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L’Italia perde uno dei suoi riferimenti culturali, Bernardo Bertolucci: rispetto al passato siamo alla rovina culturale. In TV resta il tragico Renzi…

Una volta l’Italia aveva Tognazzi, Gassman, Mastroianni. E che dire delle bellissime Loren e Lollobrigida. Nella musica l’impareggiabile Mina. E poi Battisti, Dalla, De Andrè, De Gregori. I grandi registi, l’onirico Fellini, il visionario Bertolucci, l’impareggiabile Monicelli, l’indimenticabile e geniale Sergio Leone.

E che dire del mitico Pavarotti, quella della “High C” degli ultimi cento anni. E di Totò? Attore memorabile ed universale, peccato che il napoletano non sia parlato ovunque – come meriterebbe -,  il messaggio super partes comunque resta [nota: sono profondamente nordista]. Poi la scienza italiana: Fermi, Maiorana, Pontecorvo, tutti lavoravano assieme, le divisioni politiche non esistevano. Dunque Olivetti, Gardini, Tchou: geni forse uccisi, proprio perchè il proprio paese non li difese. Come Pasolini, il più grande genio letterario italiano del dopoguerra, altro che Moravia! E i pittori De Chirico, Balla, solo per citare i semi-contemporanei. Tutta gente cresciuta dal nulla. Tutta gente che esprimeva valori. Cresciuta – appunto – in un periodo storico in cui l’ascensore sociale in Italia (e non solo) esisteva, se eri bravo crescevi.

Oggi no, l’ascensore sociale è bloccato, l’Italia non rappresenta più nulla nel panorama culturale globale, quanto meno rispetto al recente passato. Schiavo sei e schiavo rimani, la tua eventuale bravura andrà persa!

Ci resta il triste Benigni, quello capace di una pellicola MERAVIGLIOSA come “La Vita è Bella”, per poi craterizzarsi nel cantare la Costituzione più bella del Mondo in Piazza della Signoria a Firenze, solo per non proferire nemmeno una parola di protesta contro il Referendum voluto dal suo conterraneo Matteo Renzi che invece la Costituzione più bella del Mondo voleva inopinatamente cambiare. Fortunatamente gli Italiani, normalmente assenti, hanno dato nel caso un segno della loro eterea presenza, grazie a tutti!

Evidentemente tutti tengono famiglia, in Italia. Il familismo in Italia è soprattutto amorale, per cui il “fanc… il Paese” diventa la norma. In parallelo, diciamo in modo completamente scollegato a quanto sopra, oggi vediamo l’ex primo ministro del PD, Matteo Renzi, fare una trasmissione televisiva sui Medici di Firenze se non sbaglio  (l’ho visto di sfuggita: onestamente, è un po’ tragico vederlo in TV a fare il presentatore).

E nel mentre fa anche il parlamentare.

E contemporaneamente è consulente del fondo Algebris del suo amico Serra, forse non casualmente tornato in Italia senza pagare praticamente nulla di tasse – grazie alla legge sui Paperoni, almeno in comparazione con la tassazione esistente in tutti gli altri paesi del mondo escluso  Montecarlo – facendo leva su un provvedimento fortemente voluto dal suo amico Matteo. Che lo vede –  ripeto – suo consulente in Algebris, ritengo stipendiato.

Dettagli insignificanti nel merito ma forse forieri di futuri sviluppi (…), può essere utile ad esempio ricordare che la villa a Firenze testè acquistata dal Renzi sia stata finanziata da un mutuo di Banca Monte Paschi di Siena. La banca che possiamo dire storicamente sia stata in gran parte dei “compagni” del PD (peccato che progredì poi praticamente verso il quasi fallimento, quanto meno lo sarebbe stata in assenza di un salvataggio statale, sempre sotto Renzi & friends).

Dimenticatevi per un attimo di Renzi (e di Mario Monti, di Enrico Letta, del Conte Gentiloni Silveri; e pure dei gialloverdi al Governo): vista l’attualità, immaginate per un attimo quale possa essere il futuro per l’Italia.

Qui viene fuori un punto importante: un Paese per difendere i propri valori , i propri diritti e soprattutto i propri interessi ha bisogno di mettere gente al potere che ci creda. Non di gente che ha vive di politica. Ossia gente che non ha necessariamente bisogno di guadagnare dal proprio posto di lavoro, parlo del lavoro di “Ministro”.

Ci siete arrivati, vero? Fa rabbrividire…

Lo so, è triste. Fors’anche tragico.

Comunque vedremo. L’importante è che vi rendiate conto di dove stia l’Italia nella clessidra dell’evoluzione. E soprattutto quanto sia caduta in basso rispetto al recente passato, con quanta velocità.

Speriamo in una reazione (ma non contateci troppo).

Penso che mi farò un altro bicchiere di vino (inevitabilmente italiano, per me il migliore – fino a quando non ce li compreranno tutti, anche i vini -).

MD


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