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L’UNIONE EUROPEA ANDREBBE FONDATA NON RIFONDATA.

 

Alessandro Giuli, tu sei stato l’autore, con Edoardo Sylos Labini e Angelo Crespi, del “Manifesto”presentato lo scorso anno al Teatro Manzoni di Milano, che rappresenta un po’ la bussola del nostro mensile. Quali sono i riferimenti filosofico-culturaliche lo hanno ispirato? Perché Cultura e Identità sono un binomio inscindibile?

In realtà quel Manifesto, più che addentellati filosofici, aveva e ha come riferimento più alto un’autentica “evocazione” del Genio Patrio, ovvero il Nume che sussume i genii di tutti i popoli italici. Quasi un atto metafisico, il cui senso sta nel richiamare all’azione le forze ancestrali dell’Italia profonda. L’incipit chiarisceciò che intendo dire: “ Nella storia di una nazione giunge un momento in cui l’anima del popolo si ridesta, si rivolta e dice BASTA. […] Quest’anima non conosce la lingua del politicamente corretto, le mediazioni astratte degli intellettuali, i compromessi della bassa politica: è una forza immateriale composta dalle vicende eroiche e dalle ossa calcinate degli avi antichi che, reimmessesotto forma molecolare nella fisica della natura, veicolano legami famigliari, identità gentilizie, tradizioni popolari, inclinazioni collettive, virtù personali”. In questa visione, Cultura e Identità non sono un binomio ma una cosa sola: Cultura è Identità, nell’accezione spengleriana di Kultur-Civiltà che si oppone alla Zivilisation materialista, meccanicistica, egualitaria.

Povera Patria, il nuovo programma in onda su Rai Due di cui sei autore e co-conduttore, sta ottenendo ottimi ascolti e sta facendo parlare di sé. Sei soddisfatto? Volete essere il megafono di questo Governo? 

Vogliamo essere la voce di quella Italia profonda di cui dicevo sopra. Non c’è alcun rapporto organico con le forze di governo, naturalmente. C’è invece la volontà di raccontare la Rivoluzione conservatrice in atto in Italia in Europa: dopo anni di espropriazione della loro sovranità, i popoli reclamano uno spazio vitale e la facoltà di contribuire a una forma politica in cui all’identitarismo che un tempo avremmo definito di destra si accompagnano strutture sociali e indirizzi economici che un tempo avremmo definito di sinistra. Un fatto di enorme rilievo.

La parola chiave di questo numero di #CulturaIdentità è “Educare”. Tu hai sempre avuto a cuore il tema dell’”educazione finanziaria”, come dimostrano alcuni servizi proposti nell’ambito di Povera Patria che hanno fatto scalpore. Perché è così decisiva l’educazione finanziaria?

Quando ero direttore di Tempi, dedicammo all’educazione finanziaria un numero quasi monografico alimentato da un convegno organizzato a Milano. In continuità con quella esigenza, Povera Patria cerca anche di rispondere alla domanda fondamentale del momento: è possibile un’altra prassi economica oltre a quella rigorista e speculativa che ci ha vampirizzato negli ultimi decenni? Una delle risposte sta nel dire senza pudori che cos’è il signoraggio e che cosa fu, o cosa dovrebbe tornare a essere, la sovranità monetaria. Ma in una dimensione europea, come orizzonte originario della nostra comunità di destino e proiezione della nostra potenza continentale. Che è cosa ben diversa dalla dottrina bottegaia e colonialista praticata da Parigi nella sua Françafrique

Come giudichi l’attuale scenario politico? Cosa ci riserva il futuro? Il centrodestra verrà ricostruito, magari su basi nuove? 

Non mi lancio in previsioni di breve periodo. Nell’attuale stato d’eccezione, in cui le linee di faglia culturali e la dialettica sociale sono interamente polarizzate dallo scontro tra popoli e oligarchie finanziarie, centrodestra e centrosinistra sono due fossili politici. Ma ciò non vuol dire che lo stato d’eccezione sia fatalmente chiamato a proseguire in modo indefinito. Penso, aristotelicamente, che la teoria dei luoghi naturali sia sempre valida. In altri termini: non si chiamerà più centrodestra, ma quest’area è destinata a ricondensarsi in una forma nuova, una Gestalt social-nazionale di respiro europeo.

A proposito di Europee: per te l’Unione Europea va distrutta o rifondata? 

L’Unione europea va fondata, non rifondata. L’attuale Ue è un non-stato che si è consegnato alle velleità oniriche dei burocrati radicali alla Emma Bonino e ai loro soci della finanza speculativa. I sovranisti farebbero bene a stendere una Dichiarazione dei diritti dei popoli europei. Ci sto lavorando…

Ti senti più identitario o sovranista?

Come ci siamo detti poco tempo fa con Paolo Savona: quando c’è sovranità non c’è bisogno di alcun sovranismo. Mi sento romano come Giulio Cesare, italiano come Arturo Reghini, europeo come Federico II.

Si parla spesso del rapporto tra cultura e politica, dell’egemonia che la sinistra, nonostante tutto, continua a esercitare. La destra proprio non è in grado di cambiare questo stato di cose?

La sinistra attuale, dacché ha voltato le spalle al popolo per difendere il postulato delle élite finanziarie (tutto il potere agli oligarchi competenti; tutto il patire alle plebi ignoranti), ha perso il contatto con le forze sottili che stanno plasmando il prossimo futuro. Una battaglia culturale contro la sinistra intellettuale suona come una sfida di retroguardia, che tuttavia è necessario combattere. Un esempio fra tanti: la recente, magnifica e vincente campagna di promozione per il ricordo dell’orrore novecentesco perpetrato dai titini slavi e italiani attraverso le foibe. Se un film bello e tremendo come Red Land-Rosso Istria ha potuto essere realizzato, prodotto e mandato in onda in prima serata su Raitre, i nostri figli e nipoti dovranno un giorno ringraziare Maurizio Gasparri e i pochi altri che sono stati al suo fianco. Ma oggi è il momento di lasciarsi alle spalle i cadaveri psichici dell’intellighenzia sinistra, oggi è il momento delle affermazioni sovrane e delle negazioni assolute da parte dei popoli europei che si riconoscono nelle loro nuove élite. 

CulturaIdentità marzo 2019


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