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L’onda lunga del conflitto in Iran: perché i prezzi non scenderanno (anche con la pace)
L’inflazione non si ferma: il blocco di Hormuz e i danni alle infrastrutture spingono i prezzi di energia e fertilizzanti. Ecco perché il carrello della spesa e i mutui saliranno ancora, nonostante le speranze di pace.

Il conflitto in Iran compie un mese e, nonostante le flebili speranze di una tregua a breve termine, l’architettura economica europea e globale mostra già crepe profonde. Chi si illude che una fine rapida delle ostilità possa “resettare” i listini ai livelli pre-crisi ignora la natura sistemica degli shock in corso. Non siamo di fronte a una semplice fiammata speculativa, ma a un danno strutturale alle catene di approvvigionamento che colpirà duramente tre pilastri del nostro quotidiano: energia, trasporti e, soprattutto, agricoltura.
Il blocco di Hormuz e l’incognita fertilizzanti
Se il petrolio cattura i titoli dei giornali, è il mercato dei fertilizzanti a rappresentare la vera bomba a orologeria per l’inflazione. Lo Stretto di Hormuz non è solo un rubinetto energetico, ma il passaggio vitale per i prodotti chimici di base e i polimeri.
L’Europa, Italia e Spagna in particolare, sono estremamente vulnerabili. Basti pensare che i soli Emirati Arabi Uniti coprono il 15% della produzione mondiale di polietilene. Il rischio concreto è una carenza globale di urea e concimi azotati, essenziali per colture cardine come grano e riso. Anche l’India, secondo consumatore mondiale di fertilizzanti, sta già monitorando con ansia le rotte del Golfo. Se il flusso non si normalizza rapidamente, il calo della resa agricola porterà a un aumento inevitabile dei prezzi alimentari, trasformando una crisi geopolitica in una crisi alimentare con al centro il subcontinente indiano, ma non solo.
Previsioni al rialzo e lo spettro della stagflazione
La Banca di Spagna, ad esempio, ha già corretto il tiro, alzando le previsioni di inflazione per il 2026 al 3%, con l’avvertimento che la cifra potrebbe raddoppiare se il conflitto dovesse trascinarsi oltre l’estate, pur mantenedo le previsioni sulla crescita al 2,3%.
| Settore | Impatto Previsto | Causa Principale |
| Energia | Tassi fino al 7% (UE Centrale) | Danni alle infrastrutture gasiere |
| Agricoltura | Aumento prezzi alimentari | Carenza di fertilizzanti e polimeri |
| Trasporti | Taglio rotte e voli cari | Prezzo del cherosene raddoppiato |
| Mutui | Rialzi Euribor inevitabili | Politica restrittiva della BCE |
L’illusione dell’ottimismo
Esiste un ottimismo, forse eccessivo, sulla capacità dell’economia di assorbire lo shock. Tuttavia, come sottolineano gli analisti di Oxford Economics, la riduzione del potere d’acquisto è ormai nei fatti. La distruzione delle infrastrutture di raffinazione nei paesi limitrofi all’Iran non si ripara in pochi giorni.
Siamo di fronte a uno shock d’offerta che rende la politica monetaria della BCE un esercizio di equilibrismo: aumentare i tassi per frenare i prezzi, col rischio però di soffocare una crescita già anemica e di creare, per l’ennesima volta, una politica monetaria prociclica che rende la crisi ancora più devastante.. Se nel 2022 l’invasione dell’Ucraina ci ha insegnato la fragilità energetica, il 2026 ci sta mostrando quanto sia fragile il piatto che portiamo in tavola.







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