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MIGRAZIONI, SALARI E CONFLITTI di Nino Galloni

 

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Esiste una sterminata letteratura economica che descrive le dinamiche salariali in funzione dei flussi migratori regolati. Essendo sfuggita – da circa venti anni a questa parte – la possibilità di regolazione (che avrebbe richiesto uno sforzo dei Paesi più forti per avvicinare i saggi di sviluppo dei Paesi più deboli a quelli demografici), bisognerebbe almeno distinguere le cause dalle circostanze dei fenomeni: cause politiche, sistemiche ed economiche…ma ad un livello più superficiale anche le circostanze appaiono importanti.
Allora: l’Austria innalza un improbabile muro (di facile superabilita’!) perché vuol dare un messaggio di protezione al livello dei salari interni; Italia e Germania, seppure in modi equivoci e scontando opposizioni interne, al contrario, difendono la necessità di proseguire sulla strada della deflazione salariale ottenendo il plauso dell’Unione Europea e di Obama.
Il problema, adesso, non é di scannarsi per una doverosa accoglienza o per un impossibile respingimento, ma quello di superare l’attuale pseudomodello economico che punta alla crescita tramite un aumento delle esportazioni favorito dalla deflazione salariale: pseudo perché non tutti possono veder aumentate le proprie esportazioni e perché alla lunga la deflazione salariale determina maggiore disoccupazione e non maggiore occupazione.
Se non si parte da un profondo ripensamento dei modelli economici per arrivare a soluzioni responsabili e sostenibili, i flussi migratori non potranno né venir regolati, né venir contenuti.

Nino Galloni

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