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L’ultima chiave del mazzo

Guenther Oettinger, Commissario europeo al bilancio, prima delle elezioni politiche italiane del 2019 disse: “I mercati insegneranno agli italiani a votare nel modo giusto”.  Lo stesso signore, dopo la formazione del governo giallo rosso, ha dichiarato che ora ci si aspetta dall’Italia “un governo pro-europeo che non lavori contro l’Europa”. Il 31 dicembre dello scorso anno, Ivo Caizzi, corrispondente da Bruxelles del Corriere della Sera, in una lettera al Comitato di redazione del giornale più “prestigioso” d’Italia, accusò i vertici della testata di aver accreditato la notizia di una imminente procedura di infrazione della Commissione UE contro l’Italia (“una notizia che non c’è”, scriveva il giornalista); e ciò per condizionare l’azione dell’esecutivo spingendolo a un comportamento più consono, vale a dire più prono, nei confronti dell’Unione.

Oggi, con il Conte due, scopriamo che improvvisamente i soldi per il deficit e la “spesa” ci saranno e anche la famosa “flessibilità”. In pratica, prima – quando ci rifiutavamo di mostrarci flessibili – la UE, i mercati e la Grande stampa ci bastonavano e noi, “flessibilmente”, ci piegavamo un grado o due di meno; giusto per dire che forse non ce l’avevano messa in quel posto. Oggi, che ci apprestiamo a metterci “flessibilmente” a novanta gradi, arriveranno gli aiuti necessari per ridarci fiato prima di una definitiva apnea. Il che conferma come abbiamo oltrepassato di gran lunga la soglia critica dell’eversione dell’ordine democratico della Repubblica italiana.

Siamo, infatti e a tutti gli effetti, in una situazione in cui il regolare funzionamento della democrazia viene non solo influenzato, ma addirittura determinato – per la precisione “eterodiretto” – da entità transnazionali o, comunque, extraterritoriali. Come giustamente affermava Oettinger, i mercati ci insegnano come votare. E, se non lo capiamo, i media mainstream lanciano campagne mirate, e manipolatorie, volte ad alzare il livello di guardia dell’ansia collettiva sullo stato “drammatico” delle finanze del paese e sui rischi imminenti di catastrofi sociali. Se ancora non intendiamo il concetto, la Commissione europea ci chiude i cordoni della borsa e ci sanziona. Se poi, finalmente, lo comprendiamo, allora ci ricompensano con un delizioso “biscottino rieducativo”. È esattamente la stessa tecnica impiegata dagli addestratori di delfini, cani e scimmie per ottenere, dalle povere bestiole, il contegno desiderato.

Il che dimostra come il progetto dell’euro e dell’Unione europea – al netto della zuccherosa retorica di cui li si ammanta – sono entrambi, di per se stessi, uno strumento micidiale di sedicente governo “democratico” delle masse per “interposta”, ma invisibile, dittatura esterna. La circostanza è perfettamente nota, oramai, a una nutrita schiera di connazionali. Il vero tema, però, non è solo (o tanto) questo. Il vero tema, anzi il vero problema,  è che una percentuale ben più corposa  di italiani sottovaluta la faccenda. E quindi non si avvede di quanto, nelle vicende in corso, allignino tutte le avvisaglie di una imminente, e definitiva, torsione del nostro assetto istituzionale in un senso a-democratico e, prossimamente, totalitario.

E le vie d’uscita paiono maledettamente precluse atteso che: a) la straordinaria complessità del sistema rende quasi incomprensibili, se non a costo di un enorme dispiego di tempo, energie e approfondimento, i meccanismi, le dinamiche e i responsabili del golpe; b) una consistente porzione della cosiddetta libera stampa o non è libera affatto (intellighenzia in primis) e quindi asseconda il disegno,  oppure  non ha gli strumenti culturali per decifrare i contorni e le finalità della congiura in atto; c) tutti i partiti, anche quelli asseritamente populisti e sovranisti, o sono accuratamente “infiltrati”, nei loro ruoli apicali, dagli agenti occulti del sistema oppure – giunti al potere – vengono abilmente “riconvertiti” verso politiche non dissonanti, nella sostanza, rispetto ai desiderata e alle esigenze dei manovratori.

Ma l’aspetto più inquietante in assoluto è un altro: le poderose forze del processo storico in atto – quelle a cui Tolstoj attribuiva una rilevanza assai più significativa rispetto alla sopravvalutata “volontà” umana – sembrano spingere nella direzione peggiore per noi. Eppure, non bisogna mollare il punto. Davanti a un colpo di stato strisciante, non dobbiamo smettere di credere in un colpo di scena. Né dobbiamo stancarci di cercare strategie, movimenti e rappresentanti in grado di cambiare le sorti della partita. Come scrive Paolo Coelho: “Di solito è l’ultima chiave del mazzo quella che apre la porta”.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com

 


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