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L’Ucraina schiera il primo drone a idrogeno: il Raybird entra in guerra puntando su silenzio e invisibilità termica
L’Ucraina schiera il primo drone militare a idrogeno: il Raybird di Skyeton sacrifica l’autonomia per l’invisibilità termica. Ecco come la guerra sta accelerando la tecnologia fuel-cell.

La guerra, cinicamente, è sempre stata una straordinaria acceleratrice di innovazione tecnologica. Mentre l’Europa discute di transizione energetica nei salotti, sul fronte ucraino la tecnologia a idrogeno viene testata nel modo più duro possibile: in combattimento. La notizia arriva direttamente dal produttore ucraino Skyeton, che ha annunciato il dispiegamento operativo di una variante ibrida a idrogeno del suo drone da ricognizione Raybird.
Non si tratta di un mero esercizio di stile “green” applicato alla difesa, ma di una precisa scelta tattica che potrebbe cambiare le carte in tavola nelle operazioni di ricognizione profonda (ISR).
Dai pistoni alle celle a combustibile
Il Raybird standard, equipaggiato con un motore a combustione interna (ICE), è una macchina collaudata capace di restare in aria per oltre 28 ore. Tuttavia, la nuova variante ibrida, sviluppata dopo due anni di test di laboratorio e R&S, sacrifica parte di questa autonomia per ottenere vantaggi cruciali in uno scenario di guerra moderna saturo di sensori.
Il nuovo drone utilizza l’idrogeno per generare elettricità, alimentando motori elettrici per la spinta. Sebbene l’autonomia attuale si attesti sulle 12 ore (con l’obiettivo dichiarato di portarla a 20), il cambio di propulsione offre caratteristiche che il vecchio motore a scoppio non poteva garantire. Quindi possiamo parlare di celle a combustibile utilizzate per generare elettricità per motori elettrici.
Il vantaggio tattico: invisibili e silenziosi
In un conflitto dove le termocamere e i sensori acustici sono diffusi quanto i fucili, la “firma” del velivolo è tutto. Roman Knyazhenko, CEO di Skyeton, ha sottolineato come il passaggio all’elettrico/idrogeno permetta di abbattere drasticamente la firma termica del drone.
Mentre un motore a scoppio è un faro acceso per i sensori infrarossi nemici, il motore elettrico genera un calore trascurabile. Inoltre, il sistema è decisamente più silenzioso e capace di operare a quote operative più elevate.
Ecco un confronto rapido tra le caratteristiche chiave:
| Caratteristica | Raybird Standard (ICE) | Raybird Hybrid (Idrogeno) |
| Propulsione | Motore a scoppio | Elettrica (Celle a idrogeno) |
| Autonomia | 28+ ore | 12 ore (target 20 ore) |
| Firma Termica | Alta (facilmente rilevabile) | Trascurabile (Stealth termico) |
| Rumore | Udibile | Molto basso |
| Velocità Crociera | 110 km/h | 110 km/h |
Logistica e resilienza: l’idrogeno al fronte
Uno dei dubbi principali sull’uso dell’idrogeno in zona di guerra riguarda la logistica. Portare bombole ad alta pressione in trincea non sembra l’idea più sicura del mondo, ma Skyeton sembra aver aggirato il problema con due soluzioni pratiche:
- Un sistema di cartucce intercambiabili, simili a un “cambio batteria” ma con idrogeno.
- Un’unità mobile compatta per la produzione di idrogeno direttamente in loco.
Il drone, che ha un peso al decollo di 23 kg e un’apertura alare di quasi 5 metri, è stato progettato per operare in condizioni estreme, da -35°C a +55°C, dimostrando che la tecnologia delle celle a combustibile può essere resa robusta quanto basta per l’uso militare.
Idrogeno sul campo di battaglia?
Il Raybird ibrido è attualmente in fase di codificazione per un’adozione più ampia tra le unità di difesa. È interessante notare come l’azienda stia già guardando al futuro civile, dove la ricognizione aerea a lunga durata ed ecologicamente efficiente sarà richiesta.
Per ora, tuttavia, resta il dato di fatto: l’idrogeno ha smesso di essere solo una promessa per il futuro della mobilità ed è diventato uno strumento operativo per la ricognizione profonda, dove essere visti significa essere abbattuti.
Domande e risposte
Perché scegliere un drone a idrogeno se ha meno autonomia della versione a benzina?
La scelta è dettata dalla sopravvivenza del mezzo. Sebbene la versione a benzina voli per 28 ore contro le 12 dell’idrogeno, il motore termico emette molto calore ed è rumoroso, rendendolo facile preda dei missili a ricerca termica o dei radar acustici. La versione a idrogeno ha una “firma termica” quasi nulla ed è molto silenziosa, permettendo missioni di ricognizione più vicine al nemico con minori rischi di abbattimento.
Come viene gestito il rifornimento di idrogeno in una zona di guerra?
Skyeton ha sviluppato un sistema logistico semplificato per ovviare alla complessità dell’idrogeno. Le truppe possono utilizzare cartucce di idrogeno pre-caricate e intercambiabili (swap rapido) oppure avvalersi di unità mobili compatte capaci di generare idrogeno direttamente sul campo. Questo elimina la necessità di trasportare grandi cisterne pericolose e garantisce operatività anche in aree remote o isolate dalla catena di approvvigionamento tradizionale.
Questo drone viene utilizzato per attaccare obiettivi nemici?
No, il Raybird (sia nella versione standard che ibrida) è classificato come drone da ricognizione (ISR). Non porta armamenti per l’attacco diretto. Il suo compito è trasportare sensori radar e ottici avanzati per sorvegliare il territorio, individuare le posizioni nemiche e fornire dati di puntamento all’artiglieria o ad altri sistemi d’arma. La sua capacità di carico è di circa 10 kg, dedicata interamente alla strumentistica di sorveglianza.








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