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L’ORA LETALE

In un apprezzato momento di lucidità, incrinato appena dall’ebbrezza di chi fa la storia, il Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, ha dato un annuncio epocale: verrà abolita l’ora legale in tutta l’Unione. Poi, ben conscio della solennità del momento, e memore dell’antica vocazione autenticamente popolare della sua mission, ci ha messo anche il carico da novanta: “La gente vuole farlo, come dicono i sondaggi, e quindi lo faremo”. Dopo anni di inutili polemiche sulla deriva autocratica e sull’anima a-democratica della UE, la UE ci ha smentiti. Il cittadino non è un utile idiota da accendere e spegnere in cabina elettorale. Il cittadino conta. Eccome se conta. I suoi desideri, per i commissari basettoni della Kommissione, sono ordini. Il suo fiato, captato da un sondaggio, è legge; chiaro? E che legge! L’abolizione della fottutissima ora legale che da anni angustiava i nostri sonni.

Non sbadiglieremo più – nell’ultima domenica di marzo – le fatidiche parole: “Stanotte si dorme un’ora di meno”. E non pronunceremo più – nell’ultima domenica di ottobre – la frase fatale: “Stanotte si dorme un’ora di più”. Basta! Il tormento è cessato: dormiremo lo stesso numero di ore tutti i giorni dell’anno. O forse dormiremo acca ventiquattro, come del resto abbiamo sempre fatto mentre intorno a noi sorgeva la madre di tutte le oligarchie, vale a dire la UE: Il primo esperimento, perfettamente riuscito, nella storia, di golpe invisibile. Fatta quasi per intero da istituzioni non elette che decidono tutto (la Commissione, la BCE, la Corte di Giustizia) legittimate da un’istituzione di eletti (il Parlamento) che non decide nulla. Provate a studiare, ad approfondire. Per quanto la giriate e la voltiate, nell’Unione non troverete alcunché di giusto, di democratico, di dritto, di retto, di legittimo, di valido, di regolare, di costituzionale; di ‘legale’, in definitiva. Forse per questo hanno deciso di abolire l’ora suddetta: l’aggettivo evocava un sostantivo indigesto.

In ogni caso, è solo l’abbrivio di un’autentica orgia di democrazia diretta. Siccome ci tengono al nostro parere sulle questioni dirimenti, sulla roba grossa, seguiranno – volete scommettere? – in rigoroso ordine di importanza: l’abolizione degli anni bisestili e di ogni mese con trenta giorni (Juncker commenterà: “Di ventotto ce n’è uno, tutti gli altri fan trentuno”), l’introduzione di un fuso orario a forfait tra Londra e Roma (Juncker sentenzierà: “Gli elettori non vedevano l’ora”), la soppressione delle mezze stagioni (Juncker scandirà: “Non ci piacciono le cose a metà”). Siamo ubriachi di felicità; e per mille motivi – non ultimo, lo stato etilico di cui sopra – ci sentiamo degnamente rappresentati da un presidente come Juncker.

Francesco Carraro
www.francescocarraro.com


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