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MATTEO RENZI È UNA FAVOLA

 

Quel genio di Marx (Groucho, a chi avevate pensato?) sosteneva che non si sarebbe mai iscritto ad un club che avesse accettato come socio uno come lui. E anch’io mi trovo a vivere una analoga contraddizione: sono così allergico all’idea di essere un militante che ho spesso la tentazione di iscrivermi al partito opposto al mio. Me ne astengo perché presto avrei la tentazione di tornare indietro, e allora è meglio che rimanga dove sono. Ciò però non m’impedisce di soccombere spesso alla voglia di vedere le buone ragioni del mio avversario, fino ad avere l’aria di difenderlo. E dunque d’apparire un traditore. Come diceva Nietzsche: “Non appartengo a nessun partito. Nessun partito me lo perdona”.

Passano le settimane, passano i mesi, le riforme non vedono la luce. L’economia italiana non si riprende, le tasse aumentano, e un giorno o l’altro tutti daranno addosso a Matteo Renzi, con l’entusiasmo di chi sa di appartenere ad una massa e di non correre rischi.

Non ci si potrà stupire. Le grandi simpatie della folla sono volatili, e dall’Osanna al Crucifige la strada a volte non è molto lunga. Se poi c’è di mezzo la delusione, il mutamento di stato d’animo è particolarmente comprensibile. È cosa molto gradevole prendere sonno con un’interminabile ninna nanna di promesse: ma al risveglio i messaggi di un portafogli vuoto contano più delle battute – indubbiamente brillanti – del più scoppiettante Presidente del Consiglio che abbiamo mai avuto.

Quel giorno bisognerà difendere l’innocente giovanotto fiorentino: chi crede a promesse assurde non è meno colpevole di chi le fa. Se arriva un Principe Azzurro e ci dice che farà una riforma epocale al mese – non in un vago futuro, ma nei prossimi centoventi giorni – chi lo prende sul serio è una vittima predestinata della Catena di S.Antonio, dei venditori di terreni sulla Luna e, se non è più in galera, di Wanna Marchi.

Fra l’altro l’intraprendente ammaliatore sa, o almeno dovrebbe sapere, che si muove in un contesto da film horror. Avanzando cade nel baratro del default finanziario; indietreggiando è divorato dal coccodrillo della recessione; aggrappandosi al ramo del fisco lo vedrebbe spezzarsi perché già sopporta un carico eccessivo. Forse potrebbe salvarlo la corda della spending review, ma purtroppo, se ne accorgerà, ogni volta che tenderà la mano per afferrarla, essa si ritirerà di scatto, magicamente. L’unica alternativa che gli è concessa (come del resto a tutti i suoi predecessori) è in che modo fallire: se provandoci o rimanendo fermo, ed essendo accusato – come gli altri – di non aver fatto nulla.

Finché l’Italia non cambia sul serio (e non si vede come) questa difesa del Primo Ministro va conservata accuratamente, perché potrebbe servire parecchie volte, per chiunque commetta l’imprudenza di formare un governo. L’attuale situazione economica si pone rispetto al nostro governo, e in fondo rispetto a tutta l’Europa, come il Pacifico in tempesta rispetto ad un peschereccio. O non c’è nulla da fare, di fronte alla forza della Natura, o nessuno ha capito ciò che potrebbe fare. Da anni un economista come Paul Krugman raccomanda una ricetta opposta a quella sin qui adottata, ma se negli Stati che più contano non gli ha dato ascolto nessuno, si può far torto ai nostri ministri di non averla adottata da noi?

È vero che Renzi, diversamente dal mite Enrico Letta, ha avuto la tracotanza di parlare dell’Italia come di un Paese che sfida l’Europa, che la guiderà e la tirerà fuori dalla recessione. Ma via, era una battuta tanto per ridere, fra le altre. Diversamente bisognerebbe prendere Münchhausen per un personaggio storico.

Il nostro futuro non è incoraggiante. Gettando una moneta, l’alternativa realistica è una. O testa, e continueremo a peggiorare lentamente, come abbiamo fatto fino ad ora, o croce, e il peggioramento sarà brusco, magari non solo per noi ma per tutta l’Europa. Ma esiste anche l’alternativa irrealistica: nessuno ignora che, cadendo, una moneta può rimanere in piedi sul suo bordo. E se questo accadesse, l’Italia improvvisamente ripartirebbe a razzo, Renzi farebbe tutte le riforme promesse, i magistrati e i sindacati non si metterebbero di traverso, la Pubblica Amministrazione diventerebbe snella e veloce come una mezzofondista e soprattutto – miracolo degno della resurrezione di Lazzaro – il fisco si dimezzerebbe.

Sarebbe un finale favoloso. Del resto, chi può negare che il nostro Presidente del Consiglio sia “una favola”?

Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it

29 agosto 2014

 

 

 

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