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Mercosur: Bruxelles rischia di servi a tavola pesticidi vietati nella UE
Accordo UE-Mercosur: via libera ai pesticidi vietati e carne agli ormoni sulle nostre tavole? Ecco cosa cambia da sabato

Tutto è pronto per la firma. Domani, sabato, in Paraguay e Brasile, si chiuderà un capitolo durato decenni: l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur. Ursula von der Leyen, insieme ai leader sudamericani (da Milei a Lula), celebrerà quella che viene definita “la più grande area di libero scambio del mondo”. Ma dietro i sorrisi diplomatici e le strette di mano, si nasconde una realtà ben più indigesta per i consumatori e gli agricoltori europei.
La domanda che nessuno sembra voler fare ad alta voce a Bruxelles è semplice: perché stiamo importando ciò che qui è illegale produrre?
Il doppio standard nel piatto
Il punto più controverso, che i negoziati non hanno risolto ma semplicemente aggirato, riguarda la sicurezza alimentare. I paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay) utilizzeranno l’accordo per esportare in Europa prodotti trattati con sostanze chimiche che l’UE vieta rigorosamente per i rischi alla salute umana.
Non è un’ipotesi complottista, ma un’ammissione tecnica: i negoziatori latinoamericani hanno riconosciuto problemi di “tracciabilità” nell’uso di fungicidi, insetticidi e ormoni.
Ecco cosa rischiamo di trovare sulle nostre tavole, nascosto in frutta, verdura e carne:
- Ormoni della crescita: Il 17β-estradiolo, usato per l’ingrasso rapido dei bovini, è vietato in UE ma ampiamente diffuso in Brasile. Le autorità brasiliane hanno già ammesso di aver autorizzato spedizioni di carne trattata con questo ormone verso l’Europa nel 2024.
- Pesticidi vietati: Sostanze come Carbendazim, Glufosinato, Mancozeb e Tiofanato-metile. Nomi difficili da pronunciare, ma facili da trovare nelle analisi di laboratorio della frutta sudamericana.
- Il paradosso del miele e delle api: L’Acetamiprid, un neonicotinoide tossico per le api e vietato in Francia, è permesso altrove.
Mentre agli agricoltori europei viene chiesto di rispettare standard ambientali draconiani che aumentano i costi di produzione, l’accordo apre le porte a una concorrenza che gioca con un mazzo di carte truccato.
Il deficit commerciale: un affare per chi?
Da una prospettiva economica keynesiana, l’accordo presenta rischi strutturali evidenti. Se guardiamo ai numeri, lo squilibrio è già realtà prima ancora dell’entrata in vigore del trattato.
La bilancia commerciale dell’UE con il Mercosur è in passivo di 800 milioni di euro (55,2 miliardi di export contro 56 miliardi di import).
La situazione è particolarmente critica per paesi che si basano sull’allevamento bovino da carne , ma rischia di allargarsi anche a setytori come la frutticultura e la produzione vinicola. In questo settore l’Italia eporta 6,5 miliardi di euro di prodotti
I problemi per gli agricoltori europei, soprattutto mediterranei, saranno nei seguenti settori:
- Olio d’oliva
- Vino
- Soia e derivati (iport già a 1,8 miliardi di Euro)
- Settore ittico (siamo in disavanzo già per 300 milioni, causa crostacei)
- Carne bovina, su cui sono previsti dei limiti.
L’accordo rischia di aggravare questi squilibri, con le importazioni sudamericane che potrebbero crescere molto più rapidamente delle esportazioni europee, drenando domanda aggregata interna.
L’ipocrisia “Made in Europe”: vendiamo il veleno che ci mangiamo
C’è un’ultima, amara ironia che chiude il cerchio di questa follia normativa. Molti dei pesticidi vietati in Europa, e utilizzati in Brasile per coltivare quella soia che poi importiamo, sono prodotti proprio qui.
Secondo i dati delle ONG Public Eye e Greenpeace, nel 2024 colossi chimici europei come BASF e Bayer hanno esportato 18.000 tonnellate di pesticidi vietati nell’UE. L’80% di questi è finito in Brasile.
In pratica:
- L’UE vieta una sostanza perché pericolosa.
- Le aziende europee la producono e la vendono al Mercosur.
- Il Mercosur la usa sui prodotti agricoli.
- L’UE firma un accordo per importare quei prodotti sulle nostre tavole.
- La chimica tedesca, che produce questi pesticidi ride e si ingrassa alle spalle degli europei.
Il Parlamento Europeo dovrà votare la ratifica a maggio 2026. Fino ad allora, resta da capire se la salute dei cittadini e la sopravvivenza del settore primario varranno più degli interessi delle multinazionali dell’export. In Italia non c’è stata, ancora, discussione parlamentare, ma la Lega ha preannunciato che, comunque, voterà contro.
Domande e risposte
Quali sono i rischi concreti per la salute dei consumatori europei?
Il rischio principale deriva dai residui chimici negli alimenti. Nonostante l’UE imponga limiti massimi di residui, i controlli doganali a campione non possono coprire l’enorme volume di merci in arrivo. Sostanze come il Mancozeb (sospetto cancerogeno e tossico per la riproduzione) o il Glufosinato potrebbero essere presenti in frutta e verdura, mentre carni trattate con ormoni come l’estradiolo potrebbero eludere la sorveglianza, come già accaduto in passato per ammissione delle stesse autorità brasiliane.
Perché gli agricoltori europei parlano di “concorrenza sleale”?
Gli agricoltori europei devono rispettare normative ambientali e sanitarie rigidissime (Green Deal), che comportano costi di produzione elevati. I loro colleghi del Mercosur, invece, possono utilizzare prodotti chimici potenti ed economici, vietati in Europa, che garantiscono rese maggiori a costi minori. L’accordo di libero scambio abbatterà i dazi su questi prodotti “low cost” e “low standard”, permettendo loro di invadere il mercato europeo a prezzi con cui i produttori locali non possono competere.
Cosa c’entrano le aziende chimiche europee con i pesticidi in Brasile?
È il paradosso del “doppio standard”. L’Unione Europea vieta l’uso di certi pesticidi sul proprio territorio per motivi di salute o ambientali, ma non ne vieta la produzione per l’export. Di conseguenza, aziende con sede in Europa continuano a produrre e vendere tonnellate di queste sostanze a paesi terzi come il Brasile. Questi pesticidi rientrano poi in Europa “dalla finestra”, sotto forma di residui nei prodotti agricoli importati.








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