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Economia

Meno tasse, più risorse alle famiglie e ZES rafforzata: la manovra punta sull’Italia che lavora

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Il filo che tiene insieme la nuova manovra è il reddito disponibile: quanto resta in tasca dopo le tasse, quanto costa crescere un figlio, curarsi, prendere una casa in affitto o mandare avanti un’attività. È su questo terreno che il governo Meloni concentra gli interventi, affiancando nuovi sgravi alla conferma di oltre nove miliardi di misure che sarebbero scadute alla fine dell’anno. Una scelta che dà continuità agli aiuti e prova ad allargarne gli effetti al ceto medio, ai giovani e alle famiglie.

Il passaggio più riconoscibile riguarda l’Irpef. Il limite superiore del secondo scaglione, quello con aliquota al 33%, sale da 50mila a 55mila euro. Significa sottrarre altri cinquemila euro di reddito all’aliquota del 43%, con un beneficio massimo di 500 euro l’anno. Il vantaggio cresce dunque con il reddito nella fascia interessata: non sono 500 euro indistintamente per tutti. Sommando gli interventi precedenti, il risparmio indicato dal governo può arrivare a 1.200 euro annui. Il segnale politico è chiaro: proseguire la riduzione del prelievo su quella parte di contribuenti che sostiene una quota rilevante del sistema fiscale e ha subito l’erosione del potere d’acquisto.

La stessa impostazione attraversa il capitolo lavoro. Vengono confermate la tassazione all’1% dei premi di produttività e quella al 5% sugli aumenti legati ai rinnovi contrattuali. L’obiettivo è fare in modo che una parte maggiore degli incrementi salariali raggiunga effettivamente il lavoratore. A queste misure si aggiunge un premio per gli under 30: 2.500 euro tassati all’1%, da ricevere in un’unica soluzione oppure in dodici mensilità. Per chi comincia a lavorare, la differenza tra retribuzione lorda e denaro disponibile pesa sulle prime scelte di autonomia.

Anche per gli autonomi arriva un intervento atteso: la soglia di accesso al regime forfettario sale da 85mila a 100mila euro. Si amplia così lo spazio della tassazione semplificata per professionisti e piccole attività. Sul versante delle imprese viene confermata la superdeduzione del costo del lavoro al 120%, il meccanismo del “più assumi, meno paghi”: una leva che collega il vantaggio fiscale alla creazione di occupazione.

Dentro questa strategia trova posto il rafforzamento della ZES unica, con uno stanziamento che sale a 2,4 miliardi. La conferma consente alle imprese di programmare gli investimenti con un orizzonte più stabile. Il credito d’imposta acquista infatti maggiore efficacia quando si accompagna alla possibilità di conoscere tempi, procedure e condizioni degli interventi.

La ZES ha inoltre già allargato il proprio perimetro a Marche e Umbria, affiancando le otto regioni originariamente coinvolte. È un’estensione che mette in relazione il Mezzogiorno con una parte importante del tessuto produttivo dell’Italia centrale. La semplificazione delle autorizzazioni riguarda il nuovo perimetro, mentre le agevolazioni fiscali seguono le condizioni e le delimitazioni previste dalle norme. La prospettiva è sostenere filiere e investimenti che attraversano i confini regionali, offrendo opportunità anche a territori segnati da spopolamento, difficoltà infrastrutturali e conseguenze del sisma.

Sul fronte delle famiglie, il rafforzamento dei congedi parentali interviene su un costo spesso sottovalutato: il reddito a cui si rinuncia per accudire un bambino. I mesi indennizzati all’80% passano a quattro, diventano cinque per il secondo figlio e sei dal terzo in poi. La progressione riconosce che all’aumentare dei figli crescono sia le spese sia la difficoltà di conciliare lavoro e cura. Viene inoltre confermato il sostegno alle madri lavoratrici.

Per i nuovi nati debutta poi un “salvadanaio” aperto dall’Inps, con un versamento statale di 100 euro e la possibilità di contributi da parte dei familiari. Le somme potranno essere utilizzate al compimento dei diciotto anni per le finalità previste, tra cui le spese scolastiche e universitarie, oppure destinate alla previdenza complementare. L’importo iniziale è contenuto; il valore della misura dipenderà dalla continuità dell’accantonamento, dai rendimenti e dalla semplicità di gestione.

Un altro ostacolo all’autonomia è la casa. La manovra prevede la riduzione dal 10 al 5% della cedolare secca sulle locazioni a canone concordato, con un’aliquota all’1% per gli affitti destinati agli under 35. Il beneficio fiscale è riconosciuto al proprietario: la sua efficacia sociale si misurerà quindi nella capacità di aumentare l’offerta di abitazioni e favorire contratti accessibili. Arriva anche la cedolare al 21% per gli immobili commerciali, con l’intento di rendere più conveniente la locazione di negozi e locali produttivi.

Alla sanità vengono destinati 3,4 miliardi in più rispetto al 2026, dei quali un miliardo già previsto dalla precedente legge di bilancio. Una quota dell’incremento è vincolata al rafforzamento degli stipendi dei medici di pronto soccorso. È una destinazione precisa, che concentra risorse su uno dei servizi più esposti alla pressione della domanda e alle difficoltà nel reperire personale.

Per gli over 75 con reddito da pensione fino a 28mila euro viene inoltre previsto un voucher di 300 euro per spese non coperte dal Servizio sanitario nazionale. La platea indicata è di circa 5,5 milioni di persone. Il contributo affronta una voce che pesa soprattutto sui pensionati con meno margini di spesa: quelle prestazioni che devono essere pagate direttamente e che possono finire per essere rinviate.

Completano il quadro il fondo da 850 milioni per la flessibilità in uscita dal lavoro, il finanziamento di climatizzatori e pompe di calore nelle scuole e la stabilizzazione dell’esenzione dal bollo già approvata nei mesi scorsi. Interventi diversi, accomunati dal tentativo di incidere sulle spese e sui servizi della vita quotidiana.

Le coperture illustrate per la manovra poggiano su circa dodici miliardi di maggiore flessibilità europea, 5,5 miliardi dal settore finanziario e dall’aumento della Tobin Tax, circa 700 milioni dal comparto energetico, altrettanti dai giochi e un miliardo di riduzioni delle spese dei ministeri e della Presidenza del Consiglio. Sarà il passaggio parlamentare a definire il testo finale e le condizioni applicative delle singole misure.

L’impostazione politica, però, è già leggibile. Ridurre ancora le tasse, mantenere gli incentivi al lavoro, sostenere chi cresce dei figli e dare continuità agli investimenti. La prova sarà nella loro attuazione: sgravi riconosciuti in tempi certi, congedi realmente utilizzabili, risorse sanitarie che diventino servizi e una ZES capace di trasformare gli incentivi in cantieri e occupazione. Perché una manovra raggiunge il suo obiettivo quando cambia il bilancio delle famiglie e le decisioni delle imprese.

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