frattempo, le tecniche mutuate dall’industria petrolifera stanno accelerando i tempi: l’innovazione sui pozzi profondi ha ridotto i tempi di scavo fino al 143%, portando il Dipartimento dell’Energia a puntare su un costo obiettivo di appena 45 $/MWh entro il 2035.

Il paradosso di Wall Street

Mentre sul terreno operativo i contratti si chiudono, sui mercati finanziari regna il panico. Le azioni delle società geotermiche quotate sono state travolte dalle vendite.

Ormat cede circa il 19% da inizio anno. La matricola Fervo Energy, sbarcata sul listino a maggio a 27 dollari e salita a 36, è crollata a circa 9 dollari, perdendo il 64% rispetto al collocamento, complici gli attacchi dei fondi ribassisti e i colli di bottiglia delle reti di trasmissione. Un paradosso tipico della finanza moderna: i titoli soffrono la volatilità e i vincoli infrastrutturali, ma alla fine sarà l’uso industriale a segnalarne il successo o meno delle azioni. Quando nella pratica gli impianti geotermici moderni si riveleranno più convenienti del solare e più rapidi del nucleare nella realizzazione, le cose cambieranno a fondo.

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