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Mercosur: il Parlamento “congela” l’accordo. L’asse franco-tedesco si spacca e l’Italia si divide in modo inatteso
Mercosur bloccato dal Parlamento UE: l’asse franco-tedesco si rompe. Ecco perché FdI e PD hanno votato insieme per salvare l’accordo.

Strasburgo ha tirato il freno a mano. Con una mossa che ha spiazzato i burocrati di Bruxelles, il Parlamento Europeo ha approvato (per soli 10 voti) la risoluzione che invia l’accordo UE-Mercosur alla Corte di Giustizia.
Ma per capire la portata politica di questo voto, non basta guardare chi ha festeggiato. Bisogna analizzare chi ha votato contro la risoluzione di rinvio alla corte, ovvero chi ha tentato fino all’ultimo di salvare la tabella di marcia della Commissione e impedire che i giudici mettessero il naso nel trattato. I tabulati raccontano una storia di fratture nazionali che superano le logiche di partito.
Quindi, per essere chiari, ora l’accordo dovrà passare attraverso la Corte di Giustizia della UE. Per ora niente applicazione provvisoria.
Il Fronte del “Meno”: chi ha provato a salvare l’accordo
Chi ha votato “Meno” (simbolo - nei tabulati) si è opposto al rinvio alla Corte. In pratica, questo è il fronte “istituzionale” che voleva procedere spedito con la ratifica, o che comunque non riteneva lo strumento giudiziario la via corretta.
Scorrendo le liste, emerge chiaramente l’asse che sostiene l’attuale Commissione, ma con vistose assenze nazionali:
Il blocco tedesco (CDU/CSU e SPD): La Germania vuole questo accordo per la sua industria. Nel PPE, i pesi massimi tedeschi come Weber, Niebler, Ehler hanno votato compatti contro il rinvio. Stessa linea per i socialisti tedeschi (S&D) come Bullmann e Bischoff. Per Berlino, l’export industriale vale più dei timori agricoli.
Gli Spagnoli: Madrid è il grande sponsor del Mercosur. Sia i popolari (PP, con Montserrat) che i socialisti (PSOE, con García Pérez) hanno votato contro la mozione, cercando di tenere in vita l’accordo.
I Liberali “Nordici”: Gran parte del gruppo Renew (esclusi i francesi) ha votato contro il blocco. Olandesi (Azmani, Baljeu), tedeschi (Strack-Zimmermann) e scandinavi hanno difeso il libero scambio.
L’Eccezione Francese: la “Santa Alleanza” contro il Mercosur
La vera notizia è la Francia. I deputati francesi hanno votato quasi all’unanimità A FAVORE del rinvio alla Corte (voto +), rompendo la disciplina dei rispettivi gruppi europei. È una “Sacra Unione” a difesa dell’agricoltura nazionale:
Renew Europe (Macroniani): Mentre il resto del gruppo liberale votava per salvare l’accordo, i francesi come Hayer (presidente del gruppo!), Gozi, Guetta, Canfin e Loiseau hanno votato per bloccarlo. Una sconfessione clamorosa della linea “liberista” del gruppo per interessi nazionali.
PPE (Les Républicains): I repubblicani francesi (Bellamy, Gomart) si sono staccati dalla maggioranza del PPE (guidata dai tedeschi) per affossare il testo.
RN e Socialisti: Ovviamente, anche il Rassemblement National di Bardella e i socialisti di Glucksmann hanno votato per il blocco.
Quando si tratta di difendere i propri agricoltori, Parigi non guarda in faccia a nessuno, nemmeno alla “sua” Commissione.
Il Paradosso Italiano: FdI e PD sulla stessa barca?
Analizzando il voto italiano nel campo del “Meno” (chi ha votato contro il rinvio alla Corte), emerge una convergenza tattica tra i due maggiori partiti italiani, opposta a quella di Lega e M5S:
Fratelli d’Italia (ECR): La delegazione della Meloni ha votato CONTRO la risoluzione. Nei tabulati del “Meno” troviamo Procaccini, Fidanza, Berlato, Nesci, Squarta. FdI ha scelto una linea di responsabilità istituzionale o di fedeltà al gruppo ECR (che è tendenzialmente liberista), evitando di usare la Corte come clava politica, nonostante le perplessità del mondo agricolo.
Partito Democratico (S&D): Anche il PD si è schierato in gran parte CONTRO il rinvio, seguendo la linea del gruppo S&D. Nomi come Bonaccini, Decaro, Gualmini, Picierno, Zingaretti figurano tra i contrari al blocco giudiziario.
Forza Italia (PPE): Coerenti con la linea del PPE e della Commissione, i forzisti (Martusciello, Salini, Tosi, Moratti) hanno votato “Meno”.
- Ha votato invece per il rinvio, bloccando l’accordo, tutta la delegazione della Lega, a partire da Vannacci, a Cisint, Ceccardi, Stancanelli, Sardone, Tovaglieri.
- Furore,Tridico e Salis per The Left, quindi i Verdi.
L’Italia si è presentata divisa: da una parte l’asse “europeista moderato ed estremo” (FdI-PD-FI) che non ha voluto sabotare l’iter procedurale; dall’altra parte Lega e la sinistra che invece erano già dall’inizio contrari all’accordo , per i rischi che comporta per l’agricoltura europea.
Domande e risposte
Che significato ha il voto “contro” dei partiti di governo italiani? Votare contro la risoluzione (quindi nel campo del “Meno”) significa che Fratelli d’Italia e Forza Italia, pur con sfumature diverse, hanno preferito non utilizzare la Corte di Giustizia come strumento di blocco politico. Probabilmente ritengono che la battaglia sul Mercosur vada combattuta sui tavoli politici e tecnici del Consiglio UE, piuttosto che nelle aule di tribunale, o vogliono mantenere un canale di dialogo aperto con la Commissione von der Leyen e con il blocco conservatore europeo.
Perché i francesi hanno votato in blocco contro i loro gruppi di appartenenza? In Francia, l’opposizione al Mercosur è una questione di interesse nazionale vitale che unisce destra, sinistra e centro. Gli agricoltori francesi sono una lobby potentissima ed elettoramente decisiva. Nessun eurodeputato francese, nemmeno i macroniani di Renew o i popolari, poteva permettersi di tornare a casa avendo votato a favore di un accordo visto come una minaccia mortale per l’agricoltura transalpina. Hanno scelto l’interesse nazionale sopra la disciplina di partito europea.
Cosa succede ora che la risoluzione è passata nonostante questi voti contrari? La palla passa ai giudici di Lussemburgo. La Commissione Europea si trova in un limbo: non può formalmente concludere l’accordo finché la Corte non si pronuncia, il che potrebbe richiedere mesi o anni. Tuttavia, Bruxelles potrebbe cercare forzature tecniche (come l’applicazione provvisoria “non ufficiale”) o modifiche cosmetiche al testo per aggirare i dubbi legali, ma politicamente è un segnale di debolezza enorme per l’esecutivo UE.







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