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L’UNIONE EUROPEA CONCORDA SULL’ESTENSIONE DELLA BREXIT, Gli inglesi verso il voto il 9/12

 

Dopo una settimana di discussioni sterili e di polemiche che non hanno portato sicuramente bene al buon nome del parlamento britannico, finalmente si sta profilando qualche novità che promette di cambiare la situazione e far uscire da uno stallo politico in cui il parlamento inglese, con il governo in minoranza, si è cacciato.

Prima di tutto la conferenza degli ambasciatori del Consiglio d’Europa, l’organo che prepara i documenti poi formalmente firmata dai capi di governo dei 27+1 paesi europei, ha concordato per la concessione dell’ennesima dilazione all’esecuzione della Brexit. L’accordo prevede una nuova data per l’uscita del Regno Unito, il 31/01/2020, ma, fino a quel momento, lo stato uscente si obbliga a eseguire le proprie obbligazioni come un qualsiasi paese europeo, compresi gli obblighi di carattere finanziario e la nomina di un commissario europeo che però, in teoria, durerà solo pochi mesi. Questo accordo dovrà essere firmato dai capi di governo, ma nulla sembra opporsi, Questo passo sembra concluso.

Nel frattempo il fronte dei Remainer sembra rompersi, e proprio nel punto che appariva più forte. Il governo Johnson vuole presentare una mozione per tenere le elezioni anticipate il 12 dicembre, in modo da rompere questo stallo e definire una maggioranza parlamentare uniforme in parlamento. Secondo la legge inglese per avere le elezioni anticipate è necessario .

  • un voto di sfiducia al governo seguito da 14 giorni durante i quali non si viene a formare una nuova maggioranza;
  • un voto del parlamento con una maggioranza dei 2/3 per l’elezione.

Johnson ha l’intenzione di chiedere un voto con la data del 12 dicembre, ma vi sono dei dubbi che non solo abbia la maggioranza dei 2/3, ma proprio una maggioranza ad appoggiarlo in assoluto. Però i LiberalDemocratici, il partito più autenticamente remainer, ha deciso di rompere lo stallo ed ha affermato di essere disponibile ad una legge che cancelli la maggioranza dei 2/3 per chiamare al voto anticipato, il tutto per voce della propria leader Joe Swinson. In questo modo Johnson, se non ottenesse la maggioranza necessaria, potrebbe far passare questa legge e quindi chiamare al voto successivamente al 9 dicembre. I Liberal Democratici si sono resi conto che la stasi non è positiva per nessuna delle due parti perchè radicalizza sempre più la situazione, e non è detto che questa radicalizzazione avvenga a favore dei remainer. Se le cose andranno così ad essere isolato sarà Corbyn che si è intestardito nel chiedere, in cambio delle elezioni anticipate, che Hard Brexit venga completamente tolta dalle possibilità, mentre una parte consistente del partito chiede un secondo referendum. Sotto queste condizioni per Johnson è più facile un accordo con i Socialdemocratici che con Corbyn, che rischia di essere il grande sconfitto da questa vicenda.

 


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