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Metalli Preziosi in caduta libera: l’effetto Warsh spiazza i mercati e sgonfia la bolla

Metalli preziosi nel caos: l’oro perde il 9% e l’argento crolla del 27% in una giornata storica. La nomina di Kevin Warsh alla Fed da parte di Trump spiazza gli investitori e frena la corsa ai beni rifugio. Analisi di un venerdì nero tra economia e geopolitica.

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Il venerdì nero dei metalli preziosi resterà probabilmente negli annali come la giornata della “grande correzione”. Neanche le più volatili criptovalute hanno dei movimenti così rapidi come questi materiali che, in teoria, dovrebbero essere dei depositi di valore.

Dopo una corsa che sembrava non avere fine, l’oro e l’argento hanno bruscamente invertito la rotta, lasciando sul terreno guadagni accumulati in settimane di euforia. Se giovedì l’oro aveva toccato il record storico di 5.608 dollari e l’argento aveva sfiorato i 122 dollari, la chiusura settimanale ha presentato un conto salatissimo: un crollo del 9% per il metallo giallo e un pesantissimo -27% per il suo “fratello minore”, l’argento.

Ecco i grafici finali della settimana. Oro:

Fonte Tradingeconomics

e argento: 

Adesso chi penserà ancora che oro e argento sono una pura riserva di valore astratta dal mercato?

La nomina di Kevin Warsh: la “kryptonite” di Trump

Cosa ha innescato questo terremoto? La risposta risiede in una mossa di Donald Trump che potremmo definire quasi “ortodossa”. Il Presidente ha scelto Kevin Warsh come successore di Jerome Powell alla guida della Federal Reserve. Warsh, 55 anni, ex governatore Fed dal 2006 al 2011, rappresenta per i mercati una figura di stabilità, ma soprattutto di rigore. Ha già ricoperto posizioni alla Federal Reserve sotto  Bush Jr , conosce i meccanismi, è parte del “Sistema”, quindi tranquillizza il mercato, anche perché ha giocato un ruolo nella Crisi finanziaria del 2008.

L’incertezza che regnava fino a pochi giorni fa riguardava la possibilità che Trump nominasse un “fedelissimo” pronto a tagliare i tassi in modo sconsiderato, innescando una spirale inflazionistica e svalutando il dollaro. Warsh, pur non essendo ostile a ulteriori tagli, è considerato un “falco” sul fronte dell’inflazione. Questa percezione ha immediatamente rafforzato il dollaro e reso meno appetibili i beni rifugio che non producono cedole, come i metalli.

I numeri del crollo

Il panico non ha risparmiato il settore minerario. Giganti come Newmont, Barrick Gold e Agnico-Eagle Mining hanno visto le proprie quotazioni scendere tra il 10% e il 13% a Wall Street. Persino settori legati all’intelligenza artificiale, come Western Digital e Seagate, hanno subito perdite prossime al 10%, segno che il riposizionamento dei portafogli è stato trasversale.

Una bolla alimentata dall’ansia valutaria

Per mesi, l’oro è stato sostenuto da un mix di fattori: la svalutazione delle monete “fiat”, gli acquisti massicci delle banche centrali e la domanda al dettaglio cinese (che ormai pesa per il 30% del consumo mondiale). Tuttavia, come sottolineato da molti analisti, la natura del mercato dell’oro è cambiata. Non è più solo un asset difensivo in mano a investitori istituzionali stabili, ma è diventato preda di una “esuberanza irrazionale” alimentata da ETF e investitori retail sensibili agli umori del momento.

In termini keynesiani, potremmo dire che gli “animal spirits” degli investitori hanno spinto i prezzi ben oltre il valore fondamentale, creando una bolla che la nomina di Warsh ha provveduto a pungere. Il mercato ha capito che, con Warsh alla Fed, la protezione contro l’inflazione offerta dall’oro diventa meno urgente, poiché la banca centrale non permetterà ai prezzi di sfuggire al controllo, indipendentemente dai desideri della Casa Bianca.

Fine della corsa o semplice pausa?

Nonostante il crollo, l’oro chiude gennaio con un guadagno del 13%, una delle migliori performance mensili dagli anni ’80. L’argento, pur decimato, resta in territorio positivo da inizio anno. La questione ora è se questa correzione sia salutare o se rappresenti l’inizio di un trend ribassista.

Le tensioni geopolitiche rimangono elevate: i dazi imposti da Trump sui paesi che riforniscono petrolio a Cuba e le frizioni con l’Iran offrono ancora un paracadute ai metalli. Tuttavia, la variabile decisiva sarà la politica monetaria. Se Warsh confermerà il suo profilo di banchiere centrale tradizionale, i tempi dei guadagni facili per l’oro potrebbero essere finiti. Il mercato, per ora, ha incassato i profitti e ricalibrato le strategie: la “follia dei metalli” ha incontrato il muro della realtà monetaria.

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