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L’Oro straccia ogni record e sfiora i 4600 Dollari: tra le minacce alla Fed e i venti di guerra, il “rifugio” non ha più freni

L’oro tocca nuovi massimi storici spinto dalle minacce di Trump a Powell e dalle crisi in Iran e Venezuela. Analisti prevedono $5.000 entro il 2026 mentre l’economia USA rallenta.

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Se qualcuno pensava che i mercati avessero già scontato tutto, si sbagliava di grosso. L’oro, il barometro per eccellenza della paura globale e della sfiducia nelle valute fiat, ha appena segnato un nuovo massimo storico, avvidinandosi ai 4600 dollari oncia, limite psicologico. Un rialzo di oltre il 2% in una sola seduta che non è frutto del caso, ma la somma perfetta di un’instabilità istituzionale americana senza precedenti e di un quadro geopolitico che definire incandescente sarebbe un eufemismo.

Non siamo di fronte alla solita speculazione di breve respiro. Qui si intrecciano le sorti della politica monetaria della Federal Reserve con crisi internazionali che vanno dal Medio Oriente al Sud America. Vediamo cosa sta succedendo, con la lucidità necessaria per capire dove stiamo andando.

Quotazione dell’oro da Tradingeconomics

Il duello Powell-Trump e la fine dell’indipendenza della Fed?

Il motore principale di questa fiammata aurea non è solo finanziario, ma squisitamente politico-istituzionale. Domenica scorsa, il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, ha sganciato una bomba mediatica: ha rivelato di essere sotto inchiesta penale in relazione alla sua testimonianza al Senato dello scorso giugno. Powell non ha usato mezzi termini, criticando la mossa come parte di una pressione diretta del Presidente Trump per costringere la Banca Centrale a tagliare i tassi.

Per i mercati, questo è il segnale che l’indipendenza della Fed – vero pilastro della fiducia nel Dollaro – è sotto assedio. Quando la politica entra a gamba tesa nelle decisioni di politica monetaria, gli investitori scappano dalla valuta ed entrano nel bene rifugio per antonomasia.

Geopolitica: tra Teheran e Caracas la tensione è alle stelle

Se il fronte interno americano preoccupa, quello estero spaventa. L’oro sta beneficiando del suo status di “safe haven” a causa di due nuovi, critici focolai:

  • Iran: Il presidente del parlamento iraniano ha lanciato avvertimenti durissimi contro Stati Uniti e Israele. Questo segue le minacce di raid aerei da parte del Presidente Trump in risposta alle vaste proteste in Iran, che avrebbero già causato centinaia di vittime. Washington sta valutando opzioni per rispondere ai disordini, riaccendendo i timori di un conflitto allargato.
  • Venezuela: L’anno si è aperto con un’operazione militare USA che ha portato, lo scorso fine settimana, alla cattura del presidente Nicolas Maduro. Sebbene l’azione sembri essersi risolta rapidamente, l’evento sottolinea la persistenza dell’incertezza geopolitica e il rischio di improvvise fiammate in diverse regioni del globo.

Come sottolineato da Eli Lee della Bank of Singapore, anche se l’azione in Venezuela appare conclusa, l’episodio evidenzia una frammentazione geopolitica che spinge gli investitori a rivedere le proprie allocazioni di portafoglio dopo anni di sanzioni e complessità fiscali.

L’economia rallenta: tornano i tagli ai tassi?

A fare da sponda a questo scenario da “tempesta perfetta” ci sono i fondamentali macroeconomici. I dati di venerdì scorso hanno mostrato un rallentamento della crescita occupazionale negli USA a dicembre, ben oltre le previsioni. Un mercato del lavoro che si raffredda è la musica che le orecchie dei keynesiani e degli investitori in oro volevano sentire.

Perché? Perché un’economia che rallenta costringe la Fed a tagliare i tassi.

Attualmente i trader stanno prezzando:

  • Due riduzioni dei tassi quest’anno.
  • Tassi invariati, con ogni probabilità, nella riunione di fine mese.
  • Attesa spasmodica per il report sull’inflazione USA di questa settimana.

Tassi di interesse più bassi riducono il costo opportunità di detenere un metallo che non paga cedole (come l’oro), rendendolo più attraente rispetto ai titoli di stato. Inoltre, l’ipotesi che la nomina di un nuovo presidente della Fed (più incline ai desideri della Casa Bianca) possa accelerare i tagli, sta fornendo ulteriore carburante al rally.

I fattori chiave del rialzo dell’Oro

FattoreImpatto sul prezzoDescrizione
Indipendenza FedMolto AltoLe minacce a Powell minano la fiducia nel Dollaro.
GeopoliticaAltoTensioni in Iran e cattura di Maduro in Venezuela.
Tassi di InteresseMedio/AltoDati sul lavoro deboli spingono verso tagli dei tassi.
Domanda RifugioAltoIncertezza globale spinge verso asset reali.

Le previsioni: verso i 5.000 dollari?

Rajat Bhattacharya di Standard Chartered ha confermato che l’oro è una delle classi di attività a più alta convinzione per quest’anno proprio a causa dell’incertezza geopolitica. Ma dove possiamo arrivare?

Secondo HSBC, il momentum commerciale potrebbe spingere i prezzi fino a 5.000 dollari l’oncia nella prima metà del 2026. Certo, la volatilità rimarrà elevata e i ritracciamenti saranno frequenti, ma il trend strutturale sembra intatto. In un mondo dove la politica monetaria diventa ostaggio della politica e i confini nazionali sono sempre più labili, il metallo giallo rimane l’unica ancora di salvezza che non può essere stampata a piacimento dalle banche centrali.


Domande e risposte

Perché le minacce a Jerome Powell influenzano il prezzo dell’oro?

L’oro è tradizionalmente visto come una protezione contro l’instabilità politica e la svalutazione monetaria. Se l’indipendenza della Federal Reserve viene messa in discussione dalle pressioni politiche (in questo caso, le minacce di accuse penali), gli investitori perdono fiducia nella capacità della banca centrale di gestire l’inflazione e l’economia in modo imparziale. Questo indebolisce il dollaro e spinge i capitali verso l’oro, che è un asset slegato dal rischio di controparte governativo.

Qual è il legame tra i dati sull’occupazione USA e il rialzo dell’oro?

Esiste una correlazione inversa. I dati recenti mostrano un rallentamento del mercato del lavoro americano superiore alle attese. Questo suggerisce che l’economia si sta raffreddando. Di conseguenza, aumenta la probabilità che la Fed debba tagliare i tassi di interesse per stimolare la crescita. Tassi più bassi rendono i titoli di stato (che offrono un rendimento) meno attraenti rispetto all’oro (che non offre cedole), riducendo il cosiddetto “costo opportunità” di detenere il metallo prezioso e facendone salire il prezzo.

È realistico pensare che l’oro arrivi a 5.000 dollari nel 2026?

Secondo gli analisti di HSBC, sì. Sebbene sembri un obiettivo ambizioso, il mix di fattori attuali supporta questa tesi. La persistente incertezza geopolitica, la frammentazione globale, le sanzioni e la complessità fiscale stanno spingendo gli investitori a rivedere strutturalmente i loro portafogli a lungo termine. Se il trend di taglio dei tassi dovesse proseguire e le tensioni internazionali non dovessero placarsi, il momentum tecnico potrebbe effettivamente spingere le quotazioni verso quella soglia nella prima metà del 2026.

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