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Luxembourg Leaks – Cos’hanno in comune Wadi Ventures Sca di Renzi, Amazon e Starbucks? (di Tanja Rancani)

 

 

Una sede fiscale in Lussenburgo, dove secondo gli analisti finanziari è possibile fare un “tax optimization”, un’ottimizzazione fiscale. Questo è il nuovo nome per quello che noi comuni mortali chiamiamo frode fiscale o semplicemente evasione! Il dumping fiscale, così il nome tecnico per la differenza di tassazione tra un paese UE e un altro, per assurdo è più che legale e costa all’Unione Europea ogni anno oltre un miliardo di Euro di mancati introiti fiscali.

Magari qualcuno di voi ricorda l’articolo di Marco Travaglio, sul Fatto Quotidiano, che parlava degli oscuri affari di Matteo Renzi in Lussenburgo. https://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/21/carrai-la-rete-occulta-dello-007-di-renzi-tra-soldi-allestero-e-faccendieri/2566729/ e certamente tanti si sono domandati perché la procura non indaga su queste chiamiamole opacità concernenti la Wadi Ventures Sca e la Cys4. E bene perché questo spostare capitale da un paese UE all’altro è lecito! Ricordate il mio articolo sulla Brexit, nel quale parlo dei famosi Trust della City londinese nei paradisi fiscali come le Cayman Islands?

La libera circolazione di capitali (come anche, persone beni e servizi) non sarebbe un problema, se avessimo un sistema fiscale comunitario uniforme, dove non ce alcun interesse di spostare gli utili da un paese all’altro. Invece ogni paese ha un proprio sistema macroeconomico e fiscale, ovviamente con tassazioni che variano molto. La finta guerra tra la Fiat e l’allora governo Renzi, che vide la Fiat spostare la propria sede legale e fiscale in Olanda e Gran Bretagna ne è una dimostrazione.

Finora si pensava che l’Eldorado fiscale fosse la Svizzera, dove il segreto bancario e la bassa tassazione sulle Holding del 8% appare come una manna dal cielo per tanti imprenditori, ma la verità è che in Europa ci sono delle sedi fiscalmente  ben più attraenti e, pur in assenza di un vero segreto bancario, si può essere certi che i dossier non andranno mai a finire nelle mani di qualche finanziere troppo curioso. La Svizzera sorprese tanti, quando rese noto che non solo abbandonava il segreto bancario, ma avrebbe trasmesso tutte le informazioni su conto correnti e transazioni alle autorità competenti dei paesi richiedenti delucidazioni. Questo avvenne ufficialmente il 6 maggio 2014, quando la Svizzera firmò l’accordo OECD sulla condivisione automatica delle informazioni fiscali. Ovviamente un Swiss-Leaks c’era anche prima, ma si trattava di singole fughe di notizie via fax o email. Nel 2015, in base ad una convenzione firmata con l’Italia, è stato reso possibile lo scambio automatico di informazioni tra i due paesi, facendo venire meno la riservatezza nei rapporti tra i due Stati. Qualcuno si sentì tradito, ma la Svizzera non affondò!

La tassazione del 8% di una Holding vi sembra poco? In Europa esistono paesi, dove questo appare un immensità, un obbrobrio fiscale, specialmente se pensiamo a paesi come l’Olanda o il Lussemburgo dove la tassazione per certi settori è meno del 2%  e non si corre il rischio che i tax-files vanno in mani sbagliate. Ora vi spiego come funziona. Il Lussemburgo è il paese con il maggior numero di Fondi d’Investimento al mondo, queste società finanziarie hanno solo uno scopo, la cosiddetta ottimizzazione fiscale. Un azienda lussemburghese ha un imposta sulla società del 29%, ma questo non vale per banche ed istituti finanziari, come il nostro fondo d’investimenti appunto. Questa categoria paga ipoteticamente al massimo 2%. Prendiamo il caso dell’ipotetica società Colosso SpA, che, ascoltando il suo consulente specializzato, per esempio della Ernest&Young, apre una società in Lussemburgo, che chiameremo Evasioni SpA. La Colosso sposta capitale dalla propria sede centrale oppure le sue succursali alla Evasioni SpA, tramite dei trucchi contabili, ad esempio dei prestiti. Tutto questo è praticamente lecito, soprattutto in Lussemburgo. La Evasioni SpA reinveste questi capitali in diversi Trust ed obbligazioni, non per forza redditizie. Il capitale in questa maniera si “volatilizza” e la Evasioni SpA pagherà il 2% sulla rendita delle obbligazioni, mentre i fondi investiti nei vari Trust rimarranno ben nascosti da qualsiasi agenzia investigativa europea. La Colosso SpA che ha fatto un prestito alla Evasioni SpA, pagherà al fisco locale le tasse sui tassi d’interesse del prestito alla Evasioni SpA.

Ora voi penserete che questa non sia prassi comune, invece lo è e tra i membri di questo dubbioso club ci sono praticamente tutte le multinazionali Pepsi, Coca-Cola, Starbucks, Amazon e udite-udite anche l’ormai nota Arcelor-Mittal. Proprio la famosa azienda indiana fu incolpata di un super scandalo fiscale in Francia nel 2012, dove fatturava zero! L’azienda risultava in forte perdita anno per anno. Questo non solo in Francia, bensì in tutti i paesi europei dove il colosso dell’acciaio indiano operava e non trovava un fisco molto accogliente. Le proprie fiduciarie lussemburghesi risultavano in ottima salute, avrà cambiato sistema dopo che il governo Hollande mostrò la porta alla multinazionale indiana? A proposito in Germania Arcelor fattura milioni, gode di ottima salute e guarda caso trova una fiscalità molto accomodante.

Parliamo di Jean Claude Juncker e le sue responsabilità. Per chi non fosse al corrente, lui rivestì il ruolo di Ministro delle Finanze tra il 1989 ed il 2009, oltreché ministro del tesoro e primo ministro, prima che nel 2014 si dovette dimettere. Si può quindi escludere che non fosse stato al corrente della situazione più che delicata, quando nel novembre 2014 venne eletto Presidente della Commissione Europea. Proprio Jucker infatti ha fatto aderire il Lussemburgo al trattato OCSE sulla condivisione automatica delle informazioni fiscali, escludendo però la volontarietà di informazione. Quindi non come la Svizzera che volontariamente condivide le informazioni su trasferimenti critici, conto correnti, ecc. Il motivo allora fu, che finché non lo facessero tutti i paesi UE, non ci fosse motivo di farlo per il Lussemburgo. Ad oggi non è cambiato nulla, anzi più paesi sono diventati paradisi fiscali. Nel  dicembre 2014, un mese dopo le elezioni europee, saltano fuori i “LuxLeaks”, nelle quali vengono svelati migliaia di imbrogli fiscali, da Starbucks che nei paesi dov’è presente non ha introiti ad Amazon che ha la sua sede fiscale appunto in Lussemburgo. Volete andare a visitare queste aziende nel Granducato? Non pensate di trovare una sede con tanto di uffici, addetti ai lavori, assistenti ecc. ma pensate ad un edificio con una portineria , nel quale tutte queste aziende hanno la loro sede fiscale e legale e nulla’ltro , un vero e proprio “Letter-box building” con i nomi più importanti dell’economia globale. E il nostro Jean-Claude non ne sapeva nulla?

Uno degli scandali più grandi è stato Starbucks, che con oltre 20’000 filiali in tutto il mondo è uno dei primi giganti della somministrazione. Si dice che a pernsal male si fa peccato, ma si  azzecca, perchè questo gigante fu tra i primi ad utilizzare le scappatoie fiscali del granducato. Medesima cosa vale per Amazon, che anche se è una delle aziende new economy più in crescita, sostiene pacificamente la sua società di comodo lussemburghese. L’azienda che in questo modo pratica non solo un dumping salariale spietato ovunque è presente, ma anche il tax dumping (deflazione fiscale). Ovviamente grazie al gentile aiuto della Commissione Europea, che ad oggi tiene gli occhi ben chiusi sull’argomento. Pensate che all’erario tedesco il gioco costa più o meno 17 miliardi all’anno, questo secondo delle rivelazioni chiamate “Paradise Papers”. Chi sa quanto perde il nostro fisco…

I Luxemburg Leaks o abbreviato LuxLeaks-files ci raccontano inoltre di evasione fiscale vera e propria, specialmente in riguardo alle società di gioco d’azzardo, quando non solo in Italia ci si rese conto che i software che connettono le slot machines al fisco erano manipolati o semplicemente non tutte le slot erano collegate al ministero delle entrate. Questa triste storia di evasione ci costò all’epoca ben 90 miliardi di Euro e se vi ricordate, l’allora premier Letta fece un regalino alle società d’azzardo portando la multa a solo 857 milioni complessivi, leggete qui: https://www.ilfattoquotidiano.it/2015/02/07/slot-machine-corte-dei-conti-fa-sconto-500-milioni-gruppo-bplus-dei-corallo/1406514/ . Oppure la storia dei Panama-Papers, che hanno definitivamente inguaiato Deutsche Bank, evidentemente un altro scandalo che butta ombra direttamente sul sistema finanziario del Granducato, tramite al quale questi capitali evasi furono spostati sui Cayman Islands.

Sono sicura che vi domandate perché di questo non se ne sente parlare. Proprio adesso che andiamo verso le elezioni europee, mentre i politici parlano esclusivamente di problemi d’immigrazione e magari sentiamo qua e là che dovranno essere cambiati certi trattati, senza dire però quali siano e così lasciandoci nel limbo. Poi ci sono quelli che vogliono gli Stati Uniti d’Europa, ma che evitano di dirci che le opacità fiscali di un Europa iniqua e rivolta alle élite finanziarie, fa comodo al partito della ZTL e al partito del PIL. Immaginate un Europa dove l’imposta sulla società fosse del 20%, non importa in quale paese dell’Unione Europea opera l’azienda o in quale settore, magari oggi non si parlerebbe di un rischio d’implosione dell’Euro e nemmeno dello scioglimento della Comunità Europea.


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