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Mercato del GNL nel caos: i carichi lasciano l’Europa e fanno rotta verso l’Asia
La crisi in Medio Oriente blocca il 20% del GNL globale. I compratori asiatici pagano cifre record e “rubano” i carichi in viaggio verso l’Europa. Ecco perché il nostro mercato energetico è a rischio.

Il mercato globale del gas naturale liquefatto (GNL) sta subendo uno shock strutturale di vasta portata. Con l’escalation bellica in Medio Oriente, lo Stretto di Hormuz è de facto chiuso al traffico delle metaniere e il Qatar ha interrotto la produzione nel suo hub di Ras Laffan, emettendo avvisi di forza maggiore ai compratori. Il risultato è che circa il 20% dell’offerta globale di GNL (fornita da Qatar ed Emirati Arabi Uniti) è improvvisamente scomparso dal mercato.
A farne le spese, in un ironico ma prevedibile gioco di mercato, è l’Europa. I dati di tracciamento navale visionati da Reuters confermano che già tre metaniere (due provenienti dagli Stati Uniti e una dalla Nigeria), inizialmente dirette verso i porti europei, hanno effettuato una brusca virata nell’Atlantico per dirigersi verso l’Asia attraverso il Capo di Buona Speranza.
L’Asia, che assorbe normalmente l’85% dell’export qatariota, è in piena emergenza e sta drenando tutto il GNL disponibile a colpi di rialzi sui prezzi spot. Di fronte a queste cifre, i compratori asiatici si aggiudicano facilmente i carichi a destinazione flessibile, ripagando ampiamente sia l’aumento dei noli marittimi, sia il maggiore tragitto circumnavigando l’Africa.
La situazione delle forniture alternative è, purtroppo, rigida. Secondo l’analisi di Laura Page di Kpler, gli altri esportatori non possono colmare il vuoto in tempi brevi:
- Stati Uniti e Australia: operano già a tassi di utilizzo massimi.
- Nigeria, Algeria e Trinidad: affrontano limiti fisici nella disponibilità di gas di alimentazione.
- Il deficit reale: a fronte di un ammanco mensile di 5,8 milioni di tonnellate, le fonti alternative realistiche possono fornire al massimo meno di 2 milioni di tonnellate.
La realtà per il Vecchio Continente è amara. Le società energetiche europee, che magari si illudevano di essere al sicuro avendo comprato sul mercato spot a prezzi bassi, ora si scontrano con la dura legge della scarsità. Di fronte alle maxi-offerte asiatiche l’alternativa è brutale: o si offre di più, o si perdono i carichi. E a poco servono le rassicurazioni legali o le penali sui contratti, perché alla fine della giornata chi paga il comandante decide la destinazione della nave, che questo ci piaccia o meno. È l’apoteosi del libero mercato senza programmazione strategica, una situazione estremamente pericolosa in cui l’Europa si è infilata con le proprie mani.







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