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MALE I CONSUMI IN ITALIA, alla faccia di chi parla di “Imposte indirette”

 

 

Male i consumi in Italia. A maggio si stima che le vendite al dettaglio abbiano subito una diminuzione congiunturale dello 0,7% in valore e dello 0,8% secondo quanto comunicato dall’ISTAT. In calo i prodotti alimentari, con -1,0%, e quelli alimentari -0,5%. Su base annua il calo è dell’1,8% sulla base del valore e del 1,5% sulla base del volume, ma in questo caso abbiamo un’inversione fra alimentari, che calano del 1,1% e non alimentari, che diminuiscono del 2,2%.

Il calo è stato molto forte nel settore dell’abbigliamento e pellicceria (-4,9%) e nel settore calzature, cuoio ed articoli da viaggio (-4,8%), in crescita informatica, telefonia ed elettrodomestici e mobili ed arredamento.

Il forte calo è giunto dopo un aprile piatto, e contro un’aspettativa di un aumento dello 0,2%. Questo rende la caduta ancora più importante, anche se il calo nel settore viaggi, molto incisivo può essere dovuto alle pessime condizioni meteo che hanno contraddistinto il mese in oggetto. Inoltre il rinnovo con l’acquisto dell’estivo nel settore abbigliamento ha subito sicuramente lo stesso influsso.

Nello stesso tempo dobbiamo chiederci che senso abbiano, se ne hanno, le parole del ministro Tria che all’Huffington Post (giornale gruppo Espresso, quindi da considerare con le molle) ha affermato che vuole un riequilibrio dalle dirette alle indirette perchè “Così vogliono UE ed OCSE”. In una situazione di consumi in contrazione pestare sulle indirette non farebbe altro che diminuire una domanda interna già in forte difficoltà, danneggiando la piccola e media industria che lavora per il mercato interno, aumentando quindi la disoccupazione, penalizzando le classi di reddito medio basso, che non possono evitare di consumare (si deve mangiare un minimo, viaggiare un minimo, vestirsi un minimo etc…). Insomma una manovra insensata in un momento in cui i consumi delle famiglie sono in calo, e ci chiediamo se qualcuno dentro il MEF o dentro la maggioranza non possa prenderlo da parte e spiegarlo. Anche la tassazione immobiliare appare fuori luogo in una situazione di prezzi calanti da ormai anni in Italia. Al limite si può operare un riaggiustamento dell’IVA a favore delle classi reddituali più basse e dei beni di largo consumo, colpendo beni di lusso e beni che squilibrano la bilancia commerciale, ma senza pensare di poterne fare cassa ulteriore e considerando che tutti gli aumenti IVA conducono ad uguali, o maggiori, aumenti dell’evasione o collocazione della vendita all’estero.

 

 

 

 


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