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Lockheed Martin accelera: la produzione di THAAD quadruplica sotto la spinta di Trump
Lockheed Martin quadruplica la produzione di missili THAAD: l’accordo con il Pentagono spinto dalle pressioni di Trump per potenziare la difesa USA.

Il mondo della difesa sta cambiando pelle e lo sta facendo con una rapidità che solo pochi mesi fa sarebbe stata impensabile. Lockheed Martin, il colosso aerospaziale americano, ha siglato un accordo strategico con il Pentagono per incrementare drasticamente la produzione dei suoi intercettori THAAD (Terminal High Altitude Area Defense). I numeri parlano chiaro: si passerà dagli attuali 96 missili l’anno a ben 400 entro i prossimi sette anni.
Non si tratta di un semplice adeguamento industriale, ma di una risposta diretta alle nuove dinamiche geopolitiche e, soprattutto, alla nuova linea impressa dalla Casa Bianca. Donald Trump ha chiarito che i dividendi e i riacquisti di azioni proprie non possono più essere la priorità assoluta per i giganti della difesa se questi non investono prima nella capacità produttiva nazionale. E Lockheed, con una pragmatica virata, sembra aver recepito il messaggio.
Il THAAD: uno scudo ad alta tecnologia
Per i non addetti ai lavori, il sistema THAAD rappresenta l’eccellenza tecnologica nella difesa antimissile. Progettato per colpire missili balistici a corto e medio raggio nella fase finale del loro volo (quella “terminale”, appunto), è un sistema unico al mondo:
Capacità duale: Può intercettare minacce sia all’interno che all’esterno dell’atmosfera terrestre.
Velocità estrema: I suoi intercettori raggiungono una velocità di Mach 8,2.
Precisione: Funziona secondo il principio hit-to-kill, distruggendo il bersaglio attraverso l’energia cinetica dell’impatto, senza bisogno di testate esplosive.
Il costo? Non propriamente popolare: ogni singolo intercettore è valutato circa 12,77 milioni di dollari. Ma in un contesto in cui le scorte sono state messe a dura prova dalle recenti tensioni tra Israele e Iran, il Pentagono non sembra intenzionato a badare a spese per ripristinare i magazzini.
L’effetto Trump e il “nuovo corso” industriale
L’annuncio della quadruplicazione della produzione di THAAD non arriva nel vuoto. Segue di poche settimane un simile accordo per i PAC-3 (i missili del sistema Patriot) e coincide con l’apertura di un nuovo centro di accelerazione delle munizioni a Camden, in Arkansas.
L’amministratore delegato di Lockheed, Jim Taiclet, ha annunciato un piano di investimenti da 2,5 miliardi di dollari per il 2026, una cifra in netto rialzo rispetto agli 1,6 miliardi dell’anno precedente. L’obiettivo è modernizzare oltre 20 siti produttivi sparsi tra Alabama, Florida, Massachusetts e Texas, puntando forte su robotica e digitalizzazione.
Nonostante la retorica del libero mercato, qui siamo di fronte a una massiccia pianificazione industriale guidata dallo Stato. L’accordo prevede infatti clausole di protezione per l’azienda: se il Congresso dovesse decidere di fare marcia indietro, Lockheed verrebbe rimborsata degli investimenti effettuati. Inoltre, è stato introdotto un meccanismo di profit-sharing: oltre una certa soglia di guadagno, i profitti verranno reinvestiti negli stabilimenti o nei ricambi, una sorta di “patto di stabilità” tra industria e contribuente.
Dati tecnici in sintesi (Sistema THAAD)
| Parametro | Dettaglio |
| Produttore | Lockheed Martin |
| Velocità Massima | Mach 8,2 |
| Tangenza (Quota) | 150 km |
| Motore | Razzo a propellente solido |
| Target Produzione | Da 96 a 400 unità/anno |
| Costo unitario (2025) | ~$12,77 milioni |
Tra difesa e finanza
Rimane un nodo irrisolto, ed è quello che più preme agli investitori di Wall Street. Alla domanda se Lockheed intenda rinunciare ai dividendi e ai buyback per compiacere le direttive presidenziali, Taiclet è rimasto vago. La “diplomazia aziendale” suggerisce che Lockheed stia cercando di cavalcare l’onda degli investimenti pubblici senza però alienarsi il favore dei mercati.
Tuttavia, il messaggio politico è passato: l’epoca in cui i contratti della difesa servivano solo a gonfiare i bilanci trimestrali sembra finita. Ora serve la “ferramenta”, e ne serve tanta. Se la difesa americana vuole mantenere il suo ruolo di deterrente, deve tornare a produrre con ritmi da economia di guerra, pur in tempo di pace (armata).








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