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L’imposta forfettaria è migliorabile? (di Dario Polini)

Con questo articolo iniziamo una collaborazione con Dario Polini, dottore commercialista, esperto di problemi fiscali. 

 

l Governo ha ipotizzato in questo periodo la possibilità di estendere l’applicazione del regime forfettario aumentando il limite massimo di ricavi annui entro il quale possono aderire piccole imprese, artigiani, commercianti, partite iva, professionisti. Attualmente la normativa fiscale prevede una soglia limite che va da 25.000 a 50.000 euro annui in base all’attività esercitata; si è proposto di alzare questo limite ad euro 100.000,00 . Questi soggetti pagano un’imposta forfettaria del 15% con l’applicazione di specifici coefficienti di redditività senza nulla più versare per Irpef, Iva e Irap (per le nuove aperture è prevista un’aliquota agevolata al 5% per i primi 5 anni); calcolano la contribuzione previdenziale sulla base del reddito forfettizzato e hanno notevoli semplificazioni fiscali in quanto non sono obbligati a presentare lo spesometro, non sono soggetti agli studi di settore, hanno diverse semplificazioni contabili ed inoltre non rientreranno nell’obbligo della fatturazione elettronica in arrivo per il 1° gennaio prossimo (per artigiani e commercianti che aderiscono al regime forfettario è prevista inoltre un’agevolazione Inps, su opzione, che consiste in una riduzione del 35% dei contributi ordinari).

Ad oggi i regimi semplificati contano circa 950.000 contribuenti (dato del dipartimento delle finanze del 31 maggio 2018), si stima che con l’innalzamento del limite dei ricavi potrebbero aderire al regime forfettario circa un milione e mezzo di partite iva.

Questa riforma può essere considerata positiva ma bisognerebbe rivedere anche alcune regole di applicazione del regime forfettario che penalizzano alcuni tipi di attività, ipotizziamo due esempi:

Esempio 1

Un consulente (che non ha una struttura propria) ha generalmente una situazione con più ricavi e pochi costi quindi può calcolare l’imposta al 15% e i contributi previdenziali su un utile forfettizzato ad esempio di euro 23.400 (ipotizziamo ricavi per euro 30.000 coefficiente di redditività al 78%) quindi ha vantaggio ad applicare il regime forfettario.

Esempio 2

Un’attività di vendita ha ricavi ma anche molti costi (soprattutto in fase di apertura) e si può trovare in una situazione di differenza ricavi e costi pari a 0 oppure di perdita (quindi normalmente non sono dovute le imposte e sono dovuti i contributi previdenziali minimi); ma se utilizza il regime forfettario si calcolano le imposte solo sui ricavi forfettizzati quindi ci si trova, per esempio nel caso di un commerciante ambulante, a calcolare imposta e contributi su un utile forfettizzato di euro 16.200,00 (ipotizziamo ricavi per euro 30.000,00 con coefficiente di redditività al 54%) ma se avesse ad esempio ricavi per euro 30.000 e costi per euro 30.000 l’utile sarebbe pari a 0! La possibilità di non dedurre costi può portare anche un piccola impresa a non effettuare investimenti per la crescita perché non ha vantaggi fiscali.

Per le nuove attività (o per chi investe) non è da sottovalutare anche l’impatto della mancato recupero dell’iva a credito sulle fatture di acquisto (che con il regime forfettario viene persa) ma che normalmente in una situazione ordinaria rileva spesso un credito iva (dato dalla differenza dell’iva sugli acquisti rispetto a quella sulle vendite) che può essere richiesto a rimborso o soprattutto compensato (per esempio con i contributi Inps) e che nella pratica, soprattutto nelle fasi di avvio attività in cui spesso manca liquidità, si rivela spesso necessario (se non vitale).

Quindi, occorre valutare soprattutto in fase di avvio attività o ad inizio anno in fase di passaggio al regime forfettario se conviene applicarlo o meno e non sempre è facile perché sappiamo che l’andamento di un’attività nel corso di un anno può dipendere da molti fattori.

La soluzione per dare un grosso aiuto ad un numero elevato di partite iva, oltre ad aumentare i limiti di ricavi annui per aderire al regime forfettario potrebbe, essere quella di riaprire alla possibilità di applicare il sistema del vecchio regime dei minimi sul quale si calcolavano le imposte (e i contributi previdenziali) sull’utile effettivo e l’iva sugli acquisti può essere portata a costo, solo per alcune attività che come abbiamo visto possono risultare penalizzate.

 

 


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