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Milanesi al buio? Ringrazino l’austerità. Però tranquilli, in futuro sarà peggio

 

A Milano ci sono stati 80 black out in tre giorni. Una situazione che dovrebbe essere normale in un paese in via di sviluppo, magari in Africa, ma che non dovrebbe succedere in Europa nel ventunesimo secolo. Peccato che una bella fetta del Vecchio continente, per tanti motivi, assomigli sempre di più ad un paese non sviluppato economicamente.

Di primo acchito, qual è la causa diretta di questi blackout? Cerca di spiegarlo A spiegarlo Unareti, l’associazione dei gestori di rete che cita uno  “stato di allerta” in corsa “Le alte temperature registrate in questi giorni a Milano hanno portato ad un aumento dei consumi di energia in città. Negli ultimi giorni, è stato infatti raggiunto il carico massimo del 2021 sulla rete elettrica, in crescita di circa il 25% rispetto alla scorsa settimana”, Il caldo ha portato all’accensione dei condizionatori anticipata e contemporanea, con un eccesso di domanda, almeno questa è la spiegazione ufficiale. Ma siamo sicuri? possibile che un po’ di caldo mandi in crisi una città, teoricamente moderna, del XXI secolo?

Unareti ammette che la colpa ce l’ha anche la rete: “Per superare i disservizi che possono verificarsi in presenza di aumenti di carico sulla rete, sono necessari ingenti investimenti che richiedono tempi lunghi per poter essere portati a termine”. Vero, i tempi sono lunghi, allora perché non sono stati fatti per tempo?

Parlare di crescita improvvisa è, per lo meno, azzardato: L’Italia non ha una crescita demografica e gli impianti di condizionamento si diffondono maggiormente, ma sono anche molto più efficienti rispetto a quelli di qualche anno fa. Il problema è che proprio non si è investito per sostituire e rendere più efficiente la rete. Da quando non si investe più?

Dalla crisi finanziaria del 2008 alla crisi del debito del 2011 gli investimenti sono andati a picco. Un regalo dei vincoli di bilancio europei: quando ti metto un tetto fisso e ti obbligo a fare dei forti avanzi primari quelli che tagli non sono le spese correnti, perché non puoi licenziare il personale o tagliare oltre un certo limite le pensioni, ma sono gli investimenti.

Qualcuno dirà che gli investimenti nella rete devono essere pagati dagli utenti: ma questi già pagano potentemente queste spese, come potete vedere leggendo una qualsiasi bolletta.

Tra oneri di trasporto, di sistema e tasse  dai 2/3 ai 3/4 della bolletta vanno al gestore di sistema ed allo stato, cioè a quegli enti che dovrebbero investire per rinnovare la rete. peccato che non l’abbiano fatto e che i ostri soldi siano finiti altrove, ad esempio a compensare le società di generazione private per i loro disinvestimenti (vedi nucleare) o, per la parte dello stato, in altre spese.

Il futuro sarà anche peggio: la retorica verde spingerà verso le famose fonti rinnovabili che ancora non ci sono, non sono sufficienti e , soprattutto, hanno due difetti:

  • non sono costanti (a parte in nucleare): le altre fonti dipendono da fattori atmosferici variabili e scarsamente prevedibili;
  • sono costosi

Quindi il futuro dei milanesi, ma non solo, è quello di pagare di più per avere meno servizi, meno elettricità, più black out. 

Buon divertimento.


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