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MPS: FINE DEI GIOCHI? LE PERDITE AGLI OBBLIGAZIONISTI NON PER FARVI RISPARMIARE TASSE, MA PER VOLERE DELL’EUROPA.

 

Ormai è ufficiale: l’aumento di capitale per Monte Paschi Siena è fallito. La causa di questo evento non è legato tanto ai risparmiatori retail che possedevano la famosa emissioni 2008-2018 per oltre 2 miliardi, emissione TIER II, e che sono corsi a convertire, ma l’assenza di investitori istituzionali pesanti. Per mesi si è andati avanti parlando di fondi esotici, di Qatar , etc, salvo poi scoprire che si trattava solo di parole al vento. 

Che succede ora alla banca ed a questi 40 mila risparmiatori ? Prima di tutto NON si tratta di un Bail In , ma di una operazione definita di “Ricapitalizzazione preventiva“, che dovrebbe rafforzare la struttura patrimoniale della banca per evitare il bail in. In quest’ottica devono essere visti i 20 miliardi messi a disposizione dallo stato con il recente decreto che, presumibilmente, verrà reso pubblico il 23/12 nel suo testo completo.

Quello che è certo è che la conversione delle obbligazioni subordinate in azioni non avverrà al valore previsto dall’aumento di capitale appena terminato , cioè 80% del valore nominale per le obbligazioni TIER 1 (riservate ad operatori professionali, tranne una piccola obbligazione che sarebbe stata convertita ad un tasso inferiore) e 100% per le obbligazioni TIER 2 , fra cui le famose “Retail”. No, purtroppo questa opportunità è finita . Ora la conversione sarà effettuata con un rapporto  PEGGIORATIVO, molto più basso. 

Quindi gli obbligazionisti subiranno una pesante decurtazione. Certo, ma normativa prevede che sia possibile rimborsare gli obbligazionisti danneggiati, ma:

  • solo per i casi di “Misselling”, cioè di vendite a risparmiatori con profili MIFID non adeguati;
  • comunque passeranno almeno 18 mesi prima che i risparmiatori vedano anche solo un euro.

L’operazione si tradurrà in un’ennesima bastonatura dei risparmiatori. L’entità della decurtazione non è conosciuta perchè dipende da una trattativa che, guarda caso, lo Stato Italiano deve avere con Bruxelles: infatti la punizione dei risparmiatori NON è dovuta alla volontà di preservare i contribuenti, che non ci mettono un centesimo, ma solo dalla volontà dell’Unione Europea.

In attesa che vengano rivelati i contenuti del decreto Ministeriale di rifinanziamento ed il volume di decurtazione dei valori degli obbligazionisti subordinati, chi devono ringraziare i risparmiatori per le loro perdite:

a) La Banca, sia per non essere stata in grado di superare completamente l’era Mussari, sia per non aver accettato alcuna soluzione alternativa, pure prospettata, che non comportasse questo enorme aumento di capitali

b) JP Morgan e Mediobanca, che hanno guidato l’istituto nel vicolo cieco di un piano farlocco, Chi ha coltivato le illusione che alla fine potesse giungere un “Cavaliere bianco” Arabo ?

3) Il Governo, iniziando da Renzi che ha fatto pressioni affinchè tutta l’operazione fosse postposta dopo il referendum per “Non disturbare il manovratore” e, magari,poter godere degli effetti politici della vittoria del SI. Un errore clamoroso, incredibile.

4) Il Governo Gentiloni, timido, non in grado di affermare e difendere l’interesse nazionale, preso dal piccolo cabotaggio politico e succube dell’Unione Europea.

5) L’Unione Europea, che non è interessata per nulla alle banche italiane, ai risparmiatori, ai contribuenti, ma , come dice lart 41 della normativa BRRD: ”  È opportuno, in particolare, che le misure di garanzia dello Stato ottengano l’approvazione ai sensi della disciplina degli aiuti di Stato e non facciano parte di un pacchetto d’aiuto più ampio, ” per cui quello che interessa alla UE è che non venga “Toccata la concorrenza”, anche quando questa NON ESISTA (nessuna banca straniera ne viene danneggiata, anzi viene tutelato il sistema creditizio europeo) e ciò avvenga alle spese di tutto un sistema economico. Gli italiani possono morire per strada, ma non possono calpestare l’erba dell’aiuola delle direttive europee.

Il premio nobel Stiglitz mesi fa fece notare come l’applicazione rigida delle normative europee a punizione degli obbligazioni italiani potrebbe portare ad una crisi di credibilità dell’Unione Europea ed, eventualmente , ad un referendum contro l’Unione. Evidentemente questo logico timore non arriva nè a Roma, nè a Juncker.

 

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