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L’Italia dovrebbe intervenire militarmente anche a livello unilaterale per riappacificare la propria frontiera sud, la Libya: è urgente un intervento, nell’interesse nazionale e nordafricano

Non passa giorno che in Libya ci sia una strage, morti, degrado umano. Disastro che l’Italia paga con i profughi, oggi il flusso dall’Albania si è invertito, sono gli italiani che varcano l’Adriatico in cerca di fortuna a Tirana (prima studenti universitari  e piccoli imprenditori, più recentemente attori di terzo calibro), tutti a sfruttare un minimo di crescita ed una tassazione del 15% sul reddito senza magagne e difficoltà interpretative, una manna rispetto all’ex Belpaese. Invece la frontiera sud è al disastro: durante la crisi del 2011, durante il golpe a Berlusconi, la Francia e i cosiddetti partners EU hanno sfruttato l’avversione obamiama per il Cavaliere e per gli italoamericani in generale – che sempre hanno messo alla berlina i neri di oltre atlantico – per togliersi i sassolini dalle scarpe. In realtà non eran sassolini, ma vere rocce: eliminando Gheddafi, nell’interese francese con soddisfazione obamiana, si è infiammato il nord Africa, mossa oltremodo assurda e che è già costata la morte di un console USA oltre ad un incancrenimento della sfida al mondo musulmano.

Detto questo per l’Italia fu un vero attacco agli interessi Nazionali, fu il disastro: infatti nel 2008 oltre al quasi defunto (con Obama) zio ricco d’America, l’Italia si accorse che aveva anche il padrino d’Africa, colui che aveva salvato con soldi propri l’unica banca italiana finita nella crisi subprime a causa delle sue controllate austriache e tedesche. Pochi ricordano che l’Italia fu l’unico paese occidentale a non dover far pagare ai cittadini i salvataggi bancari, ancora oggi è così se si eccettuano i Monti bonds, che però sono venuti fuori a valle della crisi del 2011 voluta da una parte della stessa Europa che teoricamente si suppone partner ed oggi non ci permette – o quasi – deroghe al patto di stabilità. Insomma, l’Italia rischiava di diventare un paese di successo, un po’ come nel 1978 a monte del sequestro Moro (l’Italia stava superando gli UK come PIL) e questo dava fastidio. Infatti anche allora non successe, il compromesso storico naufragò in un modo che ancora oggi ai più non è chiaro, certamente ci fu un intervento esterno che lo dinamitò come concluso dal giudice Priore nel libro “Intrigo Internazionale

Ora, la situazione è tale per cui l’operazione Frontex dei miracoli (salvare i profughi che arrivavano ed arrivano in Italia dal fronte sud) l’Italia di fatto se l’è pagata da sola anche a fronte di danni non da lei stessa causati: oggi abbiamo un enorme flusso migratorio che dobbiamo gestire, in Libya c’è un dramma umano e la popolazione è allo stremo, parimenti l’Italia conserva ottime radici ed interessi enormi nel paese dell’ex Rais. Dunque, a fronte di una consuetudine per cui l’intervento nei paesi ex colonie va fatto e governato dai paesi ex colonizzatori (quello che successe nel 2011 fu una eccezione – anzi un’azione impropria -, fatta apposta per andare contro agli interessi italici ed a Berlusconi in particolare, troppo sopra le righe durante il doppio mandato di Bush jr., miglior alleato non anglosassone del colosso americano), oggi l’Italia ha titolo per intervenire!

Vero, bisognerebbe avere l’avallo dell’ONU ma è fuori di dubbio che quanto sta accadendo è una vera e propria catastrofe umanitaria tra Tripoli e Bengazi per cui l’ONU non potrebbe esimersi dall’approvarlo (certamente si opporrebbe solo la Francia ed in parte gli UK, coloro che hanno approfittato del disastro libico impossessandosi di campi ad olio e gas precedentemente inarrivabili per chiunque non fosse italiano). Dunque, ripeto, bisogna intervenire.

Un intervento militare sarebbe per altro giustificato da interessi economici: l’ENI ha enormi giacimenti in sfruttamento in Libya, se si dovesse ricostruire Saipem ed altre aziende private (Salini, Maltauro, Gavio solo per citarne alcune) avrebbe/avrebbero tutte le capacità tecniche ed anche economiche per operare e rimettere in piedi la parte infrastrutturale del paese, in pagamento si potrebbe utilizzare l’oro nero per cui il rischio credito sarebbero zero o quasi. Infatti Saipem all’estero ce la vorrebbero fare vendere, magari al francese di turno. Capita la solfa? Viene il dubbio che alcuni nostri vicini vogliano che il disastro umanitario continui (per impossessarsi meglio e di più dei beni altrui), fortunatamente siamo italiani in questo, che dite?

Insomma, invece di dire cretinate stile Bonafè per televisione sulla crescita che c’è e non c’è stile gioco delle tre carte (dove è la crescita?) non sarebbe meglio prendere il toro per le corna, o anche tirare fuori le palle, e dirigere un intervento riappacificatore in Libya trasformando l’ex colonia nella scintilla per creare occupazione e crescita attraverso l’intervento italiano nella ricostruzione dei disastri fatti dalla guerra? Notasi, le uniche aziende che ancora restano nel paese in guerra sono quelle italiane, le uniche due ambasciate costantemente aperte sono quella italiana e quella ungherese!.

Matteo Renzi dovrebbe ragionare su questo aspetto, certamente chiunque dovesse raggiungere questo obiettivo – Berlusconi di far suo ci riuscì – meriterebbe il rispetto della popolazione italiana. E magari anche di quella del nord Africa.

Mitt Dolcino

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