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L’orizzonte del greggio: chi dipende davvero dal petrolio americano nel 2025?

I Paesi Bassi superano Cina e Giappone diventando i primi importatori mondiali di petrolio USA nel 2025. Crolla l’acquisto da parte di Pechino (-34%), mentre l’India fa segnare un +35%. L’Italia si ferma al 20° posto.

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Quasi 4 miliardi di barili di petrolio statunitense sono stati spediti all’estero lo scorso anno, un dato che consolida definitivamente il ruolo degli Stati Uniti come esportatore energetico globale. In un mondo frammentato da tensioni commerciali e conflitti, la mappa degli acquirenti di oro nero americano ci offre una fotografia nitida degli attuali assetti geopolitici e delle dipendenze industriali.

Se ci chiedessimo chi sia oggi il principale cliente di Washington, la risposta potrebbe sorprendere i non addetti ai lavori. Non è la sterminata industria cinese o quella giapponese,  ma i Paesi Bassi.

La porta d’Europa e la dipendenza del Vecchio Continente

I Paesi Bassi guidano la classifica globale con ben 419 milioni di barili importati nel 2025 fornita dal sito informativo USAFact, registrando un aumento di circa 31 milioni di barili rispetto all’anno precedente. Questo primato non deriva da un improvviso boom dei consumi interni olandei, ma dal ruolo strategico del Porto di Rotterdam.

  • Rotterdam è uno dei principali hub energetici mondiali, dove transitano circa 1,1 milioni di barili al giorno.
  • Da qui, il greggio viene raffinato o redistribuito nel resto del continente.
  • Dal 2022, in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, l’Europa ha dovuto trovare alternative rapide e il petrolio americano è diventato fondamentale per sostituire le forniture di Mosca.

L’Italia, in questo contesto europeo, mantiene una posizione di rincalzo. Il nostro Paese si colloca al 20° posto globale, avendo importato 48 milioni di barili nel 2025, una cifra che rappresenta l’1,2% dell’export totale statunitense.

Ecco un’infografica che mostra i partner degli USA nel settore petrolifero:

Il paradosso nordamericano

Al secondo e terzo posto troviamo i partner geografici degli USA. Il Messico si posiziona secondo con 398 milioni di barili. Il Canada segue al terzo posto con 324 milioni di barili, in modesto aumento.

Il caso canadese merita una riflessione tipicamente keynesiana sull’importanza delle infrastrutture: il Paese possiede vaste riserve petrolifere, , ma soffre di una cronica mancanza di capacità di raffinazione e di un’inadeguata rete di gasdotti ed oleodotti sull’asse est-ovest. Il risultato? Il Canada è costretto a dipendere pesantemente dalle importazioni di greggio dal vicino meridionale per far funzionare la propria economia.

La divergenza asiatica: India contro Cina

Spostando lo sguardo verso l’Asia, notiamo una netta biforcazione tra i due giganti demografici.

  • Le importazioni cinesi di petrolio USA sono crollate del 34% nel 2025, scendendo di 81 milioni di barili e facendo scivolare Pechino dal terzo al sesto posto tra i maggiori acquirenti.
  • La Cina ha preferito rivolgersi a greggio sanzionato e venduto a sconto, proveniente da Iran, Venezuela e Russia, in un clima di crescenti tensioni commerciali con l’Occidente.
  • Al contrario, l’India ha aumentato i propri acquisti del 35%, evidenziando una crescente fame di energia americana per sostenere il proprio sviluppo industriale.

Tabella riassuntiva: I primi 10 acquirenti (e l’Italia)

Ecco una sintesi dei principali importatori di greggio e prodotti petroliferi USA nel 2025:

RangoPaeseImportazioni (Mln Barili)Quota Totale
1🇳🇱 Paesi Bassi41910.7%
2🇲🇽 Messico39810.2%
3🇨🇦 Canada3248.3%
4🇰🇷 Corea del Sud2576.6%
5🇯🇵 Giappone2476.3%
6🇨🇳 Cina2386.1%
7🇮🇳 India2215.7%
8🇧🇷 Brasile1333.4%
9🇬🇧 Regno Unito1243.2%
10🇪🇸 Spagna952.4%
20🇮🇹 Italia481.2%

In definitiva, l’export energetico americano non è solo una questione di bilancia commerciale, , ma il riflesso di un mondo in cui le alleanze si misurano in barili e le inefficienze infrastrutturali (vedi il Canada) si pagano a caro prezzo.

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