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L’omicidio postumo di Marco Pantani come simbolo del degrado dell’Italia, a partire da una magistratura incapace di fare giustizia in tempi ragionevoli

Normalmente non mi azzardo a scrivere di cose che non conosco approfonditamente ma questa volta vorrei fare un’eccezione: per la pena che porto nel cuore a pensare all’accaduto vorrei dare un piccolo contributo, una considerazione, un commento sulla sospetta morte di Pantani per omicidio con 10 (!) anni di ritardo. Da ex atleta (spero me lo concediate, prima della pausa agostana).

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Tutto questo perchè ritengo ci sia un nesso tra la perdita di libertà di un popolo e l’esempio di quanto accaduto al grande ciclista: si parte normalmente dall’imposizione di uno stato di assenza di giustizia, che passa da un deficit democratico e termina rispettivamente in una crisi economica ed appunto in limitazioni della libertà.

Cosa c’entra la morte di Pantani con tutto ciò? Purtroppo più di quanto possiate pensare. Mi spiego meglio: dopo 10 anni scopriamo che il luogo dove era stato trovato il cadavere mostrava uno scenario che molto difficilmente poteva far ipotizzare un suicidio, piuttosto un omicidio, leggo dai giornali che incredibilmente non furono prese le impronte digitali e che fu rilevato anche dieci anni or sono che era stata fatta bere al campione droga diluita in acqua in quantità talmente elevata che risultava incompatibile con un’overdose. Nessuno, e dico nessuno, si è sentito di andare a chiedere il perchè di tali affrettate conclusioni a chi condusse le indagini ed il motivo molto probabilmente è perché i responsabili erano come si dice in gergo “coperti”. E comunque nessuno sembra indignarsi, in questo splendido paese.

Tutto questo mi ricorda altri esempi del passato, tutti esempi poco edificanti. Ricordo quando nessuno andò a comprendere perché ai tempi di tangentopoli Castellari, ras delle partecipazioni statali, si suicidò con un colpo alla tempia ma riponendo prima l’arma nella cinghia dei pantaloni. O la morte di Gabriele Cagliari in carcere che si tolse la vita in modo assai improbabile, con una busta di plastica in testa. O la morte di Gardini la notte prima di testimoniare a Di Pietro la sua verità (i bene informati, ex colleghi Montedison, ricordano sotto casa Gardini un furgone abbandonato la mattina dopo, con vestiti da lavoro ed un martello pneumatico lasciato per ricordo). O le decine di morti di chi sapeva su Ustica, quasi tutto personale militare italiano “suicidato” in modi assurdi, chi impiccato in ginocchio, chi suicidato nei modi più incredibili come citato per altro nel saggio del giudice Priore “Intrigo Internazionale”. O la morte dei due ufficiali Naldini e Nutarelli, testimoni chiave di quanto accaduto nella guerra dei cieli che precedette l’accidente di Ustica [ad oggi senza colpevoli, in confronto le spiegazioni sulla caduta dell’aereo della Malaysian Air in Ucraina sembrano precise e concordanti, ndr], morti a Ramstein nella sciagura delle Frecce Tricolori mai completamente spiegata nella dinamica e soprattutto nelle cause, appena prima di deporre dal giudice che conduceva le indagini sula sciagura del volo Itavia. O il tentativo di omicidio di Fabio Piselli per quanto aveva scoperto relativamente al disastro della Moby Prince (140 morti), il militare italiano sopravvisse all’aggressione da parte di ignoti solo perchè aveva il fisico dell’ex parà della Folgore, una persona normale sarebbe defunta. O la morte di Pio La Torre, i maligni dicono per aver pubblicamente annunciato che era spaventato dalla sua personale aspettativa di uno scambio di favori tra la mafia italo-americana e chi aveva installato rapidamente i missili nucleari a Sigonella. O le parole di Don Masino Buscetta quando si rifiutò di dire cosa c’era dietro alla mafia ed al suo potere in Italia e nel mondo, i tempi non erano maturi sosteneva – i depositari delle scomode verità del boss dei due mondi, certamente Falcone e Borsellino, probabilmente anche il generale Dalla Chiesa, sono tutti trapassati per morte violenta, chiaramente senza aver identificato i mandanti -.

Ora Pantani che, dice la madre, è stato messo a tacere perché sapeva qualcosa – ecco il parallelismo con tutti gli esempi precedenti, sapere qualcosa -, magari storie di doping, magari la cointeressenza di chissà chi nel mondo dorato di un certo ciclismo o di quali altre scomode verità. Sta di fatto che secondo il Corriere della Sera membri dello staff del prof. Conconi (Grazzi e Mazzoni) seguirono a varie riprese il Pirata, Conconi lavorava presso un’Università pubblica, quella di Ferrara (curioso che Conconi fu anche rettore di tale ateneo, oltre ad essere stato nel team di preparazione atletica del campionissimo Francesco Moser) e fu riconosciuto colpevole per “reati legati al doping” [si cita nel verigolettato, Sentenza n. 533-2003 del Tribunale di Ferrara, “il tribunale ha dichiarato di non doversi procedere nei confronti degli imputati solo per intervenuta prescrizione, riconoscendone comunque la colpevolezza fino alla data del 9 agosto 1995”] assieme ad alcuni collaboratori (tra cui appunto Grazzi) con sentenza depositata solo 2 giorni dopo la morte del campione. Quello che voglio dire è che in un paese in cui la giustizia sembra avere un incredibile senso di “relatività”, in un paese in cui nessuno – e quando dico nessuno intendo anche i potentissimi – è al riparo dalla macchina del fango legata alle sentenze dei tribunali, ricordiamo lo stesso Berlusconi messo alla gogna per l’affaire Ruby e poi scagionato in appello perchè il fatto non sussiste e/o non costituisce reato, o Silvio Scaglia di Fastweb che finì in carcere per poi essere completamente scagionato anni dopo, in un paese dove si fa un uso della giustizia in modo troppo spesso “imprevedibile” (…), un paese che non è in grado di difendere i propri interessi vis a vis con gli stranieri, ultimo caso l’attacco francese agli interessi italiani in Libia senza che il Governo italiano ritenesse di muovere un dito per difendere gli interessi nazionali (da cui dipende indotto ed occupazione, ndr), un paese che non è in grado di difendere nemmeno i propri simboli ed i propri campioni, per Pantani se è vero quello che sta emergendo siamo all’emergenza democratica, al parossismo – il Pirata, un buono debole caduto nella spirale della droga forse per assenza di cinismo, tutti coloro che caddero nella rete del doping ciclistico bene o male si risollevarono successivamente, lui andò in depressione – , in un paese come questo ci possiamo veramente stupire che a breve si possa fare il grande passo di negare i diritti alla massa dei contribuenti-cittadini tragliando pesantemente le pensioni, confiscando parte dei risparmi con improbabili patrimoniali e/o applicazioni delle clausole CAC (clausola di azione collettiva, ndr) al debito pubblico, incrementando le tasse ad un livello inaccettabile, costringendo gran parte della cittadinanza all’indigenza e le nuove generazioni ad emigrare per sopravvivere, in Italia di lavoro ce n’è poco e ce ne sarà sempre meno restando nell’euro?

Io non mi stupisco ed anzi me lo aspetto, le bugie degli ultimi tre Governi [non eletti dal Popolo] che annunciano la ripresa per l’anno successivo e puntualmente devono rimangiarsi la parola sembrano anch’esse una logica conseguenza della decadenza, rischiando di essere solo l’antipasto in considerazione a cosa potrà capitare quando dovesse arrivare la troika. Si perchè, per chi non lo avesse ancora capito, stanti i limiti europei o si raddrizza la situazione economica entro fine anno con una pioggia di tasse o il futuro è qualcosa di approssimabile a quanto accaduto in Grecia!

In questa Repubblica a sovranità limitata in cui il vincolo esterno è una costante, se in passato si è permesso ed anzi normalizzato un numero talmente enorme di gravissime ingiustizie nei confronti di propri concittadini (per il tramite di situazioni di reato tecnicamente “irrisolte“) pensate che oggi/domani la cosa possa essere diversa solo perchè invece di capitare a selezionati soggetti capiterà alla gran massa dei contribuenti? Io non mi stupisco. Anzi, appunto, la trovo una logica conseguenza del degrado generale di questo paese. L’Italia non è un paese per vecchi. E nemmeno per giovani. Per chi sia paese l’Italia, beh, direi solo per turisti stranieri che vengono a farsi una vacanza. Forse, fino a che il sistema democratico terrà.

Mitt Dolcino

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