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MODELLI MACROECONOMICI MICROFONDATI ALTERNATIVI A QUELLI UTILIZZATI DALL’ECONOMIA MAINSTREAM. LA RIVALUTAZIONE DEL RUOLO STABILIZZANTE DELLE POLITICHE FISCALI E IL NONSENSO DELL’OUTPUT GAP. (di Marco Biagetti)

 

 

 

Il modello NAIRCU-NAIRU è quello attualmente utilizzato, si basa sul fatto che sono fattori esogeni possono modificare un concetto statico di “Capacità Potenziale”, vista come un valore asintotico fisso, che può cambiare solo per shock esterni. Però una visione Kaleckiana e Keynesiana vede questo valore limite come influenzato anche da shock della domanda: la domanda genera l’offerta, non viceversa. Del resto i grandi avanzamenti tecnici sono legati al fatto che questi sono stati figli di una ricerca mirata, non un fattore puramente casuale. Perfino il viaggio di Colombo non fu un fatto casuale, ma figlio di una domanda interna, anche se le conseguenze, come spesso accade nella Storia, non furono quelle previste. Se fosse stato applicato il NAIRCU-NAIRU la regina Isabella non lo avrebbe mai finanziato. 

La macroeconomia neoclassica si è sviluppata attorno al concetto di equilibrio e di un centro di gravità fisso ed asintoticamente stabile. Supponendo l’esistenza di un tasso d’interesse naturale, di un tasso di disoccupazione naturale, di una produzione naturale, il paradigma neoclassico si è concentrato sulle divergenze transitorie fra effettive realizzazioni produttive ed equilibri strutturali, fornendo una dicotomia teorica fra le fasi di squilibrio di breve periodo e i cosiddetti stati stazionari di lungo periodo o i sentieri bilanciati di crescita. Recenti sviluppi in macroeconomia portano avanti ancora tale paradigma, rimpiazzando concetti come il NRU o il NAIRU con il prodotto naturale o potenziale. È il caso della scuola del Real Business Cycle (RBC) e dei modelli Dynamic Stochastic General Equilibrium (DSGE) che rappresentano degli equivalenti metodologici ai concetti sopra menzionati che invece riguardavano precipuamente il fenomeno della disoccupazione d’equilibrio. Per costruzione, l’economia gravita attorno ad un NAIRCU (non-accelerating inflation rate of capacity utiization) ovvero ad una produzione potenziale, totalmente esogena e determinata solamente dall’offerta.

Tutte le analisi economiche effettuate da varie istituzioni internazionali – incluso il FMI – si basano su queste teorie. Nei vari modelli, gli shock di domanda aggregata generano solamente delle deviazioni temporanee che agenti rappresentativi pienamente razionali (famiglie, imprese) e massimizzanti una funzione di utilità o di profitto, e la banca centrale, il cui obiettivo è quello di fornire una regola di politica monetaria ottima e controciclica, alla fine riescono a neutralizzare: la produzione si aggiusta verso il suo livello potenziale senza conseguenze di lungo periodo. Solo shock persistenti dal lato dell’offerta possono influenzare in maniera persistente la produzione potenziale1, poiché non ci sono meccanismi di trasmissione generalizzabili dalla domanda verso l’offerta, ad eccezione di pochissimi modelli. Quindi, i cicli economici sono interpretati come deviazioni transitorie dal sentiero di crescita bilanciato delineato solo dall’offerta.

Tuttavia una gran quantità di evidenza empirica nel corso dei decenni ha mostrato come anche forti shock di domanda possano influenzare in maniera permanente sia la produzione che la disoccupazione. I modelli mainstream spiegano questa possibilità introducendo una molteplicità di equilibri di breve e lungo periodo che mostrano una sorta di dipendenza dal passato. Questo tipo di approccio razionalizza le fluttuazioni persistenti senza rifiutare la cosiddetta stabilità asintotica di lungo periodo dei modelli tradizionali e la determinazione dell’equilibrio di lungo periodo solamente attraverso fattori di offerta.

Una spiegazione alternativa delle ampie e persistenti fluttuazioni si trova nel concetto d’isteresi. Secondo questo approccio è possibile che fluttuazioni di domanda transitorie abbiano effetti permanenti sulla traiettoria di lungo periodo di un’economia: di conseguenza il paradigma della stabilità asintotica viene rifiutato. Tuttavia, fra questi modelli, quelli lineari d’isteresi non riescono a modificare le proprietà di lungo periodo della stabilità asintotica e la neutralità della domanda aggregata quando l’obiettivo delle autorità monetarie è solamente la stabilità dell’inflazione. Quindi, l’introduzione di una persistenza con una radice unitaria statistica nei DSGE (il cosiddetto “nuovo consenso”) non fa cambiare la proprietà di stabilità asintotica dell’equilibrio Solo gli shock dal lato dell’offerta possono influenzare le implicazioni classiche dei modelli tradizionali “non-isteretici”: al contrario, gli shock di domanda saranno – anche in questo caso – totalmente transitori.

L’introduzione di decisioni d’investimento discontinue e non lineari invece fa sì che shock di offerta e domanda possano avere effetti permanenti e non reversibili sugli equilibri di lungo periodo, malgrado l’impegno della banca centrale a garantire un tasso d’inflazione fisso. È quindi possibile rifiutare l’assunzione di stabilità asintotica e la dicotomia standard breve/lungo periodo: in altri termini, gli equilibri sono totalmente endogeni e isteretici.

È possibile oggi vedere all’opera dei modelli veramente alternativi, con risultati totalmente diversi anche con riguardo all’output gap. Ad esempio, vi sono modelli di tipo post-keynesiano in cui sono presenti agenti economici eterogenei e in cui vi sia un’isteresi effettiva. In questi modelli, l’introduzione di funzioni d’investimento discontinue rende possibile il fatto che fluttuazioni di domanda transitorie ma forti abbiano effetti di lungo periodo. Per di più, l’interpretazione economica del ciclo economico è totalmente diversa dai modelli DSGE tradizionali o dai modelli del “nuovo consenso”: invece di soffermarsi sulla stabilità di lungo periodo e sulle deviazioni di breve periodo (ovvero sull’output gap), tali modelli forniscono come risultato innumerevoli equilibri endogeni e transitori connessi a diversi gradi di utilizzazione della capacità produttiva. Non vi è alcuna NAIRCU e quindi non vi è alcun prodotto potenziale da raggiungere e quindi nessun output gap! La domanda effettiva gioca un ruolo centrale, secondo il ben noto schema keynesiano e kaleckiano anche quando vengono introdotte sia la politica fiscale che quella monetaria con agenti “a razionalità limitata”, benché questi strumenti siano utili a stabilizzare l’economia e a prevenire lunghi periodi di bassa utilizzazione della capacità produttiva, bassa crescita, alta disoccupazione. In definitiva i cicli economici endogeni rimpiazzano gli shock stocastici esogeni caratterizzanti i DSGE e il RBC, mentre il concetto di equilibrio generale perde di rilevanza se i cambiamenti strutturali endogeni caratterizzano la dinamica di lungo periodo dell’economia. Questo più complesso paradigma d’isteresi effettiva riproduce una macro-dinamica non ergodica e quindi può tener conto sia di serie storiche stazionarie che di serie storiche non stazionarie, dove il ciclo economico viene interpretato in maniera totalmente diversa poiché questo tipo di modelli non solo non presenta la caratteristica classica dell’ergodicità2 ma neanche quella del “ritorno verso la media” (valore “naturale” di lungo periodo), allora non ha senso parlare di equilibri naturali, mentre sono possibili equilibri transitori endogeni e dipendenti dal passato. Anche la politica fiscale viene recuperata ed ha – in tale contesto – un effetto positivo nella stabilizzazione del ciclo e nel raggiungimento di una situazione di quasi pieno impiego

1 I modelli DSGE presuppongono che gli shock stocastici alla produzione potenziale includano shock dal lato dell’offerta relativi alla tecnologia, al salario o al mark-up sui prezzi. Gli shock di domanda sono in genere transitori.

2 Per ergodicità s’intende convergenza delle medie statistiche a quelle temporali. Perché l’ergodicità sia verificata le serie storiche devono essere stazionarie.


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