Esteri
Meloni in Asia economia e geopolitica al centro dei colloqui

Della missione della premier Meloni in Giappone certamente resterà impressa lo scatto rielaborato in stile manga che la ritrae accanto alla premier Takaichi Sanae: Uno scatto che sta già impazzando sui social e che raffigura i volti delle due leader, stilizzati, sorrisi accentuati, un richiamo esplicito alla cultura pop nipponica. Può sembrare un semplice episodio di costume che evidenzia il grande clima di cordialità che si è instaurato da subito tra le due premier donne, entrambe protagoniste nei rispettivi paesi di una piccola rivoluzione, ma in realtà dietro a questo c’è molto di più ed è un’altra dimostrazione della crescente autorevolezza della premier e di conseguenza del nostro paese. Si potrebbe anche aggiungere che la grande empatia che si è creato subito tra le due premier è anche figlia di una situazione assai simile che le accomuna e che attiene al fatto che sono arrivate al potere di due paesi, da tempo attraversati da declino, che per certi versi appariva ineluttabile.
Ed è soprattutto su questo aspetto, che l’incontro assume un significato di grande importanza. Le due premier esprimono nella dichiarazione congiunta «grave preoccupazione per tutte le forme di coercizione economica, per l’uso di politiche e pratiche non di mercato e per l’imposizione di restrizioni all’export che interrompono le catene globali di approvvigionamento di beni e componenti chiave e causano altre distorsioni di mercato, inclusa la sovraccapacità». Meloni sta cercando un accordo commerciale con il Giappone che possa mettere il paese al riparo dalla concorrenza sleale della Cina da un lato e dalla politica dei dazi americani dall’altro. Si tratta dello stesso schema che ha già adottato nel suo recente viaggio nei paesi arabi. Come spiegato nell’editoriale che hanno scritto i due premier il rapporto tra i due paesi diventa importante anche per il Sud Globale e l’Africa in particolare “La nostra visione comune si proietta anche verso il Sud Globale, inclusa l’Africa. La strategia italiana del Piano Mattei e l’esperienza giapponese del TICAD condividono molti punti in comune: cooperazione paritaria e vantaggiosa per tutti, fondata su soluzioni co-create/condivise e investimenti capaci di generare prosperità sul lungo periodo.”
È un patto quindi che va ben al di là del semplice partenariato economico strategico, su cui aveva già lavorato due anni nella sua missione in Giappone il ministro del Made in Italy Adolfo Urso, che aveva siglato con l’allora Ministro dell’Economia, del Commercio e dell’Industria del Giappone Yasutoshi Nishimura, il 12 dicembre del 2023, un documento congiunto sulla cooperazione economica, industriale e tecnologica tra i due Paesi. Un patto che spazia a tutto campo su settori considerati strategici come il tech e la robotica, o le materie critiche, o sulla difesa militare, come testimonia l’ambizioso programma Gcap per il caccia di sesta generazione, o ancora sulla farmaceutica e la chimica, dall’auto a macchinari e beni intermedi, per arrivare allo spazio, su cui il nostro paese è da qualche anno in prima linea in Europa. Ma il rapporto tra i due paesi diventa strategico anche dal punto di visto geopolitico (come quello con l’India di Modi, con cui la Meloni ha instaurato un ottimo rapporto da tempo).
Il quadrante indo pacifico, la cui stabilità è messa in pericolo dalle mire della Cina su Taiwan e dal rischio di escalation tra India e Pakistan, L’Europa può e deve diventare un interlocutore privilegiato per Giappone, India, Taiwan, Indonesia, Vietnam e Corea del Sud. E Giorgia Meloni in questo si sta muovendo con grande risolutezza e tempismo. Per spiegare le sfide impegnative che ci attendono la premier italiana ha usato il termine “ganbaru”, la parola giapponese, ha detto, “che non vuol dire solamente fare del proprio meglio, significa fare più del proprio meglio, cioè ambire a superare sempre i propri limiti, non accontentarsi mai di dove si è arrivati». L’approccio giusto, secondo la presidente del Consiglio, «per fare il bene dei nostri popoli, delle nostre nazioni, che sono grandi nazioni, eredi di grandi storie e che di grandi storie possono di nuovo essere protagoniste”.
Secondo S&P, il PIL indiano crescerà del 6,3% medio annuo. Inoltre, entro il 2030 la regione produrrà più della metà del PIL mondiale e consumerà più della metà del cibo e il 40% dell’energia. Un mercato che da tempo fa gola alle grandi aziende tech americane, come dimostrato dal viaggio lo scorso anno in Indonesia del ceo di Apple Tim Cook, per analizzare l’ipotesi di trasferire parte della produzione dei propri iphone dalla Cina al paese del sud est asiatico. La Cina insomma sembra destinata a perdere gran parte del suo peso specifico economico a tutto vantaggio dei nuovi protagonisti della zona, come India, Indonesia e Vietnam. Considerando poi che quasi il 90% del commercio extra-UE avviene via mare e che il solo Mar Cinese Meridionale vede transitare circa il 40% del commercio estero dell’UE, si capisce come la regione indo-pacifica sia fondamentale per l’economia europea, che è ancora fortemente dipendente dal commercio internazionale. In questo contesto è chiaro che il Giappone, che per decenni è stato l’assoluto protagonista mondiale del settore high tech della zona e che rimane ancora il quinto paese in termini di Pil al mondo (l’Italia è ottavo), rimane ancora centrale per gli equilibri economici e politici della zona. Il viaggio di Meloni nel paese del sol levante rappresenta quindi un primo importante passo verso una partnership che potrebbe essere il motore di nuovi accordi commerciali, sempre più essenziali non solo per l’Italia ma per l’Europa tutta.
Ed è su questa lunghezza d’onda che va misurato il via libera da parte del nostro paese all’accordo Ue- Mercosur (dopo avere visto ottemperate tutte le richieste fatte per salvaguardare il settore agricolo). L’Italia sotto l’abile regia della Meloni, e grazie alla debolezza degli altri interpreti europei, ha contribuito a mettere in crisi il baricentro del potere europeo, che per anni ha poggiato sull’asse franco tedesco. E gli ottimi rapporti che la premier sta instaurando con tutti i principali interpreti internazionali (a cominciare da Donald Trump per finire al leader indiano e appunto a quello giapponese) non potrà che accelerare il crescente peso politico che il nostro paese sta assumendo all’interno dell’Unione europea, con buona pace dei tanti detrattori che ad ottobre 2022, paventavano (o speravano) un Italia isolata ed ininfluente.










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