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Nel 2011 la rottura dell’euro minacciava l’economia globale. Oggi grazie alla sua debolezza l’euro minaccia l’economia USA: ci sono dunque le condizioni per rompere la moneta unica?

Come cambiano le cose: nel 2011 Germania e Francia “vendettero” all’amministrazione Obama il fatto che una rottura dell’euro – ai tempi molto prossima – minacciava l’allora traballante economia globale. Qualche verità c’era in tale affermazione – ed anche molto interesse tedesco quale unico paese ad avvantaggiarsi veramente dalla moneta unica -: in effetti nella primavera del 2011 Berlusconi aveva portato a Napolitano una proposta appunto per “minacciare seriamente” l’uscita dall’euro da parte dell’Italia subodorando il fatto che le economie francesi e tedesche che erano uscite a pezzi dalla crisi subprime (leggasi, il loro sistema bancario rischiava di essere tecnicamente fallito, ndr) necessitavano di spostare la crisi sui periferici per salvarsi. E soprattutto sull’Italia, paese ricco che usciva da vero vincente dal post Lehman, unico paese occidentale a non aver dovuto salvare il sistema bancario con soldi pubblici. Peccato che l’ex Presidente della Repubblica invece di supportare il Governo di allora si sia indirizzato verso il suo abbattimento accanendosi in particolare con Berlusconi (molto facile visto il personaggio ed i suoi non pochi vizi personali, che non fanno parte però né dell’aspetto politico né degli interessi del Paese): certamente ci fu un danno per la nazione, danno che paghiamo ancora oggi con alta disoccupazione e bassissima crescita oltre ad aver bruciato un tesoretto di circa 300 mld di euro dal 2011 che sarebbe potuto invece essere stato investito per ripagare il debito il debito estero con il fine di non essere più ricattabili dallo spread*. La caduta di Berlusconi del 2011 e l’attacco alla Libya – morte dell’alleato dell’Italia M. Gheddafi inclusa – sono tutti fenomeni da ascriversi ad un unico piano ordito dall’estero ed implementato grazie a forme di collaborazionismo interno (…).

Ma il punto è un altro: la caduta del più grande alleato non anglosassone degli USA – inclusa la caduta dell’iper alleato Berlusconi – è stata resa possibile se non con un contributo diretto almeno da un avallo da parte della Casa Bianca anche frutto della dichiarata antipatia tra i due leaders, Obama e Berlusconi (per colpa del Cavaliere per altro, certe battute doveva risparmiarsele, …). E la giustificazione di tale presa di posizione fu proprio quella data da Germania e Francia ossia l’assioma rottura dell’euro uguale minaccia all’economia mondiale. Con uno sforzo all’unisono come solo i tedeschi sanno fare tutto il sistema germanico iniziò nelle varie sedi a mandare lo stesso messaggio, anche Think Tank fino a quel momento indipendenti si associarono nel far riverberare lo stesso preciso monito, vedasi le posizioni del Bertelsmann Stiftung**. Il motivo era semplice: il sistema tedesco nel 2011 rischiava il fallimento, forse ci si dimentica che a fine 2010 Opel era tecnicamente fallita – indotto incluso – assieme ad una miriade di banche locali (ancora oggi di proprietà pubblica). E poi il gruppo Merkle, Porsche e potenzialmente tutto l’ingranaggio che forniva risorse finanziarie all’industria tedesca. Sforzo mirabile quello germanico se non fosse che è stato a detrimento soprattutto del mio Paese, che è anche il motivo per cui sto scrivendo questo articolo.

Si sa che le cose cambiano in fretta. Oggi a 4 anni di distanza ci troviamo nella situazione opposta: l’austerità germano-imposta al resto d’Europa sta facendo fracassare molte economie europee soprattutto periferiche fino a convincere i tedeschi ad accettare il QE di Draghi. Ma il diavolo sta nei dettagli: proprio mentre gli USA terminano il proprio QE anche a fronte di un’economia americana finalmente in buona forma l’Europa inizia a stampare a ritmi forsennati. Ossia, la moneta unica sta collassando nel rapporto con il dollaro USA. E quando si dice collassare si intende proprio il termine usato, quasi un infarto economico: la valuta Usa ha perso circa 30 figure in meno di un anno, una botta così ucciderebbe l’economia di qualsiasi paese. Ed infatti gli esportatori americani, le corporates, in breve i soggetti che detengono il vero potere oltreoceano – ossia gli stessi che hanno fatto eleggere Obama 6 anni fa, ndr – sono destinati ad un hard landing, atterraggio disastroso: chi comprerà i prodotti americani con un dollaro verso la parità o anche più in basso? Questo è stato un effetto secondario della politica estera USA degli ultimi anni, un effetto non ben calcolato: infatti assieme al QE europeo lo swap sino russo sta rafforzando il dollaro, come spiegato in passato*** (…). [In questo contesto non stupisce che Weidmann sia contrario al QE di Draghi, abbia capito il rischio prospettico di una contrapposizione valutaria con gli USA, vedasi oltre].

L’amministrazione Obama deve prepararsi al peggio, gli effetti del dollaro forte impiegheranno un annetto prima di riflettersi sull’economia a stelle e strisce. Ossia arriveranno appena prima delle elezioni presidenziali del 2016, con buona pace di Hillary Clinton che probabilmente a causa di politiche poco avvedute del suo predecessore democratico molto probabilmente potrà dedicare i successivi 4 anni ad accudire i nipoti. O meglio, se il dollaro non si sgonfia rapidamente l’economia USA rischia di collassare ed i democratici di perdere la Casa Bianca per un bel po’ di tempo****

 

Dunque, ecco il driver: oggi può seriamente essere nell’interesse USA far rompere l’euro con il fine di spostare l’enorme massa di denaro oggi in circolazione verso l’acquisto della valuta del paese più in forma, la Germania. Ossia, rompendo l’euro la valuta USA si indebolirebbe a (s)favore di quella tedesca che andrebbe in orbita! A seguito di tale evento possiamo tranquillamente ipotizzare un cambio marco-dollaro a 1.50 o 1.80, fracassando l’effimera ricchezza tedesca guadagnata sulla pelle dei periferici a partire dal 2010! A quel punto la macchina di esportazione tedesca si bloccherebbe, ad esempio sfido chiunque in Italia a comprare una per altro ottima Audi se costasse il doppio di un equivalente Fiat… SI RICORDI CHE L’EURO OGGI E’ DEBOLE SOLO GRAZIE ALLA PRESENZA DEI PERIFERICI NELLA COMPAGINE DELLA MONETA UNICA, IN QUESTO CONTESTO I PERIFERICI SERVONO ENORMEMENTE DI PIU’ ALLA GERMANIA PER EVITARE LA CRISI CHE LA GERMANIA (AUSTERA) AI PERIFERICI PER USCIRNE!

 

L’unico ostacolo nel concretizzare tale eventualità sta nel timore geopolitico di Washington di vedere un avvicinamento tra Germania e Russia e quindi Europa-Russia. Il problema mi sembra molto relativo. Prima di tutto l’Europa periferica, in particolare l’Italia, è molto più vicina agli USA di quanto si possa supporre pur anche dopo 7 anni di travagliato rapporto con la corrente amministrazione: gli oriundi sono una potenza e, soprattutto, una garanzia di continuità nel rapporto assieme alle innumerevoli basi militari messe a disposizione dello zio Sam nel Mediterraneo. Per quando riguarda la Germania il problema non è se tradirà l’America ma piuttosto riconoscere che lo ha già fatto.

Basterebbe andare a vedere le intercettazioni di Frau Merkel degli ultimi tre anni prima che i tedeschi corressero tardivamente ai ripari. O ricordare che l’annessione alla NATO dell’Ucraina fu bloccata nel 2008/09 proprio dalla Germania [fonte: Limes]. O rilevare l’inconcludenza nelle posizioni tedesche anti russe degli ultimi due anni. O verificare la presenza nel board del più grande progetto energetico europeo degli ultimi 50 anni di un ex primo ministro tedesco (Nord Stream) [fino a far ascendere la Germania a livello di partner della Russia secondo lo schema di Limes?, ndr]. E se non bastasse si potrebbe andare a fare la conta degli enormi interessi corporate tedeschi in Russia….

Insomma, l’Europa è tutt’altro che tedesca, sia nel cuore che nel portafoglio, in particolare i periferici che sono stati bastonati da Berlino solo per garantire nel post Lehman il benessere economico dei popoli del nord a scapito dei propri. Lo ripeterò fino alla noia: se uno deve proprio avere un padrone meglio averlo ricchissimo e se possibile molto lontano (della serie, amo talmente tanto la Germania che preferivo quando ce n’eran due…).

Chi scrive è e sarà amico inossidabile degli USA. Per altro non è necessario tirare in ballo l’amicizia per osservare che oggi all’Europa che deve sopportare l’austerità made in Germany – leggasi, la maggioranza degli europei – conviene enormemente di più tornare verso un equilibrio incentrato su Washington, per altro alleandosi con un Paese che non ha bisogno di affamare i propri vicini per prosperare….

Mitt Dolcino

______________________

*https://scenarieconomici.it/debito-pubblico-dallinizio-crisi-aumentato-500-miliardi-euro/

**https://scenarieconomici.it/impatto-economico-delluscita-dalleuro-dei-paesi-sud-europei-secondo-la-bertelsmann-stiftung-litalia-possibile-artefice-del-crollo-economico-mondiale/

***https://scenarieconomici.it/swap-sino-cinese-funziona-dunque-gli-strumenti-pressione-mosca-inutili-petrolio-inizia-risalita/

****E’ netta la sensazione da parte degli operatori di mercato che la corrente amministrazione USA per la prima volta (dal dopoguerra) possa aver perso il controllo del cambio del dollaro sui mercati internazionali: l’ultima vera crisi del capitalismo, anche allora coincidente con una forte salita del biglietto verde,  fu quella da cui derivarono i famosi Accordi del Plaza che portarono dopo un’impennata del dollaro al suo crollo ma a fronte di una ben congegnata strategia monetaria/fiscale lato USA condivisa a livello globale tra tutti coloro che ai tempi erano gli attori principali (…). Appunto, quelli del Plaza furono accordi condivisi incentrati su un esperimento politico-economico anticonvenzionale – che oggi possiamo dire di successo – governato dagli USA con Paul Volcker alla Fed e Reagan Presidente: oggi l’incredibile salita della valuta statunitense non ha dietro una strategia ed un obiettivo pro America, sembra anzi non esserci nessun interesse a trovare una soluzione globale condivisa [direi il contrario…]. Gli States rischiano anzi di essere vittima della salita del dollaro senza per altro essere in grado – così sembra – di dominare tale dinamica in modo pacifico! [ad es., se a causa dell’impennata del cambio la Cina dovesse abbandonare il peg con il dollaro e questo fosse voluto Washingon si rischierebbe comunque di fare crollare tutte le economie emergenti e con esse anche i profitti delle corporates che con il gigante cinese – unico ancora in crescita sostenuta, e con gli emergenti in generale – fanno affari].

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