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Il miracolo

miracolo pani e pesci

 

 

Il continuo calo del prezzo delle materie prime che va avanti da diverso tempo deve farci prendere coscienza che la domanda globale è in forte contrazione e che a breve non ci potrà essere alcuna ripresa, bensì questo trend proseguirà, auto alimentandosi, per i prossimi anni.

In settimana il petrolio greggio è sceso a $66 al barile, il rame è a $2.85, mentre le materie ferrose continuano a scendere da lungo tempo.
Il ribasso del prezzo del greggio è da imputarsi a più fattori tra cui, uno dei principali, è la ripresa a pieno regime delle esportazioni della Libia che dopo 3 anni sembra aver risolto almeno quel problema, riprendendo il controllo dei maggiori porti di stoccaggio.

Gli USA avevano chiesto all’OPEC un drastico taglio della produzione al fine di mantenere il prezzo dell’oro nero sopra ai 75 dollari (soglia minima di convenienza per produrre il costosissimo olio di scisto in cui le major statunitensi hanno investito centinaia di miliardi) ma i maggiori produttori, a partire dagli arabi, hanno risposto picche (il loro petrolio, essendo liquido, ha costi di estrazione molto bassi), decidendo di lasciare invariata la produzione.

In un periodo di crollo dei prezzi alla produzione (PPI) a cui stiamo assistendo in tutto il pianeta, il calo verticale dei consumi di energia è indice di una ulteriore deflazione dei PPI che si riverserà a cascata sull’inflazione reale e aumenterà il peso del debito dei Paesi maggiormente esposti.
La Russia, che vive di esportazioni di gas e petrolio, potrebbe accusare un forte contraccolpo, aggiungendo instabilità in un area già sottoposta ad enorme stress.

C’è chi si spertica al fine di trovare una regia occulta in tutto questo marasma: io consiglio di non affannarsi: tutti i produttori ci perderanno e in USA, se il prezzo dovesse restare tale (o addirittura scendere ulteriormente) per i prossimi 6 mesi, il rischio di fallimento di centinaia di compagnie (che negli scorsi anni si sono pesantemente indebitate) sarebbe cosa quasi certa. Scommetto che alla Casa Bianca non resteranno con le mani in mano: potrebbero trovare proprio in Putin un prezioso alleato, indipendentemente dalle false ideologie di facciata. Business is business.

Come ampiamente anticipato il PIL dell’Italia sarà negativo per il TERZO anno consecutivo: entro il 31/12/14 vedo un calo tra il -0,6% e il -0,8% (chi mi legge sa che tale previsione – tra -0,5% e -1%- la facevo già dal novembre 2013, quando gli inguaribili ottimisti del governo farneticavano circa un PIL 2014 in aumento del +1%).
L’affabulatore toscano, nonostante i numeri sulla disoccupazione siano impietosi (12.8% Mai così alta da quando è disponibile la serie storica), continua ad affermare che il suo governo ha creato 100.000 nuovi posti di lavoro e, cosa ancor più preoccupante, c’è una buona parte degli italiani che gli crede.

Intanto le imprese continuano a chiudere, i suicidi, dei quali è stato “consigliato” ai media di non fare “pubblicità” e che, soprattutto, oramai non fanno neanche più audience, aumentano e il disagio di buona parte delle famiglie accresce giorno per giorno. In tanti vivono l’esperienza di avere figli oramai grandi in casa che non trovano uno straccio di misero lavoro, correndo il rischio reale di perdersi per sempre. Non è un caso quanto accaduto la scorsa settimana: sono scesi nelle piazze 90.000 giovani, lavoratori sottopagati dei call-center, per difendere il proprio miserrimo reddito (2.5 €uro/ora lordi) che, si badi bene, non serve alla loro sopravvivenza, ma solo per non pesare troppo sulle relative famiglie.

Purtroppo per il futuro prossimo non possiamo aspettarci nulla di buono: bisogna essere realisti, rimanendo in attesa degli eventi e pensando ognuno in proprio sul come potersi barcamenare, cercando di salvare e proteggere quel che resta, poco o molto che sia. La mia fiducia sulla politica nostrana è infima e all’orizzonte non si vede nulla che possa farmi cambiare idea. L’impegno dovrebbe essere collettivo ma siamo italiani, e come tali aspettiamo che qualcuno venga a tirarci fuori le castagne dal fuoco. Magari cotte al punto giusto.

Ci vorrebbe il miracolo di Gesù quando moltiplicò pani e pesci, adattandolo alla moltiplicazione delle sinapsi. Tutto ciò potrebbe anche verificarsi inconsciamente, e senza che Nostro Signore si scomodi, allorquando 20 milioni di italiani avranno difficoltà a mettere insieme pranzo e cena.
Ma, ahimè, è ancora presto.

Roberto Nardella

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